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Racconto di Alberto Carli

(Prima pubblicazione – 2 gennaio 2019)

 

Novembre è il mese dei morti, anche di quelli che camminano, zombie come me: un portatore di storie camminante, insonne, triste e inconsolabile.

“Chet, alza il culo, andiamo a prendere un paio di caffè da qualche parte”.

Il taglia media dal pelo raso che porta il nome di Dio – Chet Baker – s’illumina tra mille girotondi e salti. Chet sorride come un bambino felice il giorno di Natale. Il mio posto al mio fianco è suo, il mondo che vede lo fa pensare.

In fondo è un incontro tra due bastardi ma di quelli che sanno leggerti: dentro.

C’è vento di tramontana, fastidioso e snervante…

Discesa, carruggi a destra e a sinistra, la piazza. Entro nell’unico bar. Faccio un cenno e ci accomodiamo, soli. Chet si butta per terra, alla mia sinistra. Io di solito uso la sedia, sbronze a parte.

“Vorrei un caffè lungo e un whisky e una bottiglia di acqua piccola, naturale e, se può dell’acqua per il cane.”

“Scusi, scusi potrebbe portarmi un altro caffè lungo e un whisky. La ringrazio signora.”

L’Aroma del caffè, nella mia memoria, è quando mi chiamavano Armonia. “Tu sei Armonia, hombre.” Il piacere di una Verità “espressa”.

Il gusto è il pittore che dipinge le mie guance, la lingua e persino i micro orgasmi per le papille gustative che li trasmettono al cervello che, insieme alla mente, ubriache, godono e ansimano.

Bevo per uscire fuori, per non assentarmi e amo il caffè come si ama un vizio, una tentazione irrinunciabile

Esco. Usciamo. Mi accendo una sigaretta: un classico. E ho ancora il tuo Profumo addosso.

Caffè&Sigaretts.

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