Racconto di Adele Murìno

(Quinta pubblicazione)

 

La banda di vecchietti se ne stava al di là della recinzione a guardare i lavori in corso.

«Peppe, che ne dici?» disse Nino.

«Mah! Non si capisce bene da quello che vedo. Cosa sarà? Un palazzo o un nuovo centro commerciale?» rispose Peppe.

«A vederlo così, direi quasi quasi un centro commerciale, l’ennesimo» replicò Marione.

«E il parco? Che fine ha fatto il parco?» domandò dopo un po’ Nino.

«E cosa vuoi? Sparito!» esclamarono all’unisono Peppe e Marione.

«Allora che si fa?» chiese Nino.

«Come l’altra volta?» fu la domanda di Marione.

«Come l’altra volta!» sentenziò Peppe.

«A stanotte?» chiese Nino.

«A stanotte!» concluse Peppe.

«Chi porta la dinamite?» Nino interrogò gli altri due.

«Ci penso io!» saltò su Marione.

«Ciao Peppe.»

«Ciao Nino.»

«Mi raccomando! Tutti puntuali, a mezzanotte» si raccomandò Peppe.

Guidare il tre ruote a quell’ora di notte aveva una sola controindicazione. Se beccavi la pattuglia di turno ti fermavano per chiederti dove stavi andando a quell’ora. Marione però conosceva il quartiere e sapeva quali strade percorrere per non incontrare la pula, gli sbirri, la polizia insomma. Toccava a lui trasportare il carico pericoloso quella notte e non doveva commettere errori. Peccato per quel dolorino alla spalla destra che lo costringeva a guidare con un braccio penzoloni lungo il corpo. Non aveva detto niente a nessuno altrimenti gli avrebbero tolto l’incarico e lui ci teneva troppo, anzi, si era proprio offerto lui. Dopo il terzo semaforo svoltò a destra, ingranò la marcia e proseguì a velocità più sostenuta. Tre ruote permettendo. Era quasi arrivato al luogo dell’appuntamento quando, a causa della scarsa illuminazione della via, finì con la ruota anteriore dritto in un fosso pieno d’acqua. «Li mortacci!» Fermò il tre ruote e scese per constatare il danno. Sembrava tutto in ordine a parte il pacco con il prezioso carico che era finito nel fosso. Lo recuperò in fretta e lo ripulì dal fango. Per fortuna fu un’operazione facile e la sua spalla malmessa non patì più di tanto lo sforzo. Meno male che in giro non si vedeva nessuno. Trovò un sasso lì intorno sul quale fece scivolare la ruota e liberò il veicolo. Risalì a bordo e dopo qualche minuto era di nuovo in marcia. Peppe e Nino erano già sul posto e pestavano i piedi per terra per riscaldarsi. Peppe indossava la mimetica che gli aveva regalato suo nipote. «Somigli a Rambo», gli aveva detto qualche giorno prima suo nipote Roberto quando si era presentato a casa sua per festeggiare il suo settantesimo compleanno. Nino invece si era messo addosso la tuta da meccanico che usava quando aveva ancora l’officina. In fondo, lui era l’addetto alle operazioni tecniche e vestito così aveva un’aria professionale. «Ma che fine ha fatto Marione?» chiese Peppe, strofinandosi le mani gelate. «Vedrai che a momenti arriva» replicò Nino, gettando occhiate in giro e allungando il collo verso lo stradone. A un certo punto udirono lo scoppiettio del tre ruote e dopo poco lo videro arrivare. Avanzava traballante come un ubriaco e dopo un mezzo giro a zig zag si fermò nella piazzola. Marione scese dal veicolo e andò loro incontro. «È andato tutto liscio. Una passeggiata». Anticipò le domande degli amici camminando con un’andatura atletica, nonostante il dolorino alla spalla. La sua preoccupazione era che gli altri due non si accorgessero che la scatola era un po’ danneggiata. Per fortuna nessuno fiatò, anche perché tra loro due si spartivano sì e no dieci diottrie. Nino si mise subito all’opera. Tirò fuori dalla scatola la dinamite e si mise ad armeggiare con i cavi. Sapevano dove trovare un varco nella recinzione. Il guardiano notturno a quell’ora se la dormiva alla grande nel casotto degli attrezzi. Camminarono rasente un muro per evitare la luce del faro del cantiere. Nino sistemò la dinamite, srotolò il cavo, si assicurò che fosse proprio nel punto giusto e fece segno agli altri due di avviarsi. Poco dopo li raggiunse anche lui all’esterno. Si nascosero in una zona riparata poi Nino gli fece cenno di mettersi le cuffie. Lui contò fino a tre poi azionò il dispositivo. Passò un minuto buono ma non sentirono nulla. Nessuno scoppio, nessuna fiammata, nulla di nulla. Peppe si affacciò a guardare da dietro il muro. Niente. Tutto taceva. «Qualcosa è andato storto. Come l’altra volta, Dio buono», disse Peppe. «Vado in là a vedere», esclamò Nino. «Ma sei matto?» intervenne Marione, «lascia stare, raccogliamo tutto e filiamocela prima che qualcuno ci scopra». Marione dentro di sé pensò che, forse, a causa della caduta nell’acqua, quella roba si fosse danneggiata. Non vedeva l’ora di svignarsela da lì. In più, la spalla aveva ricominciato a fargli un male boia. «Marione ha ragione. Lasciamo perdere, sarà per un’altra volta.» Peppe la pensava come lui. Nino, messo in minoranza, si arrese. L’indomani erano di nuovo dietro la recinzione a guardare. I lavori in corso proseguivano senza sosta. Nino, Peppe e Marione con le mani dietro la schiena guardavano sconsolati quello scempio. «Guarda guarda chi si vede! Ho fatto bene a tenervi d’occhio, a voi tre!» Si voltarono all’unisono e videro Pasquale Esposito, la guardia giurata che, zitta zitta, era arrivata alle loro spalle con una busta della spesa in mano. «Io mo’ a voi, ditemi nu poco, che vi debbo fare?» I tre gli lanciarono un’occhiata interrogativa senza fiatare. «Qua dentro – disse indicando la busta di plastica che aveva in mano – ci sta ‘na cosa che vi appartiene… Nino, non ne sai niente tu?» Nino allargò le braccia scuotendo la testa a destra e sinistra. Peppe si guardò la punta delle scarpe, Marione si massaggiò la spalla con aria indifferente. «La prima volta vi avevano rifilato tric trac per bombe a mano. Questa è la seconda, e meno male che non ha funzionato. La terza vi denuncio a tutti e tre e vi mando a Poggioreale. Oh! Ma che vi credete di giocare? Meno male che tengo il sonno leggero se no chissà che succedeva… mo’___0 vi prendete questa schifezza di “bomba” che, per inciso, non ha funzionato perché era ‘nfracetata, e qua non ci mettete più piede. Mi volete far licenziare?» Peppe raccolse il sacchetto di plastica da terra, fece un cenno agli altri due e si avviarono. Pasquale, la guardia giurata, rimase lì a braccia conserte a vederli andare via. All’improvviso, Nino si voltò e gridò col pugno alzato: «Noi siamo ambientalisti!». Pasquale accennò un movimento come per corrergli dietro poi rinunciò. Peppe diede uno scappellotto all’amico e allungò il passo.

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