Racconto di Federica Izzo
(Seconda pubblicazione)
Ho trovato la foto di una bambina che giocava a fare la mamma con un’altra bambina: entrambe nello stesso quadrato, con i nostri vestiti migliori. Due bambine unite dal fatto di trovarsi per caso nello stesso luogo, nello stesso strano momento: l’inizio e la fine dell’infanzia.
Eccomi qui, con lo sguardo serio da piccola adulta e quell’atteggiamento responsabile che mi avrebbe creato così tanti problemi in futuro. E tu sei un po’ imbronciata, ma solo perché non ti andava di stare in posa. È stata una bella parte di estate quella in cui tutti i giorni venivo a tenerti in braccio, come forse non ho mai fatto con mio fratello e mia sorella. Ti tenevo perché eri sola, e non era giusto che ci sentissimo sole.
Te l’hanno messo ancora una volta quel vestitino con il fiocco rosa? L’avevo comprato per farti conoscere i tuoi nuovi genitori, la tua nuova casa. Ci sono rimasta tanto male quando ho saputo che non sei uscita dall’ospedale con quello, ma con un vestitino blu scuro… chi veste una bambina così piccola di blu scuro? E probabilmente non ti hanno neanche portato i giochini che ti ho regalato. Lo so che tutto questo non conta, in fondo ero una bambina anche io e forse per me tu eri poco più di un giocattolo, una bambolina da cullare e da vestire… Allora posso solo dirti che ho sempre trattato molto bene i miei giocattoli.
Ho cercato di tenerti con me il più a lungo possibile dopo che sei stata adottata, con quell’ostinata disperazione, tipica mia, di essere stata ingiustamente privata di qualcos’altro. Per tutta l’estate ti ho portata in giro, tenendoti in braccio, nella mia borsetta da bambina, finché qualcuno non ha scoperto le tue foto e me ne ha fatto vergognare. Allora sei finita in una cornice troppo piccola (vedi quanto è stropicciata?) fra i pupazzi, ancora per molto tempo.
So che tutto questo non c’entra più niente con te e so che la tua vita è stata meravigliosa. È l’unica cosa che posso sapere, visto che non potrò mai conoscere il tuo nuovo nome e nemmeno dove sei… Allora ti scrivo questa storia sul retro di una fotografia e te la lascio sotto al cuscino. Se l’avranno portata via insieme a te ora, che ormai sembrerai solo di poco più piccola di me, potrai leggerla. O forse no, forse qui ci sono cose che non dovrai mai sapere. Volevo solo ricordarti che, anche in quel primo mese in cui non sapevi chi ti avrebbe voluta, qualcuno ti ha voluto bene.
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