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Racconto di Renata Pieroni

(Seconda pubblicazione – 21 agosto 2020)

 

Il treno correva e Cora guardava dal finestrino i paesaggi delle colline e della campagna che si susseguivano veloci. Era una splendida giornata di primavera, luminosa: colori brillanti nel giallo delle distese di colza fiorita, nelle striature rosse dei papaveri e azzurrine dei fiordalisi, nei verdi chiari dei prati e dei campi col grano in crescita, nei verdi più scuri delle macchie e dei boschi, fino ai punti più selvatici, dove la vegetazione spesso lasciava intravedere calanchi e dirupi improvvisi. Un paesaggio che cambiava continuamente, un paesaggio “scompigliato” come lo chiamava Cora, a cui piaceva moltissimo e forse lo avrebbe fotografato o dipinto, un giorno o l’altro, quando si sarebbe potuta fermare in una di quelle piccole stazioni.

Oggi no: era stata ospite di lontani parenti in un paese tra i monti, un’occasione per salutarli prima di quell’importante appuntamento… a Roma! Perché Cora si stava recando a Roma, doveva incontrare qualcuno, c’era in vista un provino e la possibilità di entrare in uno spettacolo, un’occasione da non farsi scappare.

E quando aveva parlato per telefono al suo amore lontano, di questa opportunità, ecco un’altra meravigliosa notizia! Lui avrebbe fatto il possibile per essere a Roma in quel giorno, avrebbe combinato i suoi impegni di lavoro in modo da potersi incontrare almeno qualche ora. Non era facile riuscire a stare insieme, vite troppo diverse, giorni che volavano via organizzati da altri, imprevisti cambi di programma, ma ce l’aveva fatta e anche lui correva su un treno verso Roma, proveniva da un’altra direzione, guardava dal finestrino altri paesaggi, ma come lei aspettava con ansia l’incontro e sentiva il cuore battere più forte.

Ormai il treno attraversava la sterminata periferia, case e case e antenne e finestre spalancate in quella mattinata di sole e grandi insegne di supermercati. A Cora sembrava bello anche questo panorama cittadino, da quanto si sentiva felice e impaziente di arrivare.

Il suono di un sms la fece sobbalzare: “Sono già qui, ti aspetto in cima al binario”

Vai, treno, più veloce, divora quegli ultimi chilometri, entra in stazione!

Scese dal treno e lo cercò con lo sguardo: eccolo, là dove aveva detto, agitava nell’aria un giornale per farsi riconoscere, che non venisse sprecato neppure un minuto nella ricerca!

Ci fu il primo abbraccio e il primo bacio, poi quel guardarsi a lungo per ritrovarsi dopo tanto tempo, come un ripasso di ogni linea, di ogni colore, di ogni punto in quei tratti così amati.

Prima degli appuntamenti che entrambi avevano, per qualche ora Roma era tutta per loro, una città che entrambi conoscevano poco. Decisero di passeggiare così, a caso, senza nemmeno guardare la mappa. Era mattina, abbastanza presto, in giro non c’erano ancora molti turisti, non c’era troppa confusione.

Avevano tante cose da raccontarsi guardandosi finalmente negli occhi, non affidando le parole allo schermo di un computer o a una linea telefonica, passavano per strade famose e ogni tanto si fermavano ad ammirare un palazzo, una statua, una decorazione. Passavano per stradine silenziose che collegavano un rione a un altro e ogni tanto si fermavano per un nuovo bacio al riparo da occhi curiosi.

Scoprirono un bellissimo giardino, con una fontana monumentale all’ombra e attorno sedili di pietra e di muschio. Si sedettero in un angolo appartato e si fermarono a lungo, una siepe di rose li separava dai turisti che visitavano il giardino sotto un sole che si faceva sempre più forte.

Cora amava ascoltare la voce di lui, calda e affettuosa, che le raccontava dei giorni passati lontano da lei, dei tempi in cui non si erano ancora incontrati, ma che ora diventavano anche suoi: le pareva di entrare in quelle storie e di aver annullato ogni distanza di tempo e di spazio. Le piaceva guardare i suoi capelli pettinati all’indietro, certe piccole rughe sulla fronte che lo facevano sembrare quasi severo, la sua pelle chiara e gli occhi scuri, il suo profilo e stampare tutto nella mente per quando lui non sarebbe più stato lì con lei. E le piaceva il suo naso. Sì, aveva un bel naso, di solito gli uomini non hanno nasi belli, ma un po’ tozzi, oppure grossi, ingombranti, invece il suo… era proprio giusto. Che idee mi vengono in mente, pensava Cora e le sembrava di sognare ad essere finalmente insieme lì sotto l’arco di pietra di una fontana rinascimentale.

Certi momenti passano sempre troppo veloci, era l’ora di uscire da quel luogo delizioso.

Decisero di fermarsi a pranzo in una piccola trattoria, una salettina all’interno perché fuori il sole ormai scottava, un tavolo con la tovaglia a quadri nell’angolo da cui si poteva vedere all’esterno il bel palazzo di fronte e il viavai dei turisti. In onore a Roma ordinarono un’amatriciana, in onore alla loro golosità una fetta di torta al limone e alla meringa, un po’ dolce e un po’ aspra come un amore difficile, come quel loro amore.

Il tempo che passava rendeva Cora più silenziosa, lui le fece notare: – Ora lasci parlare sempre me.- Lei gli rispose sorridendo: – Parlerò di più la prossima volta, tu prepara delle domande, come un’intervista alla grande attrice che diventerò, e vedrai quanto avrò da raccontarti!-

Dovevano andare, era rimasto appena il tempo di recarsi nel luogo in cui Cora aveva l’appuntamento. Lui l’accompagnò, era diventato silenzioso anche lui, ma le stringeva più forte la mano.

I loro passi risuonavano come se scandissero i minuti che restavano al loro incontro. Arrivarono a un palazzo severo di un’antica via del centro. Era l’ora.

Davanti al portone si fermarono per un ultimo abbraccio e un ultimo bacio.

Lui chiese: – Che dobbiamo dire per salutarci?-

– Che ci rivedremo presto!- dalle labbra di Cora queste parole uscirono d’impulso.

– Certo!- e le mandò un bacio allontanandosi.

Entrambi sapevano quanto sarebbe stato difficile, ma in quel momento la felicità delle ore passate insieme dava loro un’illusione.

Cora restò qualche attimo sul portone a guardarlo andar via, finché svoltò l’angolo e non lo vide più.

Lui ogni tanto le diceva che l’aveva stregato, che era un po’ strega. In quel momento come le sarebbe piaciuto esserlo davvero e vedere nella sfera di cristallo quando sarebbe stato il loro prossimo incontro!

Ma no, forse era meglio così, restare nella speranza: e se la sfera le avesse svelato che non ci sarebbero stati altri incontri, altri tempi belli come questo?

Cora ebbe un piccolo brivido ed entrò.

Si tolse il foulard leggero che aveva portato al collo fino ad allora, a causa del venticello romano che poteva dare qualche fastidio alla sua gola di attrice. Dalla stoffa srotolata improvvisamente si levò un profumo… il SUO profumo di quando erano stati così vicini.

Avere una scatolina e poterlo raccogliere, da conservare come un bellissimo ricordo! Ma i profumi sono inafferrabili ed effimeri, purtroppo.

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