Racconto di Mattia Boscolo

(seconda pubblicazione – 4 maggio 2020)

(Omaggio ad Howard Phillips Lovecraft)

 

Arrivai a Red Castle quando il sole era ormai tramontato, venni accolto da ombre lunghe e nere e, fin da subito, una strana sensazione di disagio mi crebbe nelle viscere. Gettai un ultimo sguardo alla stazione che si trovava alle mie spalle e, vedendo il treno sul quale avevo viaggiato per giorni allontanarsi poco a poco, desiderai di non essere mai sceso. All՚epoca mi occupavo di fenomeni paranormali e Red Castle ne aveva di storie da raccontare a riguardo.

Il vento soffiava bilioso scuotendo le chiome degli alberi e la luna era una moneta d՚oro incastonata in un cielo nero privo di stelle. Avevo molto freddo, le mie ossa gemevano al cospetto di quella bufera, così tanto da indurmi a pensare che si sarebbero spezzate. Le strade erano sinistramente deserte e l՚aria che tirava aveva un lezzo insopportabile. Le case erano strutture fatiscenti dall՚aspetto spettrale e, quando tendevo l՚orecchio, la sensazione di sentirle sussurrare, come se avessero una vita propria, mi parve reale. La notte inquieta, la bufera e il cielo nero sopra la mia testa in quel momento mi sembrò giusto incolpare per l՚inquietudine che soffrivo.

In lontananza notai le luci di una vecchia locanda, sembrava un miraggio in quella notte tempestosa. Una volta arrivato, sopraggiunse lo sconforto nel constatare che non vi fosse anima viva al suo interno. La porta era chiusa.

Bussai a pugni serrati per la disperazione, urlai con il poco fiato che avevo in corpo data la paura che cresceva in me. Ad un tratto, udii lo scatto della serratura, davanti a me si palesò un uomo molto vecchio con una folta barba bianca, occhi  come schegge di ghiaccio e denti gialli. Orribili denti gialli.

Chiesi ristoro, lo supplicai. Mi fece accomodare ad un tavolo, subito dopo portò un boccale di birra e della carne di maiale. Consumai la cena come un lupo attorno ad una carcassa e trangugiai il boccale di birra quasi con un sorso.

L՚atmosfera sinistra del posto mi si attaccò addosso come petrolio sulle ali di un gabbiano. Non vi era nessuno lì dentro a parte me e quel silenzio che avvertivo, come l՚alito di un fantasma, non migliorò il mio stato interiore.

Studiai con occhio attento le mura che mi circondavano, l՚umidità filtrava dal soffitto e scendeva come la bava di una lumaca stanca sul punto di morte, lasciando le striature più scure sui mattoni che andavano a costituire le pareti di quel luogo.

La cena fu di mio gradimento devo ammettere, il maiale era ben cucinato e la birra di ottima produzione.

Il locandiere al di là del bancone era indaffarato a pulire lo strato di polvere sopra alcune mensole, sulle quali avrebbe riposto le bottiglie di alcolici. Mi scrutò con sguardo torvo per un momento che a me parve infinito, ai suoi occhi apparivo come un forestiero, forse anche stolto, analizzando come mi fissava.

Chiesi gentilmente un secondo boccale di birra nell՚attesa che il maltempo cessasse, presi dalla tasca del mio giaccone un taccuino, sul quale avevo iniziato ad annotare tutte le informazioni riguardanti Red Castle.

I primi dettagli, scritti con una calligrafia tremante per il freddo, furono le sensazioni che mi accolsero appena sceso dal treno: freddo innaturale, strade deserte e, sottolineato per ben tre volte, case dall՚aspetto decadente con un՚aurea maligna.

Ero a caccia di storie di fantasmi, luoghi da visitare, eventi paranormali da immortalare. Nel borsone che mi ero portato c՚era la mia attrezzatura, che consisteva in un registratore ad alta ricezione, una macchina fotografica particolare in grado di immortalare la presenza di entità non terrene e un rilevatore di calore.

Ero stato introdotto da Warren Leigh nel mondo del paranormale anni addietro e al momento vantavamo sette casi ben dettagliati di poltergeist.

Warren mi aveva detto di recarmi a Red Castle e di visionare il posto, perché secondo lui e in base alle sue ricerche lì, c՚era una forte concentrazione di tali fenomeni.

In base agli articoli che mi diede da visionare, più che altro erano dichiarazioni della gente del posto, notai che nei mesi precedenti alcuni cittadini avevano rilasciato testimonianze a riguardo di strani eventi.

Una certa Annie Nolan fu costretta ad abbandonare la propria abitazione e, stando a quanto riportava l՚articolo di giornale, fu scagliata da una parte all՚altra della camera da letto da una forza invisibile.

