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L’UOMO FORTUNATO

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Racconto di Sergio Bissoli

 

 

Una sera di giugno mentre percorro il lungofiume, decido di andare a trovare un mio compaesano che si è stabilito qui ad Angiari da quasi dieci anni.

La storia di Michele è singolare: da giovane era un pittore squattrinato. Uno zio morendo gli ha lasciato una eredità e lui ha comprato una vecchia casa in campagna circondata da molto terreno, l’ha restaurata, si è sposato, ha due figli e adesso fa il floricoltore.

Trovo Michele in giardino e mi accoglie con molta simpatia. Dopo i saluti vuole sapere le novità del mio paese ed io gli racconto quel poco che so.

Intorno a noi ci sono tigli profumatissimi, magnolie. In mezzo alle aiole fiorite con margherite, dalie e petunie, ci sono fontane con zampilli d’acqua, statue di veneri nude.

“Quando sono arrivato qui io, non c’era niente; ho piantato gli alberi e fatto tutto il resto” spiega Michele.

Passeggiando ci avviciniamo alla sua abitazione. La casetta sembra un nido per gli amanti: piccola, di mattoni con tende di pizzo alle finestre e grossi comignoli sul tetto.

“Vieni, ti mostro l’interno.”

Anche l’interno è piacevole; viene voglia di trascorrere tutta una vita in quella saletta con le grosse travi sotto il soffitto, il camino con davanti le poltrone e il tavolinetto a scacchiera con le bottiglie di whisky.

“Vuoi bere qualcosa? Preferisci whisky scozzese, rhum giamaicano ”

“No. No, grazie. Sarà per un’altra volta. Adesso fa caldo e preferisco stare all’aperto.”

Usciti fuori mi fa vedere il suo orto, con file di pomodori, cetrioli, peperoni, patate Più in fondo ci sono gli alberi da frutta e poi il vigneto.

“Qui faccio tutto io. Zappo, semino, curo, innaffio, poto C’è da faticare parecchio, credimi; lavoro dal mattino fino a sera tardi, ma sono contento” spiega Michele.

Dentro i recinti ci sono i cani, le oche, le galline

“Che meraviglia! Caro Michele complimenti! Hai creato il paradiso terrestre qui con le piante, gli animali e tutto il resto. Sei davvero un uomo fortunato!”

Lui fa una espressione dubbiosa:

“Anche qui ci sono i problemi, non sapevi? Il melo ha gli afidi e domani dovrò dare l’antiparassitario e anche al susino ”

Restiamo a chiacchierare nel cortile seduti sulle panche di pietra accanto ai cespugli di mirtilli. Intanto i bambini giocano; il più grandicello è molto vivace e combina guai ogni minuto: rovescia i vasi, calpesta le aiole, apre il portone per uscire in strada, e il padre deve intervenire ogni volta.

Esce di casa la moglie e sgrida il marito perché ha sporcato di terra il tappeto in saletta. È ingrassata dall’ultima volta che l’ho vista. È una bellezza sfiorita che parla al marito con modi nervosi, quasi isterici.

Quando rientra in casa sbattendo la porta Michele commenta:

“Ah, le donne! Penso che le ha fatte il diavolo.”

“Ma l’hai scelta tu quella donna.”

“Sì, ma a volte diventa insopportabile, come tutto il resto.”

“Come? Non sei contento delle scelte che hai fatto? Hai voluto tu tutto questo.”

“Oh no; io ho fatto delle scelte, è vero, ma non sapevo di arrivare fino qui. Le mie scelte giovanili hanno avuto molte conseguenze e la vita di adesso è il risultato di quelle conseguenze. ”

“Capisco. Hai amato una donna e come conseguenza ti è arrivato un figlio, l’obbligo di mantenere una famiglia ”

“Sì e molte altre. Ad esempio: quest’anno dovrò mandare mio figlio a scuola, comprare libri, cartelle, quaderni Non ho scelto io di fare queste cose, ma dovrò farle.”

A questo punto gli faccio una domanda pungente, una domanda cattiva che faccio solamente alle persone che si sono realizzate:

“Se tu avessi ancora venti anni, se dovessi ricominciare tutto dall’inizio, rifaresti ancora queste scelte? Sceglieresti ancora lo stesso lavoro, la stessa moglie, la stessa vita?”

Michele è diventato improvvisamente serio; poi risponde:

“No. Oh no. Io sceglierei di diventare artista. Vorrei una vita dedicata interamente all’Arte. Da giovane mi piaceva fare il pittore.”

Rimango sbalordito. Vorrei dirgli che se avesse intrapreso la vita di artista, adesso rimpiangerebbe di non avere una casa, un lavoro, una moglie, dei figli, ma non dico niente e rimango silenzioso.

Su questa terra l’uomo non è mai felice.

Qualunque cosa possegga, qualunque impresa realizzi, l’uomo rimpiange e desidera sempre le cose che non ha.

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