Racconto di Sandra Saporito

(Seconda pubblicazione – 9 marzo 2019)

 

Dalla porta d’entrata filtrano le voci squillanti delle zie. È sabato e come da tradizione tutta la famiglia si è riunita in quella stanzina che ha accolto una sessantina di bambini sparpagliati su cinque generazioni. Le voci delle donne si confondono col fischiare della moka che la nonna rimette sul fuoco ogni 5 minuti per riuscire a servire tutti gli ospiti. Il rumore dei piattini di ceramica giunge fino in strada dove i piccoli giocano al pallone. Qui, sembra che il tempo si sia fermato: le macchine hanno ceduto la strada ai bambini che si danno alla pazza gioia, liberi per un paio d’ore di combinarne di tutti i colori.

E lei? Lei non si ferma mai: la nonna fa il giro degli ospiti, disposti a cerchio in quella stanza troppo piccola che non potrebbe contenere più di 10 persone alla volta ma che ne vede il triplo ogni sera. Lei presenta il piatto coi biscotti agli ultimi arrivati prima di riporlo sul tavolo e correre in cucina a spegnere il fornello. Il caffè è pronto. E tra una tazzina, un biscotto e due parole, passano le ore, e così le settimane, i mesi, gli anni. Sei talmente abituato a questo rituale che credi che durerà per sempre: la moka sul fuoco, la voce delle zie che copre le battute degli uomini che si fumano la sigaretta sull’uscio, le grida dei bambini che giocano in strada; ma nulla dura per sempre e oggi l’hai capito perché quando sei arrivato, la porta era chiusa, la strada era deserta. Non c’era più quell’aroma di caffè ad accoglierti fino in strada, ad acchiapparti per fare due chiacchiere. Oggi non c’era più nessuno.

Torni a casa tua e quasi senza accorgertene prendi la moka, e ci metti il caffè come faceva lei: facendo la montagnetta nel centro. E mentre viene su, ti sembra di rivederla: il viso nascosto nel fumo che scappa dalla caffettiera, con le sue guance paffute, con gli occhi sempre attenti e il sorriso discreto. Ti sembra di sentire ancora la sua voce, e poi quella delle zie e poi dei bambini in strada. Ti sembra di essere tornato lì, in quella stanza dalle piastrelle usate dal passaggio delle generazioni. Per fortuna, anche se non sentirai più il rumore dei suoi passi, sentirai ancora il suo profumo: una via di mezzo tra caffè e biscotti.