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Racconto di Gigi Pietrovecchio

(Nona pubblicazione – 7 febbraio 2021)

 

 

 

L’ordine di fare rotta su Pày Tsòn per verde 945 mise in gran fermento tutti i Canglùpi dell’astronave; d’abitudine erano loro a spostarsi su altri mondi mentre gli stranieri, tranne pochi commercianti assai intraprendenti e coraggiosi, per non dire temerari, evitavano accuratamente la terra dei Déman; per di più alcuni di questi ultimi non erano più tornati a casa da quando avevano raggiunto Kòros 2 per far parte dell’equipaggio di Thùryan.

Quindi il previsto trasferimento nella galassia dell’Ancora d’oro e sul quarto pianeta del sistema della gigante arancione Naranghàt, l’unico abitato su sei, ovviamente non poteva che riscuotere l’interesse ed il favore dei piccoli licantropi, benchè essi molto raramente manifestino sensibili emozioni.

La non del tutto prevedibile scelta del Comandante in effetti aveva colto di sorpresa buona parte delle persone imbarcate e comunque a nessuno passò per la testa di contestarla; solamente, in totale autonomia, Hàrelin Nindùr, Super Specialista di Secondo Cerchio, due onde a esse orizzontale sormontate da due cerchi rossi su fondo blu, e brava Demanranpày, assunse la sua funzione di mediatrice culturale tra Eiréne e, nel caso specifico, il suo paese d’origine che non vedeva da tanto tempo…

Hàrelin aveva risposto alla convocazione di Ran all’età di 15 anni di Pày (poco più di 19 anni terrestri, dati un periodo di rivoluzione di 403 giorni ed uno di rotazione di 28 ore); poi aveva trovato il suo compagno, in seguito avevano avuto una figlia, tutto su Kòros 2, e lì  avevano anche una casa, ma, fino a quel momento, non c’era più stata l’occasione di tornare sul suo mondo natale.

Aveva ora 22 anni déman, cioè poco più di 28 terrestri, e si sentiva molto coinvolta da questa nuova e piacevole prospettiva; a tal punto che la sua coda oscillava a destra e a sinistra, dalla gioia… Va detto, per dovere di cronaca, che i Canglùpi degli spazi a terra, normalmente, indossano una tuta grigio azzurra come la maggior parte dei loro colleghi, ed a volte, per delicatezza, e sicurezza, anche un casco con la visiera scura, mentre a bordo della bionave portano addosso solo il proprio pelo… come, d’altra parte, i similorsi Kodd…

Va da sè che, con tanta naturalezza, le coppie abbiano felicemente prosperato e la seconda generazione sia definitivamente assicurata, ed ormai forse anche la terza… tranne che per i Comandanti e le transanimali feline…

Ma il grande pregio di questa Sottuffuciale era quello di conoscere e saper parlare correntemente, senza inflessione d’origine, tante delle lingue diffuse nelle galassie; e tale particolare capacità era decisamente rara in un popolo canide come i Déman, normalmente abituati ad esprimersi anche mediante sommessi ululati…

Se uno non l’avesse vista mentre si rivolgeva a qualcun altro non sarebbe mai riuscito a capire di quale tipo di persona fosse la voce che stava interloquendo… Eccezionale Hàrelin…

Lei era in grado di conversare simultaneamente con esponenti di popoli diversi intrattenendosi a rotazione nel linguaggio di ognuno di loro senza peraltro evidenziare alcun problema di comprensione e di dialogo; non sono in tanti a possedere simili facoltà.

… nel frattempo Eiréne navigava…

In sala comandi, Thòran Kray si dedicava al controllo della rotta, già preimpostata alla partenza, mentre Ran e Mìneren seguivano con un certo distacco lo svolgersi degli eventi; dopo tutto, per quanto riguarda Thùryan, la scelta dei propri collaboratori era stata sì di sua responsabilità, ma,  senza dubbio, andava in buona parte condivisa con la sottile intelligenza biotronica…

In realtà lui si stava chiedendo quale tipo di accoglienza avrebbero loro riservato i Canglùpi guerrieri, però l’argomento, affrontato a livello telepatico, senza che fossero stati prima introdotti dei livelli d’accesso, era di dominio pubblico…

Ad un certo punto…  si accorse di chi aveva d’intorno: i suoi Kodd lo guardavano con affetto, i suoi Ontar gli rivolgevano occhi brillanti, il suo Vicecomandante dondolava il capo, la sua donna-gatta lo stava abbracciando… ed i suoi Déman gli stavano sorridendo; lui, che all’improvviso si scoprì di appartenere a tutti… scoppiò in una fragorosa risata che travolse e coinvolse gli astanti ed ancora una volta gli fece capire di essere il Capo del migliore degli equipaggi spaziali.

