Racconto di Chiara Moltoni

(Terza pubblicazione – 20 marzo 2019)

 

Ogni incontro le procurava un rimescolamento intimo e profondo. Che fosse un uomo bruno, con la feritoia degli occhi di un profondo verde menta, o un uomo fulvo, la chioma dorata da un caldo sole di Crodino, Isotta del Vento non poteva fare a meno di accogliere tra i gomitoli dei suoi abbondanti seni le labbra, il naso, le sopracciglia, il respiro e il sospiro di giovanotti disposti a spingerla oltre i soffitti delle nubi più alte. E tutto andava bene, fintanto che quelle loro esili o possenti mani lasciavano una mappa di impronte digitali tra i pori dei suoi capezzoli, del suo ombelico, del suo zerbino. Era quando la siringa della loro eccitante virilità introduceva nel suo corpo l’ago, che il suo intestino dava il via a capriole e saltarelli, raggiungendo il massimo del godimento nel momento stesso in cui riusciva a liberare fetide trombette e sonori barriti da carica di elefante.