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I vostri racconti

IL PANETTIERE

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Racconto di Melissa Puleio

(Prima pubblicazione – 29 marzo 2021)

 

 

Quando Pietro aprì gli occhi quella mattina il suo sguardo si posò istintivamente sul posto vuoto accanto a lui. Il solco lasciato dal corpo esile della moglie era ancora lì, come scavato nella roccia. Pietro posò delicatamente la mano grinzosa su quel vuoto freddo e triste e una lacrima fece capolino dai suoi occhi azzurri ormai segnati dall’età. Poi, come faceva ogni mattina da un paio di settimane, si portò le dita alle labbra e vi lasciò un bacio, che poi adagiò sul solco immacolato della moglie. Non passava giorno senza che Pietro non pensasse a lei; era il suo primo pensiero al risveglio e l’ultimo prima di chiudere gli occhi la sera.

Era difficile alzarsi dal letto, fuori faceva ancora freddo, nonostante fosse aprile inoltrato, e quella mattina sembrava soffiasse un vento poco gentile. Ma Pietro si fece forza e dopo un’altra rapida occhiata al posto vuoto accanto a lui, si fece di coraggio e si alzò. Il suo corpo, sebbene segnato dall’età che avanzava inesorabile, era ancora abbastanza forte e non avrebbe mai permesso a qualche acciacco di metterlo al tappeto. Inoltre la sua panetteria aveva bisogno di lui, o così amava pensare.

Fece colazione come gli aveva insegnato la sua Maria: latte, caffè e tre biscotti a forma di treccia.

“Devi fare una colazione nutriente se vuoi affrontare al meglio la giornata”, gli ricordava Maria da 57 anni a questa parte. Non è facile far durare tanto un matrimonio, pensava spesso Pietro. Ma loro si erano sempre voluti molto bene e il loro affetto reciproco, insieme a un grande rispetto l’uno per l’altra, li aveva legati per tutti quegli anni senza farli mai vacillare.

“Se vuoi bene a una persona gliene vuoi sempre. Se hai deciso di sposarla è perchè gli vuoi bene e quell’affetto ci sarà sempre, nonostante le tante difficoltà della vita” ripeteva Pietro a suoi figli. E infatti Pietro non aveva mai smesso di voler bene alla sua Maria, neanche adesso che era lontana; anzi, forse adesso gliene voleva ancora di più.

Seduto da solo al tavolo della sua piccola cucina, gli piaceva immaginare Maria affaccendata già dalle prime ore dell’alba; non riusciva mai a stare ferma quella donna! La mattina era solita alzarsi prima di lui, così da avere il tempo di preparargli la colazione e fargliela trovare già pronta al suo posto. Pietro adorava il profumo del caffè che tutte le mattine si infiltrava dallo spiraglio della porta per andarlo a svegliare dolcemente.

Ma quella mattina, come le altre da ben cinque settimane ormai, non c’era nessun caffè a svegliarlo, nessuna colazione in attesa sul tavolo e soprattutto nessuna Maria pronta a dargli il buongiorno con un bel bacio. Questo gli causava sempre una profonda tristezza e a volte era difficile trovare la forza necessaria per uscire di casa. Avrebbe preferito restare accanto al telefono, in attesa di notizie. Ma non poteva, Maria glielo aveva proibito.

“Guai a te e ti rinchiudi in casa a lasciarti morire!” gli aveva intimato con un filo di voce, ma con il suo solito vigore, prima che gli operatori dell’ambulanza la portassero via. Quella era stata l’ultima volta che aveva sentito la sua voce.

Il ricordo di quella scena gli fece rigare il volto di lacrime e a stento riuscì a trattenere i singhiozzi. Decise di farsi forza anche per quella giornata, con la speranza di ricevere una chiamata rassicurante. Erano settimane che non sentiva la dottoressa Bianca. Ma dopotutto era comprensibile, con tutto quello che stava succedendo e il delirio che ogni giorno era costretta ad affrontare in ospedale, era quasi un miracolo che trovasse del tempo per aggiornarlo sulle condizioni di Maria. Da quando era stata ricoverata, le uniche notizie che aveva di lei provenivano da quella donna gentile che aveva accolto le suppliche di un’anziana signora di tenere costantemente aggiornato il marito sulle sue condizioni di salute, buone o cattive. E lei lo aveva fatto. Tuttavia, era passato fin troppo tempo dall’ultima volta che l’aveva chiamato e questo cominciava a metterlo un po’ in agitazione. Aveva sentito tante storie di persone finite in ospedale per non fare più ritorno a casa. I familiari venivano lasciati all’oscuro di tutto, per poi ricevere una chiamata agghiacciante che diceva “mi dispiace il suo congiunto non ce l’ha fatta”. Parenti attoniti chiedevano spiegazioni su come fosse possibile aver perso qualcuno che fino a qualche settimana prima aveva soltanto un filo di febbre. Le risposte erano sempre pressoché le stesse: complicazioni insorte all’improvviso. E intanto ci si doveva preoccupare di organizzare il funerale di una persona a cui non si era nemmeno potuto dire addio. Pietro non riusciva a credere a tutto questo, ma se fosse stato davvero così? Non poteva perdere Maria, non in quel modo, non dopo quasi sessant’anni di matrimonio.

