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Racconto di Michele Vaccaro

(Seconda pubblicazione – 12 agosto 2019)

 

Nello spoglio dei voti l’elezione a sindaco della grande città è un testa a testa fra il candidato di centrosinistra e quello di centrodestra. In ballo ci sono interessi economici elevati e molti intrallazzatori hanno finanziato i due contendenti sperando di ottenerne benefici.

Trecentomila voti pari. Esattamente pari.

Romolo Guerriero, il presidente di seggio nella sezione 32 non ha visto niente di simile in tanti anni di onorata carriera.

La sua è la sezione che non ha ancora completato lo scrutinio. Il ritardo è da imputare alla contestazione di alcune schede, e ciò ha comportato una rilevante perdita di tempo rispetto alle altre.

La situazione di parità è già nota all’esterno, e tutta la città è con il fiato sospeso. La faccenda ancora più incredibile è che sul banchetto è rimasta una scheda soltanto. Una sola, a determinare il futuro di quasi un milione di persone. Quella scheda è lì, davanti ai suoi occhi.

Nella stanza è calata una tensione che si potrebbe tagliare con il coltello.

Romolo Guerriero fa cenno allo scrutatore di aprirla. Il giovane obbedisce, l’afferra con pollice e medio e l’apre.

Il fetore è aspro, pungente. Una macchia marrone scuro piuttosto estesa copre lo spazio in cui ci sono i due nomi. Impossibile vedere su chi sia stata apposta la croce della preferenza, ammesso che ci sia.

Gli scrutatori si guardano fra loro in un misto di perplessità e di schifo. Poi il giovane di prima fissa Guerriero e dice: ”Presidente… e adesso che si fa?”

“E cosa vuoi fare?” risponde Guerriero. “Bisogna eliminare questo sconcio e vedere se sotto c’è il nome!” Il ragazzo ingoia un po’ di saliva e poi chiede: ”E… chi dovrebbe farlo, presidente?”

“E chi vuoi che lo faccia? Tocca a me che sono il presidente di seggio” risponde Guerriero, un po’ piccato per il nervosismo e un po’ per rivendicare il suo ruolo di superiorità in quel contesto.

“Sarebbe da annullare” continua Guerriero “ma è un’opzione da escludere a priori. Non possiamo permetterci il ballottaggio bis. Troppe spese, e poi questa situazione di assoluta parità getterebbe ombre sul nostro lavoro” argomenta, tutto compreso nel ruolo di solutore dell’enigma elettorale.

Poi con calma s’infila dei guantini in lattice e comincia con l’aiuto di un cartoncino a tentare di togliere la presenza colorata. Ma questa, sotto la sua azione, si espande fino a coprire quasi tutta la superficie della scheda.

Romolo Guerriero suda freddo. Tutti gli occhi degli scrutatori e delle persone che nel frattempo si sono affollate nella stanza sono addosso a lui, all’eroe che fa il lavoro sporco per rendere un servizio alla collettività.

Non c’è niente da fare, però, la materia viscosa ha interamente seppellito i due candidati.

Romolo Guerriero si sfila i guantini, solleva lo sguardo verso gli astanti e fa un gesto eloquente a sottolineare l’inoppugnabile sconfitta.

“Siamo nei guai fino al collo” afferma con un fil di voce. “Il nome del vincitore c’è, ne sono sicuro, ma è ricoperto di merda”. E nel pronunciare la frase allaccia le mani dietro la nuca e scuote la testa.

Infine si alza dal banchetto e corre nel cesso a vomitare.

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