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Racconto di Milly

(Terza pubblicazione – 5 agosto 2019)

 

I minuti, le ore, i giorni, le settimane, i mesi erano pieni di silenzio.

Era un silenzio lungo, pesante, sempre presente che faceva rima con dolore. Si scambiavano poche parole.

” Cosa hai mangiato oggi ?” “Oh, niente di che, non me lo ricordo neanche più.”

“Io vado a dormire, sono stanco.” “Sì, tra poco vengo.”

“E’ finita l’acqua , hai tempo a prenderla ?” “SÌ, sì, ci penso io, stai tranquilla.”

“Oggi fa freddo, oggi fa davvero freddo, non riesco a scaldarmi.” “SÌ, è vero, ho freddo anch’io.” “E arrivato all’improvviso.”

Il sabato pomeriggio la spesa. La domenica una passeggiata. In silenzio.

Un silenzio fatto di minuscole parole, di gesti sfuggenti, di assenza.

Ognuno si teneva dentro il suo dolore, in silenzio.

Ognuno con le sue domande, i suoi perché senza risposta, la sua amarezza, il suo vuoto e non voleva essere un peso per l’altro. Si osservavano a vicenda, in silenzio. Senza baci, né abbracci. Gli occhi non si incrociavano più, erano sempre un po sfuggenti, nel vuoto, nel vuoto del silenzio. In casa si muovevano in punta di piedi, per non fare rumore.

Erano rimasti davvero soli . Talmente soli da non accorgersi l’uno dell’altro.

E non c’era proprio nulla da dire. Non c’erano parole. C’era quel nodo alla gola che stringeva forte e li rendeva incapaci di esserci. Per se stessi e l’uno per l’altro.

Se c’era una discussione era piccola, minuta, esile.

“Uffa.” “Basta.” “Non capisci.”

E finiva così. Perché non c’era posto per la rabbia nel silenzio.

Tutto era soffocato, nascosto e quel dolore era così grande, era davvero Troppo grande per trovare un po’ di spazio.

Alla sera, a letto lei avrebbe voluto andargli vicino, appoggiare la testa sulla sua spalla e chiudere gli occhi. Ascoltava il suo respiro regolare e lo immaginava, al buio, ma non riusciva ad avvicinarsi, c’era troppo silenzio.

E sbigottimento. E una paura che non aveva un nome, che lasciava la testa vuota e faceva sentire il corpo stanco. Sfinito.

Poi una mattina, alle prime luci dell’alba, il cielo era talmente trasparente, era così pieno di colori, così luminoso da lasciare senza fiato. Lei si è sentita un tutt’uno con quella luce che stava nascendo e ha compreso, all’improvviso, che tutto quel silenzio era una sconfitta, la sconfitta dell’amore, ed era una cosa contro natura, perché l’amore non perde mai. E allora ha urlato. Ha urlato così forte con una voce che non sapeva di avere, ha urlato così forte,

ma così forte, fuggendo dal silenzio.

Lui l’ha guardata, senza capire, spaventato dapprima, preoccupato poi. Allora lei lo ha abbracciato, si è stretta a lui con tutto l’amore che stava scoppiando intorno e, insieme, hanno rotto quel silenzio, che li aveva resi trasparenti, che aveva rubato i loro attimi di vita. E insieme hanno pianto. E non c’era solo il dolore dentro a quelle lacrime. C’era l’amore. Che aveva vinto.

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