Racconto di Francesca Erriu Di Tucci

(Quarta pubblicazione)

 

Tasto ON. Il collegamento è acceso.

Se le scale sembrano estenuanti ancor di più lo è la luce del sole. Quando giunge in cima si accorge che è arrivato a casa. È una casa antica, con un grande loggiato e finestroni, tappeti e quadri all’interno; entra e l’odore di polvere lo assale. Casa abitata e poi abbandonata. Restano ceneri nel camino, restano i ferri del lavoro a maglia, tutto lasciato all’improvviso. Ecco la macchina da cucire con sopra la dama di porcellana, sua cugina ci giocava sempre. Poi lo specchio di cui aveva paura. E il quadro con gli uomini che discutevano: sembrava una gara tra chi si arrampicava sugli specchi e chi arrivava al dunque. Un trapezista e un arrivista.

Ecco la stanza dove andava a riposare, il letto da cui si alzava per vedere il temporale. La zia che gli diceva vai a dormire. Nel buio pesto lo faceva rifugiare.

Scendeva di nuovo le scale. Usciva e si ritrovava al mare. Camminava lasciandosi sfiorare i piedi dalle onde, gli bagnavano le scarpe. Camminava e tornava verso casa. Questa volta era nuova, bianca, con le vetrate dove si specchiavano le nuvole, e le tende che volavano. Farfalle bianche si agitavano in giardino.

Entrava dalla porta finestra aperta al pianterreno, procedeva silenzioso sul pavimento liscio e levigato. I pochi mobili coperti da lenzuola bianche, gli specchi diventati oggetti come gli altri. Raggiungeva la camera da letto e lei era lì, dove l’aveva lasciata.

Sdraiata nella sua immobile bellezza, solo i capelli lunghi sapevano di vita. Abbracciandola ancora sentiva il calore del suo corpo, e il bacio sulle labbra era salato.

Poi lei si voltava a guardarlo, e non aveva più i tratti consumati, il sangue sulla bocca, ma il colore di un tempo e anche il sorriso.

“Guardami ora”, così diceva. E lui non ci riusciva.

“Guardami ora”, ripeteva. “Come luce del sole ti verrò a risplendere. Come luce di luna ti verrò a riprendere. Guardami ora. Non tornerò come farfalla mutante o altro sembiante. Tornerò come luce, tornerò come pace. Ma solo se tu… Guardami ora.”

Tasto OFF. Il collegamento si spegne.

***

Che cosa c’era di così speciale? Non lo sapeva, difficile dirlo. Erano emozioni che loro non provavano. Tristezza e gioia una dopo l’altra. Solitudine e moltitudine. Questo erano gli esseri umani, uno studio che non avrebbe mai avuto fine. Per loro erano come sogni ad occhi aperti, come viaggi tra i pianeti. Ma nella loro galassia i sogni erano ben diversi. Loro erano evoluti, e conoscevano le cose ancor prima di vederle. Eppure quanto ammiravano quegli esseri, il modo in cui sapevano soffrire. Il corpo perfetto di cui non si rendevano conto. Quel tempio che facevano ammalare. E così la mente. Perfetta in sé, ma difettosa. Per questo li amavano e li studiavano.

Anche per quella notte aveva avuto la sua dose. Come da procedura, lo riportarono al suo letto.

***

Avrei voluto più memorie di te

di quando tutti insieme costruivamo l’amore

di te che correvi e ti sentivi felice.

Mia essenza, mia anima,

di un Essere senza tempo.

E in quella pioggia radioattiva

se venivi o te ne andavi

il mio cuore lo sapeva.

E in quella pioggia e temporale

niente altro riuscivo a fare

se non dimenticare.

-°-

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