Racconto di Giorgio Rinaldi

(Sesta pubblicazione – 18 dicembre 2019)

 

GIULIO – Quest’anno mia madre sistemerà l’albero nel portico. Un dicembre così caldo, dice mio padre, non si vedeva da anni, è troppo anche per noi in Sicilia. Lo piazzerà accanto al vaso dei limoni e poi monterà luci, palle e festoni. Durante le vacanze i litigi con mia sorella, i rimbrotti di mia madre e le apparizioni annoiate di mio padre, fanno da sfondo a ciò aspettiamo con più ansia: la scelta della palla. Mia madre ha istituito una nuova usanza, l’atto finale di tutti i preparativi natalizi: ogni anno, terminati gli addobbi, ci porta al Centro Commerciale a scegliere una palla ciascuno da appendere all’albero di Natale. Mia sorella corre sempre per arrivare prima allo scaffale e io la lascio fare, tanto non sceglierà mai la palla che piace a me.

AMADOU – Papà ci ha detto che a casa non si poteva più stare e che sono finiti i biglietti e appena ne trovano altri due ci raggiungono. Quando è arrivato il camion mia sorella mi ci ha messo sopra, poi è salita anche lei. Ci hanno fatto scendere al mattino e rinchiuso al buio, dentro un buco di cemento e fango, C’è una puzza insopportabile, rumori e lamenti, ma dicono che tra qualche ora si parte. Passano quattro giorni poi ci fanno alzare e correre sulla spiaggia, fino ad una barca tutta blu. C’è confusione, mi spingono, mi schiacciano, sono terrorizzato ma sento qualcuno che mi afferra per un braccio e mi tira dentro la barca. Cerco mia sorella, ma non la vedo più e intanto la spiaggia si allontana insieme alle luci di quella schifosa prigione.

GIULIO – Lei si sta già rigirando tra le mani una palla bianca e blu, enorme e tempestata di brillantini, io invece ne scelgo una più piccola, marroncina, lucida e con la cartina del mondo stampata in bianco. Appena scesi dall’auto mia sorella si precipita ad appendere la sua palla ed io scelgo il ramo più basso, per far pendere la mia palla nel vuoto come la Terra nello spazio. A cena l’argomento principale è il tempo. Fa caldo, ma è previsto un peggioramento improvviso e violento. Di notte infatti il frastuono del vento è talmente forte da coprire il rumore dei tuoni, dell’acqua e della grandine che cade impazzita e imprevedibile.

AMADOU – Una volta ho visto mio zio su un asino imbizzarrito. Andava su e giù, ma lui non è caduto fino a che l’asino non si è calmato. Qui è il mare che mi fa andare su e giù, e io non sono forte come mio zio. Dopo ogni onda arriva un precipizio e io non ce la faccio a tenermi, cado sotto i piedi di altri uomini che neanche se ne accorgono e mi calpestano. Inizia a piovere e non ho niente per coprirmi. Tutto si muove e urla, il vento, il mare, noi dentro questa trappola e chi la sta guidando. Forse mia sorella sarà nella stiva o non è più salita a bordo. Non c’è. C’è tanta acqua invece e mi arriva addosso dal mare e dal cielo.

GIULIO – Mi sarò svegliato dieci volte per il rumore del nubifragio. Mi alzo, curioso di vedere i risultati di quella notte tormentata e fa freddo. Sento la voce stridula della vicina di casa che parla di disastro, mi infilo una felpa ed esco. Il portico è letteralmente svuotato, i vasi sono finiti in giardino in pezzi insieme al tavolo e alle poltrone in vimini a cui mamma tiene tanto. L’albero di Natale giace informe, con qualche frammento di filo argentato tra i rami contorti. Tutto il resto è sparso tra il vialetto e la siepe.

AMADOU – Urlo anch’io ora e chiedo aiuto. L’acqua ormai mi è arrivata al bacino e quella che una decina di uomini buttano fuori con contenitori rimediati, il mare la restituisce raddoppiata. Sembrano tutti impazziti, due uomini con la pistola sparano, urlano e sparano. Forse anche loro hanno paura. Ora c’è silenzio finalmente, ma è un silenzio strano, sfinito. Mi sforzo di non guardare il bordo della barca che diventa sempre più sottile e guardo avanti. Mi sembra di vedere delle piccole luci, ma devono essere i miei occhi che bruciano.

GIULIO – L’urlo di mia sorella mi fa realizzare che le palle sono sparite. Cerco tra cocci di vasi e altri detriti e all’angolo del giardino ecco la palla di mia sorella. È così grande che non è passata dallo scolo dell’acqua piovana, ma è talmente malridotta che mia sorella scoppia di nuovo a piangere. La mia sarà finita nella cunetta lungo la strada. Esco dal cancello ma al posto della cunetta c’è un fiume in piena che porta dritto agli scogli. Ormai è persa, come l’atmosfera natalizia.

