Racconto di Myriam Ambrosini

(Sesta pubblicazione – 20 dicembre 2019)

 

Il mio più bel regalo di Natale è stato un sogno e forse, come pura proiezione onirica, non rientra di diritto nella categoria “regali”, ma io voglio raccontarlo ugualmente.

Ero piccola, una bimbetta mingherlina con i capelli “alla maschietta” ed occhi neri più grandi del viso.

Avevo già provato il mio primo grande intenso amore e questi era mio padre, ma lui mi lasciò – ed io lo percepii come un abbandono che neppure ora, ormai in età pienamente matura, forse non gli ho perdonato – per raggiungere un luogo più grande e confortevole da condividere con creature ormai divenute puro spirito e dunque di grado più elevato.

Con la mia mente tentavo di seguirlo in quel viaggio e d’immaginarlo circondato da prati sconfinati e fiori inusitati e bellissimi ed in compagnia di nonni e zii che non avevo fatto in tempo a conoscere, ma ciò non riusciva a consolarmi: mi mancava e lo volevo qui accanto a me!

Il Natale si avvicinava – il primo senza di lui – ed in modo direttamente proporzionale aumentava la mia tristezza e neppure il pensiero dei regali che forse avrei ricevuto, sotto un albero che immaginavo gigantesco, riusciva a consolarmi più di tanto.

Quella notte, nel mio lettino di legno rosa, mi sentivo piccola ed indifesa e provai allora a chiamarlo… a raggiungere come potevo quell’uomo ancora così giovane e sorprendentemente bello sia d’animo che di fattezze, ma mi rispondeva soltanto un silenzio desolato.

E così mi addormentai con sulle labbra ancora quella parola magica: “Papà!”

La camera dove riposavo iniziò a dilatarsi ed a perdere contorni ed io mi trovai proiettata in un parco bellissimo, così reale che sentivo gli uccellini cinguettare ed i fiori profumare: dinanzi a me un lungo viale alberato.

Prima che vederlo lo percepii ed il mio cuore iniziò a balzarmi nel petto, tanto che credetti dovesse anche lui prendere il volo: in fondo al viale, al confine tra il cielo e l’infinito, riconobbi la sua sagoma alta e snella e, di lì a poco, furono i suoi occhi nerissimi a fissarmi con dolcezza… una dolcezza che non è possibile esprimere a parole.

Veniva verso di me – vestito di bianco, un borsalino a falde un po’ larghe sulla testa – con il suo incedere aristocratico ed elegante che gli era valso il soprannome di “Il Principe”.

Vedevo che stringeva a sé qualcosa, ma ancora non riuscivo a distinguere di che si trattasse.

Giunto che fu a pochi passi da me il suo sorriso si allargò a tal punto che vidi scintillare i suoi candidi denti… poi si chinò verso di me, che me ne stavo invece immobile, paralizzata dall’emozione e dalla piena di amore che mi ribolliva dentro come un fiume in piena.

Come se giocasse a nascondino vidi spuntare dalle sue braccia, che teneva conserte sul torace, un musino peloso: un bellissimo cucciolo bianco come la neve parve sorridermi al pari di quel bellissimo padre.

D’un balzo il cucciolo atterrò tra le mie braccia ed io, dopo averlo stretto forte contro di me, alzai il viso per ringraziare il mio papà… ma lui non c’era già più… mi aveva dato ancora una volta, come poteva, il suo amore e forse già sapeva che quello sarebbe stato il mio più bel regalo di Natale.