Chi lo richiamò all’ordine fu la Super Specialista di Secondo Cerchio, che, in perfetto kòrosian, impietosamente lo apostrofò come si conviene: “ Mio caro Comandante, credi che io mi stia sbattendo inutilmente?  Da Pay Tsòn hanno già autorizzato l’avvicinamento per 300, il finale per 230 e l’aggancio alla piazzola 45 dello spazioporto 1 della capitale, Nàra Kum Pày. Va bene per te, Maggiore?”

“Va benissimo, per me e per tutti; grazie, Hàrelin. Adesso mettiamoci in ordine e prepariamoci a sbarcare.”

Mettersi in ordine voleva semplicemente dire che Canglùpi e Kodd conservavano pelo e pelliccia esponendo esclusivamente il loro grado, che Ontar ed umani portavano la loro divisa abituale e Mìneren come preferiva; per l’occasione sfoggiava un audace abitino corto senza maniche color metallo lucido e stivaletti in tinta. Proviamo ad immaginare: pelle rossastra, capelli biondo scuri, occhi verde chiaro, questa volta apparentemente inguainata nell’acciaio… non male, eh?!

Eiréne avvicinò per 300 millesimi, andò in finale per 230 ed atterrò all’area di parcheggio numero 45 del porto aerospaziale 1 della megalopoli di Nàra Kum Pày, centro principale di Pày Tsòn, e, totalmente a suo agio, ad un paio di metri dal suolo estese lo scivolo gradinato ad un’ampiezza maggiore del solito per permettere la discesa a più file parallele, ci aggiunse una delicata illuminazione bianca indiretta ed un magistrale leggero sottofondo di musica solenne  e ricercata.

Il primo a scendere fu il Comandante Thùryan affiancato dal suo Vice War Tryar e dalla mediatrice Hàrelin Nindùr, poi Mìneren Kar con i tre Ufficiali responsabili di settore e, a seguire, tutti gli altri.

Ad attenderli sulla spianata c’erano due gruppi di persone abbastanza diversi tra loro; uno, come ci si sarebbe aspettato, era composto da una decina di Demanranpày ed attorniava niente meno che Synn Addèr, il Gran Generale Potenziario allora in carica; lo elegge la Giunta degli Alti Ufficiali per un solo mandato della durata di 5 anni pày ed Il suo è un incarico di coordinamento e comando che investe comunque l’intero pianeta.

Dopo aver scambiato poche frasi con la bravissima Hàrelin il G.G.P. si rivolse a Ran con un breve cordiale saluto e gli offrì il palmo della zampa rivolto verso l’alto, la massima espressione di rispetto che potesse riservare ad un ospite evidentemente molto gradito.

Poco discosti dai Canglùpi si notavano quattro umanoidi dalla pelle scura, corpulenti ed alti poco più di due metri; e tra loro uno in particolare si distingueva per l’imponenza: grande e robusto, intorno ai 2,40 con spalle decisamente larghe e finemente squamate, testa grossa, capelli neri raccolti in una lunga coda, occhi brillanti e indagatori e braccia coperte di tatuaggi.

Quando il suo sguardo penetrante incrociò quello magnetico del Corsaro i due si andarono incontro e si abbracciarono come vecchi amici, ed amici infatti lo erano, e presero a conversare in una lingua assolutamente incomprensibile e sconosciuta; nello stesso tempo l’astronave biotronica emise tre lampi in rapida successione e tutti si chiesero che cosa stesse succedendo, o stesse per succedere; è perciò doveroso precisare che nessun membro dell’equipaggio korosiàno aveva mai incontrato Yàko Aktòh, uno dei più importanti capi contrabbandieri ed in tale frangente alla guida dell’inopinata delegazione kü’llayer, che il Maggiore non si sarebbe aspettato di trovare ad accoglierli.