Cacciò indietro le lacrime e afferrò la mascherina sul tavolino all’ingresso, la indossò come faceva ormai ogni volta che era costretto ad uscire e si chiuse la porta dell’appartamento alle spalle, lanciando un’ultima occhiata speranzosa al telefono.

Le strade erano deserte e anche se era così da più di un mese ormai, Pietro non riusciva ad abituarsi all’immagine di quella città spenta e senza vita. Era raro incrociare qualcuno per strada e quelle poche volte in cui succedeva ci si scambiava un’occhiata piena di speranza mista a timore. Pietro sapeva che ogni persona che incontrava stava combattendo la sua personale battaglia contro quel virus che si era insinuato nelle loro vite in maniera silenziosa e subdola.

Aprendo la porta del suo panificio trovò suo figlio Sergio già ben avviato col lavoro: aveva sfornato cinque chili di pane e un po’ di cornetti. A Pietro dispiaceva recarsi al lavoro quando il figlio aveva già fatto tanto da solo, ma Sergio gli aveva fatto promettere di fare le cose con più calma, senza affannarsi troppo e soprattutto di uscire di casa il meno possibile. In realtà, avrebbe voluto che il padre non si recasse affatto al lavoro, conoscendo i rischi che questo comportava. Ma lui di starsene a casa proprio non ne voleva sapere; quello era il suo lavoro e avrebbe continuato a svolgerlo come aveva fatto da quando aveva quindici anni. Così Sergio e Pietro giunsero a un accordo: sarebbe andato al lavoro tutti i giorni, ma non all’alba.

“Buongiorno” lo salutò Sergio, la voce attutita dalla mascherina che non toglieva mai.

“Buongiorno. Come stanno le bambine?” domandò Pietro, ansioso di riabbracciare presto le sue due nipotine, Alessia e Giorgia.

“Stanno bene. Oggi inizia la didattica a distanza” lo informò Sergio.

Per Pietro il mondo dei computer e della tecnologia in generale era distante anni luci dal suo; aveva accettato di prendere un telefonino solo per far stare più tranquilli i suoi figli. Ma adesso comprendeva il lato positivo della tecnologia. Studiare attraverso lo schermo di un computer non avrebbe mai rimpiazzato le giornate passate a scuola con i compagni, ma almeno così i bambini non sarebbero rimasti indietro con le lezioni.

Pietro indossò il suo grembiule e iniziò ad aiutare il figlio con le altre preparazioni. La giornata trascorse come tante altre, tra un impasto e l’altro e tra un cliente o due che di tanto in tanto passava di lì. Alle 14 decisero che era ora di tornare a casa, sebbene Sergio non fosse mai sereno all’idea di lasciare il padre da solo. Avrebbe voluto portarlo a casa con sé, ma lui si era categoricamente rifiutato di lasciare la sua casa perché era lì che avrebbe aspettato il ritorno di sua moglie. La testardaggine di Pietro era qualcosa da non sottovalutare.

