Di Otis – redazione

(14 marzo 2021)

 

 

Il pensiero è un bene precipuo, intoccabile, intimo, segreto e appartiene solo a chi lo formula.

Il pensiero è un bene esclusivo, unico a volte inesprimibile per la complessità e per la segretezza delle connessioni da cui è generato.

Il pensiero è l’espressione della capacità razionale, si formula sulla base delle conoscenze linguistiche, delle esperienze acquisite, andando così a costituire il piano logico di riferimento. Si genera da un livello a volte privo di logica, per così dire intuitivo e/o percettivo e, quindi, rappresentativo di un’entità inconoscibile completamente slegata dai processi cerebrali da cui, secondo la neuroscienza, si origina la coscienza.

A volte è criptico e rinvia a percezioni inconsce, a esperienze sommerse, a concetti seppelliti nella memoria e nel codice genetico.

La sua genesi è uno dei più grandi misteri.

La parola è espressione del pensiero. La scelta dei termini che si utilizzano per esprimere un pensiero avviene attraverso un meccanismo di cui non siamo consapevoli. È un oscuro processo determinato dalla memoria e dalla propria capacità di elaborare le esperienze, le informazioni, ma generato e rappresentativo anche dalla dimensione del proprio mondo interiore.

Malgrado non si conosca la sostanza da cui si origina, gli studi e la ricerca scientifica hanno messo in luce la possibilità di condizionare il pensiero utilizzando strumenti manipolativi, creando bisogni indotti, confezionando le risposte a tutti gli interrogativi che sorgono spontanei nell’esplorazione esistenziale.

E laddove il mistero della vita si fa più fitto si ricorre alla cieca fede religiosa: l’integralismo ne è la prova.

A farne le spese è l’intelligenza, mortificata nella sua potenzialità, limitata nella capacità creativa, assoggettata al disbrigo di attività elementari, privata della capacità critica.

Così l’uomo diventa l’espressione di un pensiero … “unico” nel conformarsi a uno schema esistenziale precostituito. Così anche la parola e la capacità di comunicazione viene limitata dall’esercizio manipolativo messo in atto.

Le parole sono al servizio del pensiero.

L’impoverimento del linguaggio è il sintomo inequivocabile dell’impoverimento complessivo della natura umana sia nei termini di capacità razionale sia dal punto di vista della capacità empatica.

La difficoltà emerge evidente nella comunicazione.