Racconto di Dino Buzzati

 

Nel giardino della villa Reale la Croce Viola Internazionale organizzò una grande caccia all’uovo riservata ai bambini minori di dodici anni. Biglietto, ventimila lire.

Gilda Soso, cameriera, vuole portarvi sua figlia Antonella, ma non ha i soldi. Così la veste meglio che può, indossa una cuffia da nurse e, approfittando di un momento di confusione, entra nel parco senza pagare il biglietto.

Parte la caccia al tesoro: i bambini devono trovare le uova nascoste sotto mucchi di fieno, ma alla piccola Antonella i bambini dei signori mettono soggezione. Corre di qua e di là, ma non prende niente, e quando sta per prendere qualcosa, glielo fregano.

Finita la caccia, Antonella rimane a mani vuote e le si avvicina una bambina che a fatica riesce a portare tutte le uova che ha trovato.

“Hai trovato niente tu?” chiede ad Antonella e le offre una delle sue uova, una di quelle più piccole, di cartone. Ma si avvicina subito la mamma che le chiede per quale motivo ha offerto un uovo a un’altra bambina.

“Non gliel’ho dato, è lei che me l’ha preso” risponde pronta la bambina.

“Non è vero!” ribatte Antonella, ma ormai è troppo tardi. Si avvicina una dama della Croce Viola che vuole andare fino in fondo al “crimine” e inizia a interrogare Antonella. A un certo punto si avvicina la madre e la dama scopre che non ha il biglietto. Così toglie l’uovo dalle mani della bambina e invita la madre a uscire, con la figlia.

La bambina rimase là impietrita e sul faccino stava scavato un tale dolore che il cielo del mondo intero cominciò a ottenebrarsi.

Mentre la dama se ne va con l’uovo, Gilda esplode per tutte le umiliazioni, le rabbie, i patimenti subiti negli anni e si mette a urlare, coprendola di parolacce. La gente intorno si scandalizza, Antonella piange, ma Gilda è ormai fuori di sé. Arrivano due agenti, che la trascinano fuori, ma lei urla, si divincola. La caricano sul furgone della polizia e la dama della Croce Viola afferra Antonella: “Adesso tu vieni con me. Gliela farò dare io una lezione, alla tua mamma”.

Nessuno si ricordò che in certi casi l’ingiustizia patita può sprigionare una potenza spaventosa.

“Crepa tu per prima!” dice la Gilda alla dama, e questa si affloscia esanime a terra. Stessa cosa accade con i poliziotti. La gente si ritrae terrorizzata e Gilda prende per mano Antonella e se ne va.

Intanto arrivano i rinforzi: polizia, ambulanze, pompieri. Gli agenti la circondano, ma Buzzati scrive: Era una mamma offesa e umiliata, era una forza scatenata della natura e non c’è verso di fermarla.

Gilda raggiunge la sua casa e la polizia la circonda. Le viene intimato di uscire e consegnare la bambina, ma la Gilda si affaccia al balcone: poche parole incomprensibili bastano per fare arretrare gli agenti. Arrivano i soldati con i carri armati, ma basta un grido per farli rovesciare. Allora interviene l’ONU, la città viene evacuata e iniziano a bombardare la casa, ma le bombe scoppiano tutte a mezz’aria, senza raggiungere l’obiettivo. Allora tentano di prenderla con la fame e la sete, ma neanche questa manovra riesce, perché misteriosamente il camino continua a emettere il suo fiato di fumo, segno che la Gilda stava cucinando.

E allora i generalissimi decidono l’attacco finale, ma basta che la Gilda si affacci al balcone urlando “Basta!” che i carri armati si sgretolano, trasformandosi in mucchi di ferraglia.

Finalmente il segretario generale dell’ONU capisce che è una battaglia persa e alza bandiera bianca. La Gilda lo invita a entrare. Lui le chiede quali sono le condizioni per la pace. La Gilda gli offre un caffè e dice: “Voglio un uovo per la mia bambina “.

Dieci camion si fermarono dinanzi alla casa. Ne furono scaricate uova di ogni dimensione, di fantastica bellezza, affinché la bambina potesse scegliere. Ce n’era perfino uno d’oro massiccio tempestato di pietre preziose, del diametro di trentacinque centimetri.

L’Antonella ne scelse uno piccolo, di cartone colorato, uguale a quello che la patronessa le aveva portato via.