Racconto di Fabio Piana

(Prima pubblicazione)

 

Uno specchio rideva davanti al suo interlocutore.

Niente domanda da strega di Neve.

Solo un volto decrepito che chiedeva pietà.

Pietà per il suo stato indecoroso.

L’età brucia il corpo e deteriora la mente.

Ma la si può eludere.

Anni prima l’uomo aveva abusato di uno e dell’altra.

«Cosa posso fare?» chiese l’uomo allo specchio.

«Niente. Ha ingurgitato troppe scorie. La bellezza non fa sconti», rispose lo specchio.

«Ma tu hai il potere.»

«E mica lo do a te gratuitamente.»

«Cosa vuoi in cambio?»

«Una vergine.»

«Vuoi il suo sangue? E dove la trovo?»

«No. Voglio il suo corpo. Sai benissimo dove trovarla. È la tua vicina di casa. Vergine. Bella. Perfetta.

Portamela. E in cambio ti darò l’eterna giovinezza.»

«Ma le voglio bene. È una mia amica!»

«Il tempo non ha tempo. E tu hai le ore contate.

Decidi.»

L’uomo non rispose.

Uscì di casa.

Il vento ululava fra gli alberi.

Si avviò verso la casa della ragazza.

La trovò intenta a stendere i panni.

Lei lo vide. Gli sorrise.

Il tempo di uno scambio di battute. Il tempo di una piccola distrazione.

E di una piccola botta in testa.

Quel tanto che porta allo svenimento.

«Eccola», disse l’uomo posando il corpo della ragazza di fronte allo specchio.

«Bene. Avvicinala.»

L’uomo prese in braccio la ragazza e la portò all’altezza dello specchio.

Questione di secondi per compiere il rituale.

Ma il rituale può ingannare.

Una forza spalancò porte e finestre di casa.

L’uomo non capiva.

Lo specchio allungò le sue mani di demone e risucchiò l’uomo dentro di sé facendo ricadere la ragazza al suolo.

Quest’ultimo ebbe il tempo di lanciare un grido e chiedere perché.

“Perché…? Ho rispettato i patti. Mi sono portato via la vecchiaia!»

Lo specchio ghignò e scomparve lasciando il suo posto a una parete vuota e muta.

Sul suolo la giovinezza riaprì gli occhi.

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