Non appena assolti i protocolli di ricevimento i Déman di Eiréne furono liberi di raggiungere le loro famiglie d’origine e di recuperare così i loro legami di clan, come dicevano loro. Agli altri fu lasciata una giornata di riposo, di svago, di turismo spontaneo in una città che si rivelò molto più piacevole di quanto a priori si potesse immaginare.

E’ senz’altro opportuno sottolineare che nessuno dovette restare a bordo per garantire anche il pur minimo livello di sicurezza; infatti nella terra dei Canglùpi si rivelò più che sufficiente il ridondante sistema di sorveglianza della macchina semipensante…

A Ran e Mìneren, ed a War e D’doràn, i maggiorenti di Pày Tsòn riservarono l’invito al pranzo diplomatico ufficiale, cui parteciparono anche gli inviati di Bàsh Kü’llay; ed a scanso d’equivoci fin dall’inizio fu stabilito che l’unico linguaggio ammesso sarebbe stato lo spiràali di Yòrin, parlato e compreso da tutti i presenti.

I possenti By’ror masticarono un po’ amaro, data la difficoltà di trasposizione dal loro abituale idioma alla lingua franca delle Galassie Confederate, ed anche più in là, ma ad ogni buon conto accettarono la sfida e si adeguarono allo sforzo della traduzione mentale simultanea.

La rara occasione conviviale si protrasse senza preoccupazione alcuna e dal mezzogiorno gradatamente travalicò in un’estremamente corposa cena di lavoro, e non solo dal punto di vista gastronomico; tutto aveva luogo in un locale totalmente shelterizzato ed i minerali démaniani di cui era rivestito proteggevano da qualunque interferenza esterna sia le parole che le idee e i pensieri.

Pertanto, fino a quando gli Uryoniàni non avessero avuto anche il più pallido sentore di una potenziale minaccia proveniente dal di fuori di Wanùrion, nulla avrebbe presumibilmente potuto modificare la situazione in cui si trovava la famiglia dei Klùppen.

Valeva quindi la pena di approfondire tutta la sinistra problematica che, purtroppo, ci si trovava a dover affrontare cercando nel contempo di capire, o di ipotizzare, quale potesse essere il motivo, o i motivi, del rapimento.

Era ormai calata la notte e due delle tre lune del pianeta, Shìllan e Chòng, brillavano alte nel cielo; ed in quell’attimo, come antica tradizione tuttora mantenuta e rispettata, coralmente si levarono, quasi a sfidare gli universi, i raggelanti ululati dei Demanranpày, naturali come loro, qui ed ora senza limitazioni, oltre ogni autocontrollo,  in una meravigliosa e terrificante manifestazione di infinita libertà e di incommensurabile potenza.

Come ci si fosse trovati in presenza di un segnale propiziatorio furono allora aperti, per i pochi intimi, i sotterranei archivi corazzati di Pày…

E quanto era stato immaginato dallo Stato Maggiore di Kòros 2 si rivelò essere nient’altro che la verità: gli Uryoniàni non erano realtà ossee e carnali, bensì malefici spiriti… entità aliene divoratrici d’energie, presenze interdimensionali e demoniache che, a seconda delle loro esigenze crudeli, si rivestivano della più opportuna ed aggressiva apparenza.

Fu fatto l’inventario di quanto si sarebbe potuto dispiegare in termini di armi cinetiche, elettromagnetiche, neurotroniche  o di altra, al momento, segreta natura; e di quest’ultimo tipo ce n’erano, eccome. Infatti gli imprevedibili lupi canguri erano stati capaci di custodire, all’insaputa di chiunque, non pochi sistemi di difesa-offesa fino a quei giorni assolutamente impensabili e sconosciuti…

Con l’accordo e l’approvazione di tutti: Eiréne, i Déman e i Kü’llayer, il comando dell’operazione fu affidato a Kimìn Awèr, la Gran Generale Stratega dei Canglùpi degli spazi: un trattato vivente dell’arte bellica multiversale concentrato in 130 centimetri terrestri di meravigliosa canide bellezza dal pelo rosso picchiettato di macchie nere…

Kimìn non esibiva mai gradi, la sua figura e la sua autorità erano riconosciute e rispettate in tutto Pày Tsòn, ed altrove anche estremamente temute… e qualora non fossero ancora note… problemi loro…

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