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Racconto di Anna Maria Tagliamonte

(Prima pubblicazione – 26 luglio 2019)

 

Dopo aver vomitato,  le rimase l’amaro in bocca. Se ne tornò a dormire, ma non riuscì a prendere sonno.  Si girava e rigirava in quel letto che si era trasformato in un campo di battaglia. Cosa le impedisse di rilassarsi e di lasciarsi andare era qualcosa che aveva a che fare con un male oscuro che si era insinuato nella sua vita e che giorno dopo giorno ne corrompeva le fondamenta.

Ci pensava !  Lo sapeva, ma stava cedendo! Non riusciva a reagire! L’unica reazione l’aveva il suo corpo che registrava ogni cosa e che al momento opportuno esigeva il conto.

Sentiva il sapore amaro dei succhi gastrici, un peso allo stomaco come un bagaglio pesante e la testa frastornata e confusa nella nebbia dei pensieri. Non riuscendo a dormire iniziò a scrivere. Non immaginava di esserne ancora  capace. La scrittura era stata la sua ancora quand’era poco più che una bambina, poi l’aveva dismessa come si fa con un vecchio maglione e col tempo altre stampelle l’avevano sorretta nei momenti peggiori.

Scrisse di sé,  scrisse della vita,  del tempo e del significato dell’esistere. Le parole scorrevano rapide come acqua di un fiume. Fu un sollievo solo momentaneo: lo stomaco infatti continuava a duolerle. Anzi tutto le duoleva! Di lì a poco anche le dita sulla tastiera. Le sentiva intorpidite e formicolanti. Avrebbe voluto smettere e affidare alla preghiera ogni suo disagio. Si ricordò che un tempo lo faceva e non era solo un’abitudine, piuttosto l’intimo colloquio che aveva con il Creatore. Se le parole non bastavano per allontanare tutta quella agitazione, allora sicuramente poteva farlo il Signore.  Fu quello l’ultimo pensiero che si impose sugli altri e che fece prima di addormentarsi.

Il dolore diventò una porta.

Ne ebbe consapevolezza giorni dopo. Una porta d’ingresso di stanze sconosciute degli abissi della sua anima. A spingerla in quei meandri non fu certo il coraggio, ma il male che la risucchiava sempre più in basso.

E fu così che affrontò il viaggio verso quella che sembrava essere una discesa rovinosa, un precipizio,  un baratro. E  mentre precipitava in quel vortice incontrollato di dolore, s’accorse che il buio non era così fitto: uno spiraglio illuminava ogni cosa.

Era una luce diversa da quella che ti acceca mentre dormi e che le permise di ripassare in rassegna tutto quello che c’era. E c’era di tutto! C’erano le sue passate esperienze, i sentimenti, le emozioni, la voglia di vivere, l’entusiasmo ritrovato e perduto,  persino la paura di allora. Ogni cosa era collocata al suo posto.  Ogni cosa aveva un senso. Tutto era nitido finalmente. Tutto in perfetta armonia. Ma in quel luogo soprattutto  regnava la pace.

Una pace intensa che non aveva mai provato. Ne uscì trasformata.

Non sapeva di avere dentro di sé un rifugio così bello. Era il suo pezzettino di cielo.

A distanza di anni, quando qualcosa le toglie il sonno, la preoccupa o le fa male, non scappa via, non è più smarrita, né terrorizzata, perché adesso sa dove andare a recuperare la pace.

Forse il Signore quella volta le aveva indicato la strada.

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