AMADOU – Quelle luci ora sono più grandi, forse è l’Italia, me lo ha detto papà che andavamo in Italia. Il vento non è mai cessato e ora porta con sé anche dei detriti. Si fanno sempre più numerosi e, tra un ramo secco e una scatola di plastica, scorgo un oggetto piccolo e rotondo e l’afferro. Sembra una pallina, ma dev’essere un oggetto speciale, forse un gioiello. Ho paura di perderlo allora lo stringo tra le mani e le nascondo sotto la maglia. Non vedo l’ora di farlo vedere a mia sorella.

GIULIO – Mia madre e mia sorella insistono per andare a prendere un’altra palla ma io non voglio.  L’avevo scelta io e quella era la mia palla, nessun’altra potrà sostituirla quest’anno. Neanche i regali saranno gli stessi senza la mia palla. I parenti stanno già arrivando, compreso mio zio con i suoi odiosi pizzichi sulle guance, ma, accorgendosi del mio umore nero, mi evita. Mia sorella accompagna tutti a vedere la sua palla rattoppata, orrenda e pacchiana, come fosse un monumento.

AMADOU – Un lamento, uno scricchiolio percorre la barca. Non capisco più nulla e in un istante l’acqua mi copre la testa. Non riesco a stare a galla, le onde sono troppo grandi e mi strappano dalle mani il mio prezioso gioiello. Cerco ancora mia sorella, ma vedo solo acqua nera e gambe che si agitano. Sopra di me galleggia il mio gioiello, così allungo la mano e tornando a galla l’afferro e lo tengo stretto, sarà la mia salvezza. Devo farlo vedere a mia sorella quando saremo a terra.

GIULIO – L’unica cosa positiva di questo Natale è la lasagna, per il resto fa tutto schifo. Mio nonno russa sulla sedia, mio padre continua a versare liquori a mio zio, le donne grandi sono in cucina e le piccole mi girano al largo. So già come va a finire, lavati i piatti, le donne proporranno la solita tombolata. Per loro non è Natale senza tombola, per me senza la mia palla, per gli uomini invece non è Natale senza alcol, visto come dormono sfatti sul divano.

AMADOU – Forse è trascorsa un’ora, o dieci, ci sono sempre meno persone intorno e c’è silenzio. Il mare è calmo un pezzo di legno mi aiuta a stare a galla. Nel cielo splende il sole, ma niente luccica più del mio gioiello che tengo al sicuro, stretto nella mano. C’è un rumore sempre più forte, mi giro e vedo una barca grandissima, bianca e tutta di ferro, e degli uomini ritti in piedi sul bordo. Uno di loro mi tira su per un braccio come quel giorno sulla spiaggia.

GIULIO – Io decido per la tv. Trasmettono “Una poltrona per due”, sono sicuro di averlo già visto, ma lo rivedrò perché mi fa ridere quando dice con quella voce buffa “Bello anno a lei!”. Ma ora perché interrompono il film? C’è il telegiornale straordinario, dev’essere successo qualcosa di importante. Appena iniziano a parlare tutti si avvicinano alla tv e qualcuno alza il volume. Lo chiamano il “salvataggio di Natale”.

AMADOU – Ci danno dei vestiti puliti, del cibo, ci curano. A chiunque mi passi vicino mostro la fotografia di mia sorella. Una donna mi dice che prima di noi hanno salvato un altro gruppo e che stanno in fondo alla nave. Mi prende per mano e mi accompagna a cercarla perché siamo quasi arrivati in porto. Nel primo gruppo non c’è, andiamo avanti e la vedo con una coperta sopra le spalle che sta chiedendo di me ad un uomo.

GIULIO – Dicono che all’alba sono stati avvistati molti naufraghi e che il salvataggio è terminato con il recupero dell’ultimo gruppo. Sono arrivati in porto dove c’è l’inviato della tv ad aspettarli. “Eccoli, eccoli!” urla, e si vedono i primi naufraghi camminare lentamente in fila indiana su una passerella. Sui loro visi scarni si vede più paura che gioia.

AMADOU – Corro più forte che posso e la chiamo. Lei si alza e mi corre incontro abbracciandomi. Finalmente l’ho ritrovata, è salva anche lei. All’improvviso ci dicono che si può scendere e ci accompagnano su una passerella, ma io devo mostrare il gioiello a mia sorella e aprendo lentamente le mani lo faccio luccicare al sole. Sono molto fiero del mio tesoro.

GIULIO – L’inviato dice che ci sono anche molti bambini tra quei naufraghi e proprio ora ne stanno scendendo due. L’inquadratura si avvicina sempre di più e vedo che quel bambino tiene nella mano qualcosa di familiare.

AMADOU – Sorella mia, se non fosse stato per questo gioiello di sicuro non mi sarei salvato. L’ho trovato nel mare stanotte, anzi, mi è venuto incontro tra le onde, poi l’ho perso, l’ho ritrovato e non l’ho più lasciato.

GIULIO – Quella è la mia palla!

AMADOU – Questo è il mio tesoro!