Racconto di Simonetta Belloni

(Terza pubblicazione – 1 aprile 2021)

 

 

Già da tempo avevo la consapevolezza di essere un privilegiato, mi ritrovavo dunque all’età di quarant’anni con un aspetto belloccio ed un fisico atletico, inoltre la mia posizione sociale era a dir poco invidiabile, riuscivo ad alternare periodi di lavoro, dove per merito delle mie grandi capacità ogni trattativa commerciale da me condotta andava inesorabilmente a buon fine, a giornate di vacanza solitamente passate in luoghi da sogno. Il benessere procuratomi dalla mia posizione faceva in modo che mi potessi beare di ogni agio, la mia casa un ampio attico nella zona più trendy di Milano, peccato non poterla vivere appieno per mancanza di tempo, dato che gli impegni mondani mi volevano sempre in giro per il mondo, partecipavo a lussuosi ricevimenti, dove però alle tante persone che avevo il piacere di incontrare mi presentavo falsamente come il “Gerry di Milano”, devo ammettere che mi aveva sempre imbarazzato il fatto che sui documenti apparisse una cosa diversa : Geremia Scazzolato nato ad Isernia nel 1969.

Anche se a casa non ci stavo mai, avevo assunto una signora che puliva regolarmente ciò che nemmeno veniva usato, non sapevo che faccia avesse, non ricordavo neppure il suo nome, ma anche questo faceva parte del modus vivendi di un arricchito, quindi provvedevo a lasciarle dei soldi ogni fine mese.

Ma un brutto giorno il mio castello di carte iniziò a crollare, l’intera popolazione terrestre fu attaccata da uno strano virus potenzialmente letale, lo chiamarono COVID 19 e da quel momento ebbe inizio la pandemia che avrebbe lasciato un segno oscuro nella storia.

Da chi ci governava arrivò il repentino ordine di rimanere in casa e furono messi dei limiti alla libera circolazione, secondo le normative per la salute fu ordinata una severa quarantena e così dovetti abbandonare tutte le mie abitudini cominciando a fare grossi sacrifici, pareva che gli assembramenti fossero latori di focolai di quella malattia facilmente trasmissibile, quindi per prima cosa dovetti rinunciare ai rapporti intimi che nel mio caso erano totalmente occasionali.

Poi venne a mancarmi l’allenamento perché pure il club dovette chiudere e poi i bar, i ristoranti ed i luoghi di solito da me frequentati, a quel punto fu impossibile recarsi in ufficio e, chi ne ebbe facoltà iniziò a lavorare in modalità smart working.

Ero alquanto annichilito, infatti il primo giorno di quarantena nemmeno lo ricordo più dato che lo passai sotto shock nella confusione più totale, mentre già dal secondo giorno, dato che gli esseri umani sembrano essere dotati di uno spiccato senso dell’adattamento, cominciai ad aprire la mente a tutte le possibilità di poter ottenere una vita decente, iniziai quindi ad esplorare l’appartamento alla ricerca di cibo e non fu cosa facile, ruspavo negli armadietti della cucina trovandoli completamente vuoti, soltanto in un angolo in basso trovai un mucchio di flaconi pieni di detergenti per igienizzare la casa.

In quel mentre suonò il telefono e sul display apparve un nome, “Maria clean”, incuriosito risposi, si trattava della signora delle pulizie che mi avvisava di non poter più venire a pulire fino a quando non fosse terminata la quarantena, ricordo con rammarico di averle risposto indelicatamente “Cara Maria le assicuro che non c’è motivo per cui allarmarsi, la casa è pulita e cosa sarà mai passare uno straccetto qua e là, lo potrà fare con comodo più avanti!”  Logicamente chiuse la comunicazione in modo brusco.

Terzo giorno di quarantena: il letto sfatto, vestiti sparsi ovunque, il bagno che pareva una palude, vissi quei primi giorni come un animale in gabbia, con la sporcizia che andava accumulandosi, mangiando barrette proteiche, unici commestibili trovati nella borsa della palestra, incapace di destreggiarmi nella normale gestione di una casa.

Passavo la giornata spaparanzato sul divano e mi intrattenevo ore tra chat e telefonate con gli amici, avevo i crampi per la fame e mi deprimevo a tal punto ascoltando sempre e soltanto lamentele, che mi imposi di fare una cernita scegliendo di rispondere soltanto a chi mi avesse potuto portare un pensiero positivo.

Mi accorsi che non era facile ricevere la spesa a domicilio e mi resi conto che i vari ristoranti che lavoravano delivery, essendo oberati di richieste, non potevano garantire ne orari e nemmeno la consegna stessa del cibo e fu così che cominciai a capire quanto l’affare si stesse facendo serio, mi resi conto che l’intera umanità era chiamata ad affrontare una dura prova che avrebbe apportato il drastico cambiamento del pianeta, ci trovammo dunque vittime di un subdolo nemico che spaventava proprio perché sconosciuto ed invisibile, ma non tutto era perduto,  dovevo reagire e le parole chiave sarebbero state “cambiamento e organizzazione”  decisi così di elaborare un buon progetto, e ancora una volta sentii di essere un privilegiato.

Quarto giorno di quarantena, avevo una casa abbastanza ampia per permettermi di stare comodo, mi resi conto di poter arrivare ad amare quelle quattro mura fino ad allora sconosciute e che ora erano diventate la mia prigione dorata, mi resi conto di avere delle responsabilità  verso i miei dipendenti quindi mi misi al computer per organizzare al meglio la mia azienda, ottimizzai tutto quel tempo libero rimboccandomi le maniche e passando l’igienizzante su tutte le superfici di casa, poi anche gli abiti vennero sistemati e, mentre mi davo da fare ascoltavo le news accorgendomi del sussistere di un problema ritenuto erroneamente marginale, le mascherine! Una frase risuonò a lungo nella mia mente, diceva che fossero “impossibili da trovare”, mentre si riteneva che fossero fondamentali per arginare il contagio.

Incredibilmente mancavano persino negli ospedali dove il personale sanitario doveva lavorare senza le adeguate protezioni, si diceva che problemi burocratici avessero bloccato un carico di strumenti sanitari nelle dogane di quelle frontiere che sulla carta risultavano inesistenti ma nelle menti di certi personaggi, erano rimaste vive più che mai.  Il mio bagaglio di esperienza mi portò a considerare la possibile reperibilità dei prodotti in tempi stretti, in fin dei conti faceva parte del mio lavoro sbloccare merci, mi misi al computer e, con una dote innata seppi trattare con chi di dovere, ovviamente pro bono, dunque nessun lucro dato che si trattava di vita o di morte per tanta, troppa gente e quindi … detto fatto! Dopo pochi giorni, alcuni trasporti stracolmi di mascherine adatte a filtrare l’aria appestata dal virus, unite ad altri prodotti sanitari di primo soccorso, arrivarono finalmente in Italia. Nessun guadagno e nessuna lode per il caro Geremia che, lavorando in anonimato, era riuscito a portare a termine una grande azione umanitaria.

Dovette passare molto tempo ma il giorno che il mondo venne dichiarato finalmente guarito, lui era una persona diversa, dimostrava dieci anni di più, ma questo non era un problema dato che dimostrava la sua età reale, e quando si presentava lo faceva umilmente, dichiarando il suo vero nome ed evitando di mentire sulle proprie origini. Le persone che, come Geremia ebbero la fortuna di sopravvivere, si ritrovarono accomunate da quella inesorabile stretta al cuore, provocata da una ferita profonda, ma anche dal sorriso di chi sa su chi contare, per affrontare il futuro.