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Racconto di Federica Rigliani

(prima pubblicazione – 1 luglio 2020)

 

Ogni volta che incontri una bella donna, ricorda che qualcuno è stanco di lei.

Le lasciarono sul parabrezza un racconto che iniziava così. Parlava di quelle donne che, per dimenticare di essere state dimenticate, si dedicano agli animali e diventano mamme di cuccioli. Dicono loro vieni da mamma, li amano quando non hanno nessuno da amare, ma non li lasciano se hanno qualcuno da amare. In calce, un indirizzo e-mail.

La donna scrisse per sapere di chi fossero quelle parole. Di un’altra donna, rispose l’uomo.

L’uomo, di cui non conosceva il nome, era al corrente del suo interesse per la scultura, e in link allegati cominciò a inviarle libri, immagini e aneddoti sui grandi interpreti del marmo.

– Regalo – scriveva.

Così lei scoprì che Rodin, a chi gli chiedeva come facesse a tirar fuori le sue statue, rispondeva: Scelgo un blocco di marmo e tolgo quello che non mi serve.

La donna prendeva tutto e dava quello che poteva.

L’uomo dava tutto e prendeva quello che poteva.

Il maestro era lui, non tanto perché avesse un atelier, quanto perché maestro nel darle ciò che la interessava. Lei approfondiva le informazioni e riportava tutto in un confronto che cresceva.

Conobbero così i loro segreti.

Quelli di lei: il peso dell’abbandono e le donne bionde. Non le piacevano.

Quelli di lui: il rasentare i muri per non essere visto e le donne more. Non gli piacevano.

In pochi mesi divennero amanti speciali. Senza i ti amo, senza i per sempre. Forse i loro corpi avrebbero goduto se si fossero incontrati, ma altro si era dato in quel rapporto: saldi su un basamento comune, la scultura in corso erano loro e si modellavano con scalpelli che intagliavano anime affini per scoprire forme superiori.

Ciò che restava a terra non serviva.

La polvere di marmo era limatura dell’eccesso.

Un giorno la donna gli scrisse: – È come se una conoscenza atavica ti precedesse.

L’uomo rispose con un ghigno nell’emoticon, poi cominciò a ritirarsi e a concedersi sempre meno.

Alla donna vennero in mente le parole dell’uomo nei loro primi scambi: – Non voglio perderti. Trovarti nelle mail è come prendere il caffè la mattina.

E ricordò le sue, di parole, negli ultimi messaggi a lui: – Perché non parliamo più? Mi manchi.

Libera da pensieri coercitivi, non intendeva appartenenza. Quell’uomo era un soffio, non una promessa, era il presente nel momento in cui appariva e lì si consumava.

Prima lui le scrisse: – Sei buona. Ti hanno fatto del male, ma sei sempre tu a consolare gli altri.

Dopo le parlò di costanza, di quanto non gli appartenesse come requisito, e diradò le mail fino a renderle monosillabi e faccine senz’anima.

Non lo entusiasmava più. Contattarlo era come andare a una festa a cui non si è invitati.

In ogni caso, lei gli inviò le impressioni avute sul suo ultimo lavoro.

Lui rispose un asettico Grazie e disattivò l’account.

Lei scese dal basamento con il sorriso spezzato e raccolse polvere di marmo.

Ogni volta che un uomo si stanca di lei, lei ha già un cucciolo a cui non ha mai detto amore di mamma. Condivide con lui la mancanza, mette acqua sempre più fresca nella sua ciotola e cucina sovente umido per lui.

Ieri prendeva sentieri di montagna e raggiungeva luoghi solitari in cui si poneva domande, oggi porta la sua bellezza stanca ovunque e domande non ne ha. Conosce gli uomini annoiati dall’amore, loro dimenticano gli amori appassiti. Come Ettore, che l’aveva abbandonata senza una parola, facendole capire quanto le dinamiche da separazione portassero con sé orrori.

L’uomo senza nome, però, aveva fatto peggio.

Lui era un’idea, non un giuramento.

– Signora, per favore…

La donna era seduta sull’argine cementato del fiume, gambe penzoloni. Un poliziotto le tendeva la mano, stava a lui convincerla a non farlo. Erano tutti sicuri: non si sarebbe mossa di lì se non per spingersi in avanti. Le Forze dell’Ordine avevano bloccato l’accesso al vialetto su entrambi i lati e i Vigili del Fuoco, bombole e mute, fluttuavano sotto i suoi piedi.

– Signora, per favore…

Si voltò meravigliata. Vide l’orologio al polso del poliziotto e disse che era ora di cambiare l’acqua al cane. Senza prendergli la mano, si mise in piedi e se ne andò.

Gli uomini non sanno che le donne custodiscono la polvere di marmo in disavanzo.

Serve a riparare brecce.

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