Articolo di Adelina Campagnari

 

 

Sono quasi sempre grandi, per non dire imponenti – lontane dal frastuono sovrane del silenzio.

Vivono così le antiche dimore, avide di solitudine.

Trascorrono i lustri della loro dimenticata esistenza ospitando uggiose e schive creature – parlano con voce stridente, respirando improvvisi aliti di vento, spalancano cadenti vetrate, sospiri e grida di inquietanti presenze animano il cuore di queste viete residenze.

Difficile raggiungerle, le devi cercare le devi trovare in preda a richiami ancestrali, spesso appaiono in sogno o ne senti parlare in fredde e lunghe notti invernali, quando vento e tempesta, di buono non portano niente.

Sono anime complicate, mai sciatte o banali, nessuna è uguale ad un’altra perché ognuna ha vissuto la sua storia e vive il suo ritiro con altezzoso orgoglio.

Le nobili mura possenti affondano in profonde radici, fondamenta di rigogliose e frondose foreste, madri di antichi ricordi e perduti fasti.

Vivono e vivranno sempre negli occhi di chi le vede, le loro storie domineranno i brividi di chi sente, lo spirito di chi le ha vissute.

Non è per tutti amare una dimora inquietante, un po’ ti deve assomigliare – ti devi ritrovare negli anfratti delle sue minacciose stanze, curiosa di scoprire cosa nasconde perché non sempre gli occhi vedono la realtà – spesso ciò che si coglie è l’apparenza squallida della verità per tutti.

Incantevole è conoscere e amare una dimora inquietante-spingersi oltre l’impenetrabile e ingannevole gelatina del visibile che mostra senza illuminare.

La sostanza si trova oltre il tempo, la materia è fatta di storia, di vita di voci e sentimenti che solo chi ascolta può accogliere.

L’Austero fascino di chi ha sempre qualcosa da dare – solo il viandante curioso ed intelligente che impavido affronta le irte difese di spine e mangrovie potrà aprire il suo cuore.