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Racconto di Martina Barbieri

(Prima pubblicazione – 22 dicembre 2020)

 

 

Bianco e oro. Oro e bianco. Una finta luminosa sobrietà. Ogni anno è una lotta ai colori. Il Natale è rosso. Eppure non è sempre uguale. Con l’albero bisogna differenziare, sennò, poi, sembra che non si abbia fantasia.

Dietro ogni pallina c’è uno studio di abbinamenti cromatici non indifferente.

Mi chiedi perché non lo facciamo di tutti i colori?!?NO, non si può. Non è mica carnevale!

Puoi rivestirlo di lucine ed addobbi, ma questo Natale non sarà come gli altri. È uno spettacolo senza protagonista: il calore umano. La scena è vuota. Non c’è pubblico, non c’è primo attore, ma le luci, quelle bisogna accenderle lo stesso perché mostrano tutto in prospettiva ed anche questo Natale può apparire diverso. È importante ricordarsene nel buio, così almeno rischiarano la notte.

Ogni dicembre casa mia diventa una discoteca. Quel vischio appeso sulla porta, poi! Tsè … la più grande beffa. Ho chiesto a mia madre che lo mettesse a fare. Lei dice, invece, che è di buon augurio e mai come quest’anno ne abbiamo bisogno.

Ho visto tutto dallo schermo. Solo la musica è autentica, arriva fin qui, prepotente e gentile, come solo lei sa fare. Unica superstite che non teme di essere infettata se mi raggiunge. Sono io che mi lascio contagiare ed improvviso una grande coreografia natalizia per i miei fan. Mi sento meglio. L’entusiasmo divampa e vedo anche i miei genitori sorridere un po’ nella webcam del mio pc.

Devo sembrare ridicolo, ma non mi arrendo al fiato corto che mi implora di smettere. Quante volte ho creduto che mi mancasse il respiro e, invece, c’era tutto? Appunto questa nuova consapevolezza nella mia anima. Spalanco tutto e una sferzata di aria gelida invade la mia camera, mentre recupero l’Ossigeno che mi manca nelle note di Raf.

…Prendere la vita com’è, com’è difficile…

Non sapevo di essere positivo, ma un tampone di routine ha sancito con mio grande malgrado un isolamento domestico natalizio. Niente paura: io sto bene! Non ho sintomi! Non sono mica di quelli con la fame d’aria in terapia intensiva!

E nel pensarlo mi ritrovo inconsciamente a fare un gesto scaramantico, scuotendo la testa ad un pensiero che non dovrei osare…. Non si scherza con queste cose. E non si dà per scontato che non sia così. E non si pensa. E non si esclude. Non si può mai sapere. Meglio fare scongiuri.

Comunque, io sto semplicemente amministrando il mio regno. Un intero piano della casa, quello superiore, è tutto per me. Ma partecipo eccome alle attività dei miei sudditi, monitorando tutto! Solo mi manca il contatto, quando si dice che un re viva nella sua torre d’avorio e stia poco tra la gente! Ulisse sgattaiola su dai piani bassi. Provo a chiuderlo fuori dalla mia stanza per metterlo in salvo, ma quello non si arrende. Un gatto sfida anche qualsiasi misura cautelare imponga la cura epidemiologica.

Sarà così questo Natale, io chiuso in camera e il resto del mondo fuori. Re di un regno desolato in cui il sovrano non incontra mai i suoi sudditi. Come due rette parallele.

Ho detto ai miei amici che sono positivo. È sempre l’incipit di una narrazione complessa, condotta a ritroso nel tempo. E scusa, ma…da quando?!? E di lì tutti flashback, dinamiche di incontri volte a capire se lo sono o lo possono essere anche loro o se sono salvi. Di sicuro non lo sono da questa psicosi che ci sta rubando umanità. Non so com’è che andrà a finire, poi… ma solo di una cosa sono sicuro.

Qualunque cosa accada: io voglio restare umano.

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