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Racconto di Lucia De Bortoli

(Seconda pubblicazione – 29 maggio 2019)

 

Il proprio letto è lo specchio della propria esistenza. Da bambini, insicuri del futuro è il primo ostacolo a noi stessi, da adolescenti è il rifugio da un mondo incompreso e, da adulti, è il riflesso della nostra mente.

Quando a fine giornata ti ritrovi nel tuo letto al buio, non puoi mentire; il tuo corpo non riesce a mentire. La stanza si riempie di fantasmi del passato e di vane speranze future. Le coperte sono onde di un mare in burrasca, tu naufrago cerchi riparo in ogni angolo del letto, in questa zattera che ti sta portando a riva. Approdi verso te stesso, verso una consapevolezza che non riesci a capire.

Il cuscino diventa un sasso spigoloso che ti preme le tempie. Questo mostro marino che ti sta inseguendo non ti dà pace, non ti dà tregua. La paura ti mette a pancia sotto, tenti di remare con le braccia, vuoi raggiungere la riva il prima possibile, annaspi, spingi, le gambe si muovono. Il mostro ti insegue e tu non lo vedi. Sudi, sei stremato, il corpo si rigira, vorresti cadere nel vuoto che senti dentro. Stai precipitando.

Ti svegli.

Il respiro di chi dorme con te è regolare, non è successo nulla, non sei sola o forse lo sei sempre stata.

Non è un corpo estraneo che ti rende sicura, il suo respiro indifferente ti dice quanto vali, il suo sonno quieto ti fa sentire sola.

Alla sera, a letto, il tuo corpo ti parla e devi ascoltarlo.

Per molto tempo sono rimasta in un angolo del materasso, ho lasciato spazio per la solitudine che era tra noi. Ora non dormo più sola, occupo tutto il mio spazio. Quel naufrago che cercava di giungere a riva annaspando, ora, è sceso al sole su una spiaggia morbida.

L’isola a cui è approdato non è più deserta perché ora ha ritrovato se stesso.

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