Racconto di Paola di Somma

(Quarta pubblicazione 13 novembre 2020)

 

 

Il canoro frinire annunciava il suo passaggio.
Saziate dal nutriente liquido che scorre nei fusti dei pini marittimi, le acustiche cicale propagano il loro cadenzato suono nel tepore dell’aria del mese di giugno.
Sono poggiate sugli smilzi ramoscelli come note che si arrampicano verso l’alto di una scala musicale. Non iniziano un rito di corteggiamento.

Intravedono sulla strada asfaltata una sagoma con lunghe orecchie ed effondono una squillante agitazione. Con un unico stridente acuto l’incoraggiano:

Oh issa Ciccio Briscola.

L’ubbidiente muletto grigio si è allontanato dalla sua dimora di paglia.
Si precipita goffamente per le tortuose scorciatoie, selvaticamente dirette al mare.
Pochi chilometri da percorrere per un soleggiato mattino al gusto di salsedine.

È lesto. Ma è anche scrupoloso a non perdere il carico che il contadino brizzolato ha bilanciato sulla sua schiena, in modo da non affaticarlo.
Dai suoi robusti e pelosi fianchi sporgono: ombrellone, teli, cestino con merende, palette e secchielli. Non può perdere pezzi strada facendo e fiduciosi si aggrappano alla sua coda i suoi piccoli e affezionati amici umani, che cacciano le mosche per procuragli sollievo, che seguono la sua andatura per non lasciarlo dietro solo e smarrito, che lo rimpinzano di fieno non sia mai non bruca.

Oh issa Ciccio Briscola.

Saltella tra la folta vegetazione schioccando i pareggiati zoccoli.

Sbuffa se il trotto rallenta e raglia emettendo un suono roboante.

Ma l’affabile ciuco taglia il consueto traguardo: tutti a mare!

Tutto il necessario da piantare nella sabbia o da ingerire era la sua soma.
Ma era un nuovo giorno per Ciccio Briscola. Era un giorno buono come l’anziano dalla barba incolta con la coppola scolorita, che a differenza del precedente padrone, non lo frusta ma si diverte a rinfrescarlo con la fiaschetta.
D’ora in poi nessuna fune lo avrebbe legato alla staccionata di legno dove era solito aspettare malinconico.
Adesso attendeva di risalire sulla collina del paesello in un’ombrata recinzione su un terreno asciutto.
Il fortunato asinello, come una barca, aveva la sua ventilata rimessa per un balneare ristoro.