Racconto di Gaetano Pepe

(Prima pubblicazione – 2 febbraio 2019)

 

Quando nell’estate del 2098 mi convocarono per presiedere al XXI Congresso delle Nazioni, mai avrei pensato che fosse stato l’ultimo al quale avrei partecipato.

«Accetterò solo dopo aver letto le condizioni», dissi durante la lunga telefonata con il Segretario Generale.

«Noto una notevole diffidenza nei nostri confronti, Professor Galetti», rispose lui.

«Ho espresso più volte pareri negativi nei vostri confronti, Segretario. Le Nazioni rappresentate non rispecchiano l’effettiva situazione politica e sociale del continente», continuai.

«Non è colpa nostra. E di questo lei ne è consapevole. La aspettiamo domattina, Professore».

Il giorno seguente arrivai in largo anticipo al Palazzo dello Stato, chiedendo del Segretario Indesti.

«Salga le scale a destra, al quarto piano troverà un altro funzionario che le darà ulteriori informazioni», mi risposero senza guardarmi negli occhi.

Trovai l’ufficio non senza difficoltà. «Entri, Galetti. Sapevamo che sarebbe arrivato prima del previsto», mi disse il Direttore Safiri, stringendomi la mano. «Il Segretario ci raggiungerà a breve. Vuole bere qualcosa?».

«La ringrazio, ma preferirei parlare fin da subito di lavoro», dissi mentre mi accomodavo sul divano al lato della scrivania.

«Lo stiamo già facendo, Professore. Anzi, ne approfitto per chiarire un aspetto indispensabile affinché il nostro rapporto professionale continui nel migliore dei modi: lei è qui perché è il più preparato. Non abbiamo mai pensato a manovre vendicative nei suoi confronti».

«Nonostante lo scorso anno avessi contestato la Legge Esclusiva?» osservai.

Il Direttore si girò verso di me, fissandomi a lungo: «Quella è una legge indispensabile per la nostra sopravvivenza. È già stata approvata durante lo scorso Congresso e non vi è modo di modificarla», continuò.

«Volendo è possibile, Direttore. Il Congresso delle Nazioni include i cinquanta Stati più potenti del continente e i loro rappresentanti possono legiferare, in tal contesto, su qualunque aspetto ritenuto prioritario».

«Esatto. Prioritario al momento della convocazione». Safiri versò altro liquore nel bicchiere. «In seguito alla nuova crisi economica che ci ha colpiti, tutti i provvedimenti da prendere in sede congressuale riguarderanno tale punto».

«Perché ha chiamato me, se ha già deciso tutto?», domandai accennando un sorriso.

«Si decide tutto lì, Professore. I miei sono solo pareri». Rimase a lungo in silenzio, poi poggiò il bicchiere sul tavolo. «Vedrà. Questa esperienza gioverà al suo prestigio», concluse il Direttore guardando fuori dalla finestra. «Il Segretario Indesti le farà firmare la documentazione necessaria per terminare la trattativa».

Due settimane dopo, il Congresso si aprì senza alcuna anomalia rispetto al protocollo. I rappresentanti nelle Nazioni furono accolti nella Sala Plenaria. Lì parlarono a lungo con i giornalisti, poi si sedettero nei rispettivi scranni, in ordine di importanza.

Mi avvicinai alla postazione, sedendomi. Quando il silenzio fu raccolto, mi alzi per il discorso di apertura.

«Gentili rappresentanti delle Nazioni. Siamo riuniti, come ogni anno, per decidere sugli aspetti più importanti della nostra vita comune. Sappiamo tutti che le entità territoriali rappresentate in questa sede sono le più benestanti, le più ricche, ma anche quelle più esigue per ampiezza territoriale e per numero di abitanti. Grazie ai sacrifici compiuti abbiamo ottenuto grandi risultati sotto il profilo industriale, creando opportunità uniche per i nostri concittadini. Lo scorso anno, alcuni di voi ricorderanno, contrastai con decisione la Legge Esclusiva».  Un rappresentante si alzò per prendere parola.

«Rappresentante Drissan, intervenga, la prego. Sono disposto a sospendere il mio discorso inaugurale per darle la possibilità di dialogare con me e gli altri membri del Congresso».

L’uomo attivò il microfono: «Signor Presidente, in qualità di rappresentante della comunità scientifica, ho la responsabilità di interromperla per far luce su alcuni fatti. Dopo la crisi che ci ha colpiti poco più di un ventennio fa, con la conseguente lacerazione e caduta di tutte le strutture statali e sovrastatali allora esistenti, le decisioni prese dai nostri predecessori si sono rivelate vincenti. Le condizioni climatiche in continua evoluzione, che hanno portato allo scioglimento dei ghiacci nordici, hanno condotto le popolazioni di quelle terre a chiederci ospitalità. Lei stesso ha ricordato la natura dei nostri Stati. La loro dimensione e la loro impalcatura sociale non permettono ulteriori stravolgimenti».

Il rappresentante si sedette continuando a fissarmi, in attesa di una risposta.

