Racconto di Francesca Coppola

(Terza pubblicazione)

 

Veronica aveva preso la sua decisione; scese le scale di fretta. Solo qualche ora prima stava puntando l’ultima pagina del quotidiano per consultare l’oroscopo del suo segno zodiacale. A lei non interessava nulla di gossip. Voleva sapere tutto sull’amore, quando lo avrebbe trovato, se un giorno, finalmente, sarebbe riuscita a dimenticare Enrico.  Era un rito: leggeva voracemente le previsioni astrali, poi prendeva il diario e cominciava a scrivere.

“Caro diario, anche oggi l’oroscopo mi conferma il periodo fortunato. Di certo, ho superato il primo mese di prova per quel lavoro al call center ma insomma, non mi sembra possa considerarsi, comunque, un evento baciato dalle stelle. Mamma e papà finalmente hanno divorziato, questo sì che può definirsi un fatto positivo ma sai dopo anni e anni di torture psicologiche non me ne può fregar di meno, tanto comunque vivo sola da un pezzo. Sola poi non davvero, visto che ho due coinquiline. Non sono male, anzi, solo che Elena continua a dirmi di lasciar stare l’oroscopo, che sono tutte cazzate. Dice che sua zia o non so chi, si è inguaiata di debiti per mezzo di una stronza chiromante. E cosa c’entra poi? Come se leggere previsioni sul mio segno zodiacale potesse in qualche modo influenzarmi!      Tilde poi rincara la dose, sostenendo che, a forza di leggere minchiate, va a finire che ci credi sul serio ad una forma di destino. Lei però continua a giocare al 10 e lotto con la speranza di fare il botto. Non è anche questa una cazzo di previsione? Cercare di indovinare i numeri vincenti, parlare a denti stretti con gli spiriti, l’adrenalina tipica che precede la rivelazione: crederci, illudersi, capire, soffrire. Ho letto che da una settimana Venere è entrata in Cancro, donando sicurezza e carisma. “

È il periodo giusto per osare, dice a sé stessa che quasi, quasi chiama Enrico. – Eh sì, e poi cosa gli dice? Non fa niente che mi hai resa “cervo a primavera”, torna questa scema aspetta a te? – orsù un poco di dignità, che diamine! L’altro giorno si è presentato sotto casa, ma non gli aveva aperto, lui le aveva inviato un sms “carino” che così recitava: <<so di aver sbagliato, scusa. Tutti possiamo commettere degli errori, questo fa di noi degli esseri umani. L’importante è riconoscerli. Riproviamoci>>.

Veronica scuote la testa, lancia la penna, richiude con forza il diario. Riproviamoci dice, come fosse un colpo sbagliato al bowling. Come se fosse un colloquio di lavoro andato male. L’ultimo al quale si era presentata, era vestita di nero, fatto che metteva sempre in risalto le sue forme slanciate. Il tipo la scrutava dall’altra parte della scrivania, sollevando in maniera meccanica ma perfettamente inutile gli occhiali che già erano al punto giusto. Si era seduta col solito rossore, incrociando gambe e giocherellando con le dita, ma le faceva male in un punto sparso fra pancia e stomaco.

<<Perché vorrebbe lavorare qui?>> esordisce lui.

<<Perché sono alla ricerca, bla bla bla. >>

e parte così la solita manfrina, il polpettone del mercoledì sera trito e ritrito, l’abnegazione di sé stessi in tutte le salse. Bisognerebbe gridare le verità. Dire che gli fai un piacere te a lui se ti assume, che sei molto di più di quanto abbiano bisogno o comunque meritino. Che sei qui perché hai bruciato la pergamena della laurea. Che la vita fa schifo e difficilmente offre una possibilità decente.

Intanto, nel bel mezzo, del gran pezzo di teatro, lui la osserva e le fai altrettanto. Poi di improvviso lui abbassa gli occhiali, accenna un sorriso, un pretesto per interromperla.

<<Sa signorina, noi spendiamo tempo ed energia per formare il nostro personale. Lo scopo principale è far crescere la risorsa, fare in modo che apprenda e resti. Lei, mi sembra sia troppo preparata per svolgere le facili mansioni richieste>>.

Ed eccola lì, servita su un vassoio d’argento la frase che da il colpo di grazia alla propria autostima. Un mondo fatto di percentuali, progetti ed obiettivi e tu, ti ritrovi su una strada che ha scale solo verso il basso. Ammaccata, confusa, stanca e pure incazzata accetti un contratto fasullo che mira solo a sfruttarti et voilà diventi il fantasma di te stessa. Sei tu il tuo vampiro, ti succhi la vita da solo. Proprio così, non è la società vecchia, né le delusioni a disidratarti.

Veronica riprende il giornale con l’oroscopo.

CANCRO: settimana vincente, Venere ti rende irresistibile, la fortuna è dietro l’angolo. Decidi finalmente cosa vuoi. Non puoi sbagliare!

Veronica allora corre in bagno, opta per una doccia ristoratrice. Esagera con lo shampoo. Gli occhi si irritano, ma fanculo si dice, sarà più profumata! Canticchia e si lancia in un ballo sexy, muovendo buffamente i fianchi mentre pulisce lo specchio dai vapori. Ha i lividi ancora visibili anche se finge di non farci caso. Quando lei aveva deciso di lasciarlo, lui si era un poco arrabbiato. Le aveva dato qualche pugno, concentrandosi fra pancia e stomaco. Poi però si era calmato e si era scusato. Quel giorno l’oroscopo diceva “che era tempo di prendere decisioni definitive per il suo bene” così lo aveva mollato ma sentiva di amarlo ancora. In fondo le cose potevano essere cambiate. Nulla è immutabile, giusto? Sua madre amava ripetere, non senza riferimenti mirati a suo padre, che chi nasce tondo non può morire quadrato. E allora cosa fare? Lei aveva un ritardo. Nulla ancora di scritto, per carità. Infatti, era indecisa se andare dal ginecologo o parlarne apertamente con le coinquiline. Sapeva bene cosa le avrebbero detto, di prenotare subito un appuntamento con uno specialista per abortire.

– Sei pazza Veronica? Vorresti mettere al mondo il figlio di un bastardo che quando gli gira male mette le mani addosso alla sua ragazza. Uno che se non basta questo poi ti tradisce con il primo essere con la vagina raccattato per strada? Veronica non ci pensare neanche a metterti sulle spalle una tale atrocità! –

Aveva scelto gli occhiali da sole coi cuoricini, quelli che lui diceva essere ridicoli. In fondo l’oroscopo era sicuro del periodo buono, lo avrebbe chiamato alla fine del turno di lavoro.

Quando Veronica varca il portone, è Enrico ad attenderla.  Un secondo di meraviglia poi una scorta di acido addosso. Gli occhiali a cuoricino le si squagliano sul volto. Tutto si trasforma: l’olezzo del rogo delle streghe. E respirare non è più elementare.

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