Racconto di Paola Maria Di Somma

(Seconda pubblicazione – 3 marzo 2019)

 

Je m’appelle Brigitte, vanitosa signorina dal costume per la danza parigina.

Mi esibisco, il pubblico coinvolgo e per il Can-can impazzisco.

Solleva la tua gamba, svolazza la tua gonna, mostra la caviglia, comincia la scission.

Con l’applauso sconcertato per l’innegabile talento e lo champagne versato, l’intrattenimento è assicurato.

Danzare sul palco del Mulino a vento per la mia timidezza è stato un evento.

Due minuti del vostro tempo per capire della mia vita ogni momento.

Nel laboratorio di sartoria, in solitaria, disegnavo e tagliuzzavo con maestria.

Leggiadre, fuori dai camerini, pavoneggiavano le donne dello spettacolo esuberante.

Saltellavano qua e là gli uomini del varietà, con i sgargianti papillon ai gilet da abbinare.

Era assai diversa la mia arte artigianale dalla loro tecnica e ingegnosità sensazionale.

Fedelmente accompagnata da ago e filo mi agitavo a fine mese.

Consapevole a 21 anni che per le sue costose lezioni, il ballo impartiva un passo economico più lungo della gamba.

Ma poco arrendevole alle mie finanze mi cimentavo tra un ricamo e un’attaccata coccarda tricolore. La mia inclinazione fomentavo davanti allo specchio, indulgente spettatore.

Il mio appartamento era allestito come lo sgabuzzino di una sognata sala prova.

Per comode esigenze vivevo non distante dalla Basilica del Sacro Cuore, nello sfolgorante quartiere di Pigalle, dove di continuo si tamburellavano mani e piedi,

dove la musica e l’arte come se fossero diffusori sprigionavano la loro accattivante essenza,

dove il ritmo ti prendeva per mano e le note ti abbracciavano, ma soprattutto dove ruotava il Mulino danzante, per milioni di visitatori il parigino amante.

E quando per la mia vita sembrava un’inflessibile sagoma ecco la giravolta:

c’era in programma uno straordinario e cosmico Cabaret che richiamava più artisti sulla scena.

Troppi gli sfarzosi costumi da creare e la mia cucitrice non poteva arrangiare.

Recandomi al negozio, per i dovuti rinforzi (i tramandati ditali), un manifesto mi schiaffeggiò in pieno volto:

Aperta l’audizione. Per diventare la ballerina del pomposo palco ecco l’occasione.

Dalla frettolosa iscrizione alla vincente esibizione, con il vestito di sacrifici imbastito.

Je m’appelle Brigitte,

vanitosa signorina dal costume per la danza parigina.