Racconto di Alberto Moravia 

 

Col caldo anche i caratteri si scaldano: ma per il ricco è un’altra cosa…
Con l’estate, forse perché sono ancora giovane e non mi sono ancora adattato al fatto d’essere marito e padre di famiglia, mi viene sempre  la voglia di fuggire.
D’estate, nelle case dei ricchi, si chiudono le finestre alla mattina e l’aria fresca della notte rimane nelle stanze ampie e oscure, dove,  nella penombra, brillano specchi, pavimenti di marmo,  mobili lucidati a cera.
Tutto è a posto, tutto è pulito, ordinato, nitido; perfino il silenzio è un silenzio fresco, riposante, buio.
Se poi hai sete, ti portano su un vassoio una bella bibita gelata, un’aranciata, una limonata, dell’altro, un bicchiere di cristallo in cui i blocchetti di ghiaccio, a rimescolarli, fanno un rumore allegro che da solo ti rinfresca.
Ma nelle case dei poveri le cose vanno diversamente. Col primo giorno di caldo, l’afa entra nelle tue stanzette affogate e non se ne va più via.
Vuoi bere ma dal rubinetto, in cucina, viene giù un’acqua calda che pare brodo. In casa non ti puoi più muovere: sembra che ogni cosa, mobili, vestiti, utensili, si sia gonfiata e ti caschi addosso.
Tutti stanno in maniche di camicia, ma le camicie sono sudate e puzzano. Se chiudi le finestre, soffochi perché l’aria della notte non ce l’ha fatta ad entrare in quelle due o tre stanze dove. dormono sei persone; se le apri, il sole t’inonda e ti pare d’essere in strada e tutto sa di metallo bollente, di sudore e di polvere.
Col caldo, anche i caratteri si scaldano, voglio dire diventano litigiosi: ma il ricco, se gli gira, prende e se ne va in fondo all’appartamento, tre stanze più in là; i poveri, invece, rimangono davanti ai piatti unti e ai bicchieri sporchi, naso a naso; oppure debbono andar via di casa.

L’inverno e l’estate sono evidentemente due stagioni… classiste, tanto netta è la distinzione che esse fanno fra ricchi e poveri, fra le case ben protette e riscaldate dei primi nella stagione fredda (che sono anche le più arieggiate e ombreggiate sotto la sferza del solleone) e le umili dimore degli altri, che a volte sono semplici baracche, o piccole e vecchie stanzucce senza sole dove dominano i gelidi spifferi dei venti invernali e nelle quali d’estate regnano l’afa e l’aria stagnante, maleodorante, come accade nei locali sovraffollati.