Racconto di Anna Giordano

 

 

Giunse alla fermata del bus affannata. Maria, non poteva mancare certo l’appuntamento che aveva atteso da anni. Salì sul bus che l’avrebbe portata in meno di mezzora al centro. Finalmente avrebbe incontrato la persona che l’aveva messa al mondo.

Maria viveva dall’età di due anni, con la famiglia che l’aveva adottata. Non che si trovasse male, anzi, era amata e coccolata da tutti, ma il suo pensiero rincorreva sovente il desiderio di conoscere il perché del suo abbandono da parte di colei che le aveva donato la vita.

Era riuscita tramite internet ed alcuni suoi amici a rintracciare sua madre naturale che viveva a cinquanta chilometri dalla città in cui abitava. Senza far parte delle sue intenzioni alla famiglia adottiva, era riuscita a scrivere a sua madre numerose mail supplicandola d’incontrarla, lei, anche se reticente, aveva accettato…

Se ne stava nel suo angolo in fondo al bus Maria. Immersa nei pensieri, immaginando su come avrebbe affrontato sua madre, se l’avesse riconosciuta perché magari le somigliava, oppure se l’avesse abbracciata o solo guardata, quale sarebbe stata la sua reazione nel vederla…? Immersa nei vortici dei suoi pensieri fu distolta da una signora che le domandò se poteva sedersi. Maria la guardò con occhi straniti, come se si fosse appena svegliata, poi guardò l’orologio, erano trascorsi venti minuti da quando era salita sull’autobus; scusandosi tolse il libro che occupava il posto accanto al suo e con un gesto meccanico lo pose sulle sue ginocchia. La signora si mise a sedere, diede un’occhiata, al titolo del libro e poi a lei, che già era ripiombata nei suoi pensieri, estraniandosi.

Mancava più che una fermata, e poi Maria sarebbe scesa. Il tempo trascorreva velocemente e il suo cuore batteva sempre più forte, avrebbe voluto fermare le lancette per prendere fiato, irrequieta arrotolò il piccolo libro, la signora la fissava, e a sua volta sembrava essere contagiata dalla sua irrequietezza. Infatti, anche lei attorcigliava le sue dita come se avesse voluto fermare quelle di Maria che torturavano il libro. Di colpo, il bus si fermò. Una donna era stata appena investita, aveva annunciato l’autista del bus.

Mancavano pochi metri dalla fermata tanto attesa, Maria attraversò il lungo corridoio per raggiungere l’autista al quale chiese di scendere, la signora che le stava accanto e altre tre persone fecero la stessa cosa.

“Pochi metri ancora e l’avrebbe incontrata” pensava tutta eccitata Maria.

Il cuore le batteva in gola fino a farle mancare il respiro, correva per paura di arrivare tardi brandendo quel piccolo libro nella mano destra, per farsi riconoscere, ma una scena straziante si aprì ai suoi occhi. Una donna riversa a terra senza vita volgeva lo sguardo al cielo. Maria ebbe un brivido lungo la schiena, girò lo sguardo, per non incontrare quello gelido della morte.

La signora che stava con lei sul bus, profittò della sua disattenzione per lasciare cadere accanto alla borsa della donna investita, un libro…

Maria ripresasi dallo sgomento si girò per continuare la sua corsa, ma fu attratta dal libro che si trovava vicino alla borsa della vittima. Il suo respiro si bloccò, tutta la sua ansia si tramutò in tremolio, si avvicinò alla borsa della donna morta e con mano tremula, raccolse il libro, quello, che le avrebbe unite.

Un pensiero di rabbia le attraversò la mente: “Il destino si era ancora una volta beffata di lei.”

Due lacrime rigavano le guance diafane, che fino a poco prima erano rosse e vive.

Guardò ancora una volta il volto e gli occhi della donna. Un nugolo di curiosi si era formato intorno a lei e la sirena dei mezzi di soccorso annunciava il loro arrivo.

Maria furtivamente arrotolò il libro intorno al suo, stringendoli l’uno intorno all’altro come in un mancato abbraccio, li strinse sul petto ed in silenzio si allontanò …

 

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