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LA MISTERIOSA BATTAGLIA

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Racconto di Kenji Albani

(Prima pubblicazione – 17 gennaio 2020)

 

Nella misteriosa Asia marciavamo fra alture di polvere.

Eravamo scozzesi, irlandesi, ma c’erano anche i lancieri del Bengala. Mentre noi eravamo in rosso, questi ultimi avevano turbanti e giacche gialle.

Non eravamo un bel vedere, vi giuro. Non eravamo truppe da parata. I cavalli schiumavano ed eravamo ricoperti di polvere. Solo i caschi erano puliti. Oltre che i Pattern 1853 Enfield.

Dopo una serie di rilievi, giungemmo a occupare una postazione.

Era il bel nulla più nulla del nulla. Si trattava solo di una postazione frutto di un calcolo trigonometrico.

Il Punto 24.

Iniziammo a montare il campo, quando… Da dietro le colline a settentrione spuntarono ulani e ussari dell’Impero Russo.

Ah, ci venne il sangue agli occhi. Loro volevano strapparci quella terra arida, volevano svergognare un possedimento della Regina Vittoria.

Dopo ulani e ussari, giunsero fucilieri con il colbacco.

Ci scambiammo delle salve di moschetto. Le nostre cavallerie si incrociarono e si intrecciarono. I lancieri del Bengala fecero spiedo di quegli zaristi mentre le sciabole turbinavano come fuscelli. Il sangue sprizzava e rendeva più rosse le nostre giubbe.

Era tutto perfetto.

Una battaglia nel cuore dell’Afghanistan.

E proseguì per qualche ora, fra cori per svilire l’animo del nemico e assalti alla baionetta. Ci punzecchiavamo l’uno con l’altro. Io stesso trafissi al deretano un paio di quei cosacchi.

Ma poi… ecco che il cielo si illuminò di una luce inquietante.

Discesero degli esseri grotteschi che avevano un minimo di umano solo nella forma, la quale era sgraziata.

Erano di colori variopinti e volavano su quelli che un lanciere definì con la parola vimana.

A me non interessava. Erano per caso una minaccia?

I cavalli si imbizzarrirono, noi fantaccini e fucilieri rimanemmo di sasso. Da tutti e due i lati.

Quelle creature – qualunque cosa fossero – avevano armi che lanciavano proiettili colorati.

Dei moschetti?

Questi proiettili, all’impattare in terra, esplodevano e dilaniavano chiunque.

Noi britannici ci distaccammo dagli zaristi e scappammo verso meridione, senza badare a quel che rimase alle nostre spalle.

Forse, pure i russi fecero lo stesso.

A tutt’oggi, il Punto 24 è sperduto fra le lande dell’Afghanistan e non saprei come tornarci. Ci giurerei che pure gli zaristi sono dello stesso parere.

Nella misteriosa Asia, nessuno più tornò in quel luogo.

Nella misteriosa Asia, scoprii un qualcosa di ignoto e inquietante.

Un qualcosa di… Che cosa?

Nella misteriosa Asia, giuro sulla testa di mia madre che non tornerò mai più.

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