Il ritorno a casa per Pietro fu triste e solitario, come sempre ormai. Accendeva la tv per avere una parvenza di compagnia, ma non la sentiva nemmeno. Il suo orecchio era teso verso il telefono, pronto a scattare al minimo suono. Ma non successe neanche quel pomeriggio, e neanche nelle ore successive. Il buio arrivò presto e dopo aver consumato una cena leggera – due uova sode con contorno di insalata – Pietro decise di mettersi a letto. Accarezzò il posto vuoto accanto a lui, immaginando di stringere la mano rugosa della sua Maria; quello ormai era il loro modo di fare l’amore. Pianse e pregò affinchè l’amore della sua vita tornasse presto da lui, perché sapeva che senza di lei non ce l’avrebbe fatta. Si addormentò piangendo, come ogni sera. Ma quella notte il suo sonno fu popolato da incubi. Sognava il giorno in cui la moglie si era ammalata. In realtà era accaduto gradualmente, per poi degenerare nel giro di pochi attimi. Era iniziato tutto con quella che sembrava una banale tosse, che presto si era trasformata in influenza. Niente di grave, continuava a ripetere Maria, che non si lasciava certo abbattere da un po’ di febbre, lei che aveva cresciuto da sola quattro fratelli. Pietro si era lasciato convincere a non portarla dal medico, ma in cuor suo sentiva che qualcosa non andava.

“Vedrai che è solo un’influenza stagionale, mica quel virus di cui continuano a parlare in tv. Stai tranquillo” gli ripeteva Maria, caparbia e coraggiosa. Ma ben presto altri sintomi iniziarono a fare capolinea: dapprima la perdita del gusto, seguita subito dopo dalla perdita dell’olfatto. Quelli furono i segnali inequivocabili, che tuttavia non furono colti dai due anziani coniugi, i quali ignoravano quali fossero i sintomi da non sottovalutare. Così decisero di andare a dormire e di chiamare il dottore il giorno seguente.

Nonostante tutto Maria sembrava star bene e quella sera erano andati a dormire insieme, come facevano sempre da cinquantasette anni. Tuttavia il risveglio fu uno dei più terribili delle loro vite. Pietro si era svegliato di soprassalto e di fianco a sé aveva visto la moglie boccheggiare. Aveva chiamato immediatamente l’ambulanza, che era arrivata nel giro di pochi minuti. Erano riusciti a rianimarla prima di metterla sulla barella.

“Guai a te e ti rinchiudi in casa a lasciarti morire!” erano state le ultime parole di Maria, prima che scomparisse dietro le porte dell’ambulanza. Pietro aveva pianto come un bambino, e aveva supplicato gli operatori sanitari di portarlo con loro. Ovviamente non era stato possibile.

In qualche modo, era risultato negativo al tampone e adesso tutto quello che gli restava da fare era aspettare e pregare che la moglie guarisse.

Il sonno disturbato di Pietro fu interrotto da uno strano rumore che all’inizio non fu in grado di identificare. Era ancora troppo stanco e assopito. Man mano che andava riprendendo coscienza riuscì a distinguere quel suono: era il telefono che stava squillando. Si alzò di corsa, pervaso da una scarica di energia. Afferrò la cornetta con mani tremanti, tanto che per poco non gli cadde:

“Pronto?” rispose in preda al panico.

“Signor Pietro, sono la dottoressa Bianca” la voce calda e rassicurante della dottoressa lo fece sussultare e lo gettò nel panico. Aveva atteso per giorni quella chiamata e adesso aveva paura. C’erano solo due notizie che poteva dargli: la prima era che sua moglie stava bene e la seconda… non voleva neanche pensarci. Rimase in silenzio, stringendo così tanto la cornetta tra le mani che le nocche gli erano diventate bianche.

“Pronto? Signor Pietro, è ancora lì?” domandò la dottoressa.

“Sì, ci sono” riuscì a dire con un filo di voce.

“Volevo dirle che sua moglie sta bene. è uscita dalla terapia intensiva e da un paio di giorni la stiamo tenendo sotto osservazione. Dovrà stare qui ancora per un po’, ma le posso dire con certezza che è fuori pericolo. Mi dispiace non averla chiamata prima, ma può immaginare il caos che regna qui”.

Le gambe di Pietro cedettero sotto il suo stesso peso e dopo settimane passate a tenere il fiato sospeso, adesso finalmente poteva tornare a respirare. Si gettò a terra e iniziò a piangere.

“Grazie” riuscì a dire tra un singhiozzo e l’altro.

La dottoressa rimase in silenzio, da cui trapelava la sua emozione; era bello dare una bella notizia una volta tanto.

“Non c’è di che. Si prepari a riabbracciare presto sua moglie. Arrivederci”.

Pietro posò la cornetta sorridendo tra le lacrime. E proprio lì, accanto al telefono la foto incorniciata del suo matrimonio con Maria lo stava guardando. La prese tra le mani e schioccò un bacio sul viso di Maria, allora appena ventenne. L’aveva amata dal primo istante e l’avrebbe amata con quella stessa intensità fino al giorno del suo ultimo respiro.

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