Racconto di Mike Papa
RaccontiConFotografia
La luce dei fari abbaglianti illuminò il candore dei grossi fiocchi di neve che cominciavano a cadere.
Ci mancava solo questa, pensò Alberto.
Già non amava guidare, di notte meno che meno. Con la neve, poi…
Rallentando buttò uno sguardo allo specchietto retrovisore: la luce dei lampioni scivolava sulla bara lucida, creando riflessi ipnotici.
«Beata te che ti sei lasciata dietro tutti i problemi di questo mondo», disse ad alta voce pensando alla vecchia distesa sul raso rosso.
Quasi come risposta, la bara sussultò al contraccolpo di una buca.
Quando vide l’insegna dell’Autogrill, Alberto consultò l’orologio: quasi le quattro.
Aveva tutto il tempo per un caffè, le esequie erano previste per le undici e anche procedendo con cautela in mezzo alla bufera che si era scatenata sarebbe arrivato puntuale.
All’interno del Punto Ristoro c’era una mezza dozzina di persone, quella fauna eterogenea che non si capisce mai cosa ci fa in giro a quell’ora della notte, oltre a trasportare una bara dal luogo del decesso a quello del funerale.
Alberto si appoggiò al banco e ordinò un espresso.
La donna che gli si avvicinò ebbe il potere di scuotere i suoi nervi più di qualsiasi caffeina.
Era così bella che in un primo momento credette fosse solo frutto della sua immaginazione.
Vestita elegante con un abito nero, senza maniche e scollato, come reduce da una festa d’alto bordo.
I guanti fino al gomito e il piccolo neo sul labbro superiore contribuivano a renderla ancora più attraente, di un fascino da diva degli Anni Ruggenti.
«Ci voleva proprio una sgranchita di gambe, vero?» gli domandò quando fu a meno di venti centimetri di distanza.
Il suo profumo era abbinato a tutto il resto.
«Ci conosciamo?» fu la stupidaggine che riuscì a confezionare quando riprese a respirare.
«No, non credo. È un problema?»
«Nessun problema. Posso offrirti un caffè?»
«No, grazie, sto bene così. Ma tu fai con comodo.»
«Come mai in giro a quest’ora?»
«Sto tornando a casa, dopo tanto tempo.»
Il bel volto si rabbuiò per un istante, poi il sorriso lo rischiarò di nuovo.
Alberto stava per dire qualcosa ma il telefono gli vibrò nella tasca della giacca a vento.
Lesse il nome Giulio sul display.
«Scusami», disse, «devo rispondere.»
La donna fece un cenno di assenso.
Lui si alzò e cercò un po’ di privacy.
«Ma tu non dormi mai?» chiese al suo capo.
«Mi hanno svegliato dieci minuti fa. Non potevano aspettare, porca puttana.»
«Oh, poverino, chi è stato?»
«Ma tu sei arrivato? Non penso, no?»
«Macché, mi ci vorranno ancora quattro, cinque ore. Qui nevica come in Alaska.»
«Be’, prenditela comoda, il funerale è rimandato a domani. Hanno deciso di fare una specie di veglia, da quello che ho capito. Dovevano dirmelo alle quattro di notte, non potevano aspettare. Questi villani arricchiti sono convinti che tutti pendano dalle loro labbra.»
«E io che faccio un giorno intero?»
«Ti trastulli. Quando arrivi devi portare la bara a un nuovo indirizzo. Hai da scrivere?»
«Un attimo.»
Tornò al banco e chiese a gesti una penna al barista. La sua nuova amica non c’era più.
Sarà andata alla toilette, pensò.
«Spara», disse quando ebbe in mano la Bic e un tovagliolino di carta.
Il capo gli diede le coordinate.
«Scarichi il pacco, ti riposi quanto vuoi e torni a casina. D’accordo? Ora mi rimetto a letto, tanto non dormirò più di sicuro. Speriamo almeno che Anna non abbia il mal di testa anche stanotte. Augurami buona fortuna.»
«Sì sì, ci sentiamo.»
Che poteva fare?
Restare lì a scambiare due chiacchiere con quella donna sensuale, oppure rimettersi in viaggio, arrivare a destinazione, liberarsi del “pacco” e riposarsi in qualche hotel.
La prima ipotesi gli sembrò molto più invitante.
Magari, chissà, poteva finire che in quell’hotel non ci andasse da solo.
Aspettò che la ragazza tornasse dalla toilette mentre il locale si svuotava.
Dopo un tempo che gli parve esagerato domandò al barista se avesse visto la donna uscire.
No, non aveva visto nessuna ragazza.
Da dietro i vetri diede un’occhiata al parcheggio.
Vuoto, a eccezione del suo carro funebre e di un camion enorme.
Dubitava che una signora di quello stampo guidasse un mostro del genere.
Vabbè, mi ha piantato in asso, il mio fascino stavolta non ha funzionato.
La nevicata era stata intensa ma breve, lasciando sull’asfalto solo pochi centimetri già in via di scioglimento.
A est si cominciava a vedere il chiarore del sole, quindi Alberto prese la sua decisione.
Bevuto un altro caffè si rimise in viaggio.
Arrivato a destinazione trovò tre colleghi locali che l’aiutarono a scaricare la bara e portarla in casa.
Un’ampia camera era stata addobbata per l’occasione con un catafalco circondato da iris, gladioli e orchidee.
Gli stessi fiori adornavano anche una grande fotografiache ritraeva la defunta.
Vedendolo interessato una parente o chi per lei spiegò ad Alberto che era uno scatto di almeno cinquanta anni prima, ma che Olga lo adorava così tanto che avevano deciso…
Ma lui non sentiva niente, imbambolato a bocca aperta davanti alla foto a osservare quell’abito nero scollato, quel neo sul labbro…
A guardare negli occhi la ragazza dell’Autogrill che gli sorrideva da dentro la cornice.
-°-
https://www.amazon.it/Nocturna-Suggestioni-dincubo-Mike-Papa-ebook/dp/B085MPJTTQ
https://www.amazon.it/Bianco-liscio-piombo-Mike-Papa/dp/886281447X
https://www.amazon.it/Decalogo-Semplice-Mike-Papa/dp/1979406979
Scrivi un commento