«Le sue ragioni sono valide, rappresentante Drissan. Nel Congresso precedente, però, ricorderà la mia amarezza mostrata nei confronti del provvedimento preso, proprio per la storia individuale e, allo stesso tempo, comune di tutti noi. Il suo desiderio, che credo sia quello della maggior parte dei membri, di abbandonare al loro destino le popolazioni nordiche è eccessivo».

«Abbiamo già preso dei provvedimenti», continuò Drissan.

«I quali non fermeranno l’avanzata delle acque», insistetti. «Vi auguro un buon lavoro, signori membri del Congresso delle Nazioni».

Durante i primi due giorni, furono votate dieci leggi permanenti e due leggi provvisorie sull’andamento finanziario futuro, le quali potevano essere modificate entro la fine del Congresso.

«Sta operando bene, Professore», disse il Segretario Indesti. «Siamo già al terzo giorno e tutto procede al meglio. Sarà soddisfatto».

Lo osservai nei suoi movimenti. «Lo sono, infatti. Spero che lo siate anche voi».

«Il Direttore lo è», rispose il Segretario. «Ma vorrei porle una domanda».

«Lo faccia, allora», dissi continuando a leggere i documenti che mi avevano appena consegnato.

«Perché è così interessato alla questione nordica?»

Alzai gli occhi, rimanendo in silenzio. I rappresentanti avevano già occupato le loro postazioni. «Le spiegherò tutto. Abbia solo un attimo di pazienza».

Alle quattro del pomeriggio, i membri stavano per votare l’ultima legge del giorno. Presi la parola, prima che la seduta terminasse.

«Gentili rappresentanti, oso distrarvi per poter chiarire alcuni punti importanti. Per l’ennesima volta, quest’oggi, mi è stato chiesto il perché del mio interesse per la questione nordica. All’inizio della mia carriera, in seguito ad un errore di valutazione, centinaia di persone furono costrette ad abbandonare le loro terre natie a causa delle alluvioni della primavera del 2072. Ricorderete tutti che il Provvedimento Continentale che negava l’abbandono delle case nelle zone costiere fu firmato da me. Fui costretto alle dimissioni per l’errore commesso, ma, nonostante ciò, mi fu data una seconda opportunità. Se siete qui ad ascoltarmi, ed io ad ascoltare voi, è perché delle persone hanno continuato a credere in me, evitando inutili pregiudizi che avrebbero compromesso per sempre la mia carriera accademica».

«Scuse», gridò il rappresentante Daili. «Girano voci di accordi tra lei e le Nazioni del Nord».

«Accordi inutili, vista la mancanza di ufficialità», dissi. «Converrà che in assenza della vostra approvazione, nessuno potrebbe far nulla di concreto per le popolazioni in disagio».

Il rappresentante Frelini intervenne: «Continua ad omettere che anche lei, come è possibile notare, non proviene dalle terre nelle quali siamo cresciuti e nelle quali operiamo».

«Nessuno lo è, egregio rappresentante. Le nostre Nazioni sono nate dall’incontro di innumerevoli culture, provenienti da qualunque parte del pianeta. Noi abbiamo avuto la possibilità di far emergere le nostre capacità, grazie alla creazione di condizioni favorevoli».

«Grazie al nostro sacrificio», continuò il rappresentante Frelini.

«E a quello di tutti quelli che ci hanno preceduto che, nonostante i loro errori, ci hanno permesso di rinascere dopo anni di disagi economici e sociali», conclusi.

Durante l’ultimo giorno di lavori congressuali, i rappresentanti delle Nazioni approvarono sette leggi permanenti e confermarono le leggi provvisorie elaborate in precedenza. Nessuno accolse il mio appello. Il Direttore Safiri accettò le mie dimissioni da Presidente del Congresso delle Nazioni, negandomi la possibilità di ottenere altri incarichi istituzionali in tutte le Nazioni rappresentate.

Nell’autunno del 2099 le popolazioni del Nord riuscirono a varcare i confini dei territori evoluti, creando tensioni che sarebbero durate per anni, destabilizzando l’intero continente e recando gravi danni economici alle Nazioni rappresentate. Venni a conoscenza degli eventi durante il mio viaggio nelle terre d’origine dei miei avi, mentre attraversavo il deserto del Sahara in totale solitudine. Senza la possibilità di trovare riparo, fui colpito da una tempesta di sabbia che mi lasciò per lunghe ore a terra, stremato. Mi risvegliai in una capanna dove un bambino stava aiutando la madre nel preparare qualcosa. Alzai la testa, per vedere meglio cosa stessero facendo. La donna si avvicinò, facendomi poggiare di nuovo la testa sul cuscino sul quale stavo riposando.

«Dorma ancora un po’», disse un uomo mentre entrava nella capanna.

«Parla la mia lingua?», chiesi a bassa voce.

«È stato coraggioso ad arrivare fin qui. Può restare tutto il tempo che vuole».

«Me ne andrò appena starò meglio», continuai.

«Non deve preoccuparsi», rispose lui mentre si avvicinava alla moglie. «Questa è anche casa sua».