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LA CENA PRIMA DELLA QUARANTENA

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Racconto di Maria Francesca Cantacessi

(Seconda pubblicazione – 3 aprile 2020)

 

Quel sabato era stato pianificato da almeno un mese. -Venite tutti da me?  ci aveva invitato Luisa, con un messaggio su whatsapp, verso la fine di gennaio, l’invito era per sabato 15 febbraio! “Finalmente un sabato con le mie amiche di sempre”, pensai!
Era da un po’ che non ci vedevamo, infatti a Natale l’incontro era saltato. Avevamo la nostra chat e tutti i giorni ci salutavamo con fiori e cuoricini, noi le eterne ragazze nate negli anni 60. Tanti sogni nella testa, tanta voglia di cambiare il mondo, come i quattro amici al bar, della canzone di Gino Paoli, ma niente di fatto nella realtà. Ognuno di noi aveva avuto la sua vita, marito, figli, mentre la bella Lucia, tanto corteggiata, con i suoi lunghi capelli neri e gli occhi chiari, aveva scelto la vita da single; viveva in una bella casa con il giardino e i suoi gatti. C’eravamo perse di vista per un po’, ma come si fa a perdersi di vista in un paese di provincia del sud? Però da quando ci siamo ritrovate, da un paio di anni anche di più, non ci siamo più lasciate!
– Che facciamo? Portiamo i mariti? – Dai, si è sabato dove li lasciamo?   Risate generali con faccine che scoppiano dal ridere.
Mi piace stare insieme alle mie amiche di sempre, non devo fare delle cose speciali per divertirmi, né devo fingere che mi piaccia tutto; esprimo con sincerità le mie opinioni e raramente mi sento così a mio agio con la gente! Come potrebbe essere diversamente, conoscono tutto di me. Vita e miracoli! Abbiamo attraversato insieme un quarto di secolo.
Non vedevo l’ora di passare una serata insieme a loro.
La mattina del sabato prestabilito era stata abbastanza impegnativa e tra la palestra, la spesa, i ragazzi, la casa, la giornata era volata via. Avevo comprato una bottiglia di vino rosso, quello che mi piaceva per festeggiare il nostro incontro.
-Ci siete? aveva scritto su whatsapp Luisa alle 20.30! Tutte avevamo risposto all’appello: – eravamo sulla strada e stavamo per arrivare -.
Beh… la casa di Luisa è nello stesso paese dove viviamo quasi tutte, meno Giulia, che abita un po’ più distante. In pochi minuti comunque eravamo tutti dietro la porta! Ripensando a quel sabato, mi rendo conto solo adesso che abbiamo fatto tutto quello che in questi giorni ci è stato vietato: abbracci, baci e strette di mano! Chi poteva mai immaginare che dopo qualche giorno da quella sera i nostri gesti di affetto e di amicizia sarebbero diventati un “reato!”
La cena fu squisita, il marito di Luisa è un cuoco sopraffino, ci fece mangiare benissimo. Presto il vino e la nostra amicizia ci scaldò il cuore. In quella tavernetta, quel sabato sera, ritornammo ragazzine e i ricordi struggenti degli anni della nostra adolescenza ci fecero gioire, ridere, divertire, ci prendemmo in giro per le tante avventure che avevamo condiviso e per le ca**ate che avevamo fatto. La strana atmosfera che ci avvolse ci dette l’impressione di essere tornati indietro, come nel ventre di una madre, avvolti in un liquido caldo, dove il tempo non aveva più valore e il passato si confondeva con il presente. Mi sentii coccolata e al sicuro, una sensazione molto piacevole. La serata volse al termine, purtroppo, a me sembrò troppo presto, “come tutte le più belle cose durasti solo un giorno come le rose” cit. De Andrè.
Nessuno voleva tornare sulla terra e ritardammo i saluti per un bel po’, parlammo anche del malefico virus che veniva dalla Cina che stava facendo strage e per demonizzare la paura ci prendemmo in giro!
Nulla ci faceva presagire che quella sarebbe stata l’ultima volta che avremmo potuto incontrarci, l’ultima volta che ci è stato permesso di abbracciarci! Eppure era così normale e scontato! Dopo quella cena hanno vietato gli assembramenti, la nostra vita sconvolta per sempre. Nulla sarà più come prima! Dopo circa 15 giorni da quella cena le nostre vite “fulminate”, tutto si è cristallizzato, come nella favola della Bella Addormentata quando tutto il regno si addormentò con lei e ognuno si fermò, colpito, mentre svolgeva un’attività! Una pandemia avrebbe spazzato tutti i nostri progetti futuri! Ed io penso ancora a quel sabato sera sospeso come una bolla di sapone tra lo spazio e il tempo.

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