Racconto di Fabio Losacco

(Seconda pubblicazione)

 

Alfredo aveva preso l’ultima rosa rimasta prima che il banco dei fiori di Piazza Santo Ambrogio chiudesse e che avrebbe regalato a Marisa appena arrivato da lei.

Si conoscevano fin dai tempi delle scuole medie ma non erano invecchiati insieme perché lei aveva iniziato quasi subito a fare quello che allora veniva chiamato con disprezzo” il mestiere”, mentre lui aveva fatto ragioneria, si era sposato, aveva lavorato e, alla fine, era rimasto vedovo e solo.

Era stato allora che l’aveva ritrovata mentre passeggiava nel centro di Firenze con indosso una pelliccia e i capelli di un colore rosso acceso.

Appena visti si erano immediatamente riconosciuti e lui si era sentito fiero quando lei gli aveva detto di non trovarlo cambiato per nulla.

Certo Alfredo sapeva riconoscere le bugie, ma quella detta da Marisa gli aveva ugualmente riempito il cuore di gioia.

Avevano parlato e lei, a un certo punto, abbassando voce e occhi, gli aveva detto che “lavorava ancora” e lui, sapendo bene cosa questo significasse, le aveva risposto solo con un sorriso obliquo.

Marisa era ancora bella, soprattutto ai suoi occhi che l’avevano tanto ammirata quando erano ragazzi e tutta la classe moriva per quella ragazza diventata subito donna e che sotto la camicetta aveva un seno impossibile da nascondere.

Appena arrivato aveva suonato il campanello e la donna, aprendo la porta, gli aveva regalato il suo miglior sorriso.

Era truccata con cura e senza eccessi e i suoi occhi brillavano ancora del solito verde smeraldo, nonostante la ragnatela di rughe finissime che ora li circondavano.

Lei lo fece accomodare dopo avergli deposto un bacio lievissimo sulle labbra, uno di quelli che le ragazzine danno ai ragazzini per concedere qualcosa che non sia né troppo né poco e lui si sentì felice come non gli capitava da tempo.

Marisa era vestita semplice ma, come da ragazza, portava tutto con estrema eleganza. Lui appoggiò sul tavolo le due bottiglie di vino e il dolce che si era fatto confezionare, ma quando lei mise la sua rosa in un piccolo vaso la vide così mal ridotta da sentirsi in imbarazzo.

La tavola era stata imbandita con cura e il gatto che Marisa aveva adottato dormiva tranquillo sulla poltrona davanti alla TV.

Seduti, parlarono a lungo dei vecchi tempi e allo scadere della mezzanotte brindarono al Natale che era appena arrivato.

Erano tutti e due quasi ubriachi e Marisa rideva per ogni sciocchezza che lui diceva.

Proprio come faceva da ragazza.

“Quando ride è ancora bella come allora” si disse Alfredo, ma a parlare non erano i suoi occhi.

Lei gli prese la mano e gliela strinse forte. Non lo aveva mai fatto prima e quella sensazione gli piacque moltissimo.

Poi si alzò per preparare il caffè e portò in tavola diverse bottiglie di grappa e liquori.

“Ma sei piena di superalcolici!” disse Alfredo ridendo.

“Un mio cliente me li regala in continuazione” disse e quella frase lo fece sentire triste, ma cercò di non mostrarlo.

“Mi sa che siamo tutti e due un po’ brilli” disse allora provando a cambiare discorso.

Lei annuì.

“Forse è meglio che vada perché si è fatto tardi.”

In silenzio lei gli prese di nuovo la mano e se la portò al petto.

“Se vuoi puoi dormire qui da me. Mi farebbe molto piacere.”

Alfredo rimase in silenzio incredulo di ciò che Marisa gli aveva appena detto, poi annuì.

“Anche a me farebbe molto piacere.”

Un altro momento di silenzio, poi prese coraggio.

“Lo desidero da quando eravamo ragazzi!” Disse tutto d’un fiato e arrossendo come si fosse addormentato al sole.

Marisa rise e ad Alfredo parve meravigliosa a dispetto degli anni trascorsi.

“L’ho sempre saputo. Lo capivo da come mi guardavi e sudavi quando ti venivo vicino!”

Anche lei aveva parlato tutto d’un fiato, perché quella era la notte di Natale che portava i doni ai bimbi e agli adulti confessioni di antichi segreti.

“Sei stato un fesso perché mi sei sempre piaciuto tanto e saremmo potuti stare assieme. E anche stasera se aspettavo te…”

Alfredo si alzò sentendo le gambe tremargli, le andò vicino e la baciò, gustando il sapore delle sue labbra e la piacevole fragranza della sua lingua. Tutti e due chiusero gli occhi in quel momento, proprio come fanno i ragazzi.

E gli innamorati.

Quando si erano ritrovati avevano pensato di aver ormai lasciato passare troppi anni ma quella notte il tempo trascorso non pareva più essere così tanto.

Dormirono assieme e fecero l’amore, come si fa tra persone anziane, con più tenerezza che passione, con più dolcezza che eccitazione.

La mattina dopo, quando il gatto di casa come sempre saltò sul letto, rimase sorpreso trovando la sua umana abbracciata con qualcuno.

Nessuno rimaneva mai a dormire in quella casa, ma era Natale e tutti avevano diritto al proprio regalo.

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