Racconto di Philippe Delerm

 

Philippe Delerm, nato nel 1950 nel Sud-est della Francia, vive in Normandia. E’ professore di lettere e scrittore, autore di svariate opere, alcune per l’infanzia.

 

 

 

Si potrebbe quasi…
“Si potrebbe quasi mangiare fuori”
Quello che conta è il “quasi”, è il condizionale.
A tutta prima sembra una pazzia.
Siamo all’inizio di marzo, abbiamo avuto una settimana di pioggia.
E poi, da stamani, è spuntato il sole, con una intensità smorzata, una forza tranquilla.
Il pranzo è pronto, la tavola apparecchiata.
Ma anche dentro tutto è cambiato.
La finestra socchiusa, i rumori di fuori, una leggerezza nell’aria.
“Si potrebbe quasi mangiare fuori”
La frase arriva sempre nello stesso istante.
Proprio prima di mettersi a tavola, quando sembra troppo tardi per sovvertire il corso del tempo, quando l’antipasto sta già sulla tovaglia.
Troppo tardi? Il futuro lo decidi tu.
Forse sarai così pazzo da precipitarti fuori, a passare lo straccio sul tavolo del giardino, a suggerire maglioni, a canalizzare l’aiuto che ciascuno offre con brio maldestro.
Oppure ti rassegnerai a mangiare al caldo: le sedie sono troppo bagnate, l’erba così alta…
Poco importa. Quello che conta è il momento della frase. Si potrebbe quasi…
È bella la vita al condizionale, come nell’infanzia:
“Potremmo fare così: tu sei…”
Una vita inventata che prende in contropiede le certezze.
Una vita quasi: l’aria fresca a portata di mano.
Una fantasia modesta, una ventata di saggia follia che cambia tutto senza cambiare niente…
Talvolta diciamo: “Si sarebbe quasi potuto…”
Questa è la frase triste degli adulti che hanno mantenuto in equilibrio sul vaso di Pandora solo la nostalgia. Ma ci sono delle volte in cui cogliamo il giorno nel momento fluttuante delle possibilità, nel momento delicato di un’esitazione onesta, senza orientare in anticipo il giogo della bilancia.
Ci sono giorni in cui si potrebbe quasi… “.