Di seguito a quella notizia c՚era la testimonianza di Randy Cotton James, il quale dichiarava che gli oggetti in casa sua si muovevano da soli. Altri dichiaravano di aver visto in giro per le strade Mary Hopner e suo marito Zerman Gills, entrambi morti in un incidente stradale tre mesi prima.

Avevo molto materiale a mia disposizione, dovevo solo aspettare che il maltempo cessasse e cercarmi un posto dove alloggiare per la notte. Il giorno seguente mi sarei dato da fare e avrei interrogato tutte quelle persone, visionando anche le loro case, se mi fosse stato concesso.

Il locandiere continuava a studiarmi con quel suo sguardo accusatore, non ero benvoluto o forse era una mia impressione.

Decisi di andare al bancone, con la scusa di intavolare una qualsiasi discussione, magari gli avrei strappato di bocca qualche storia interessante. Con modi gentili ordinai ancora da bere e mentre riempiva il boccale mi chiese cosa ci facessi da quelle parti, era molto chiaro per il nerboruto locandiere che fossi lì non per svago.

Risposi che ero uno studioso di fenomeni paranormali e l՚uomo, ancora girato di spalle intento a riempire il boccale, si congelò al suono delle mie parole. Gli domandai se fosse a conoscenza di qualche storia interessante e se gli andasse di parlarmene; subito dopo aggiunsi che ero alla ricerca di un posto dove passare la notte.

Il locandiere mi suggerì di alloggiare al piano superiore, dove c՚era una stanza in disuso, l՚avrebbe sistemata alla meglio per farmi riposare, dato che il maltempo non cessava.  Disse che il giorno seguente mi avrebbe accompagnato di persona in vari luoghi che secondo lui erano infestati dai fantasmi. Finii la birra e raccolsi il mio bagaglio con l՚attrezzatura, mi recai al piano superiore seguendo il locandiere.

La stanza era molto piccola e fredda e l՚unica finestra che c՚era offriva la vista su un campo che si estendeva a perdita d՚occhio. Sistemai le mie cose e ringraziai l՚uomo mentre usciva dalla camera. Il freddo siderale di quella notte e l՚incessante maltempo, condito da tuoni dalla voce profonda, suscitava in me una paura indicibile. I lampi illuminavano a giorno quel campo che si espandeva per una misura incalcolabile sul retro della locanda, vidi degli alberi ritorti e secchi qua e là, disseminati a casaccio e scossi violentemente dal vento feroce che ululava. Decisi di tirare le tende per un inesplicabile sensazione di terrore che mi avvolgeva come un sudario. Per fortuna di fianco al letto che il locandiere con cura mi aveva preparato c՚era un mobile sul quale vi era una lampada, l՚accesi e mi sistemai sotto le coperte aspettando di prendere sonno.

Il giorno seguente, alle prime luci di un sole debole velato dalla nebbiolina del mattino, giunse l՚orrore. Mi svegliai intontito, una stanchezza indescrivibile mi stringeva ogni articolazione, pensai che fosse il freddo patito in quella stanza, ma mi dovetti ricredere una volta vista la mia immagine allo specchio.

Avevo i capelli completamente bianchi, rughe profonde mi solcavano il viso come antichi sentieri dimenticati. Controllai la carta di identità che tenevo nel portafoglio per accertarmi della mia fisionomia facciale, i miei documenti parlavano molto chiaro, avrei dovuto avere trentadue anni.

Il mio viso come tutto il corpo diceva il contrario, le mie mani secche tremavano mostrando un reticolato di vene gonfie e capillari rotti. Ero più che sicuro di avere passato una sola notte lì, ma ero invecchiato precocemente senza sapere come.

Mi recai al piano di sotto aspettandomi di vedere il locandiere e chiedergli quale strana maledizione mi avesse lanciato addosso, ma non trovai nessuno. La locanda non assomigliava più a quella di prima: tavoli, sedie, il bancone erano solo cumuli di macerie ammuffite, sembrava un luogo abbandonato da tempo, un casolare decadente.

Sentivo il mio corpo lamentarsi come se qualcosa mi stesse consumando da dentro, mi avvicinai al vetro di una finestra, tolsi la sporcizia che vi era sopra per specchiarmici e vidi che ero ancora più vecchio di prima.

Del locandiere non vi era traccia, andai alla porta, dovevo cercare aiuto e spiegare cosa mi fosse successo a qualcuno, semmai avessi incontrato qualcuno. Fuori la nebbia avvolgeva ancora tutto e una puzza indicibile mi colpì così forte che dovetti trattenermi dal vomitare. Vagai con lo sguardo un po՚ a destra e un po՚ a sinistra aspettandomi di vedere chissà che cosa, solo Dio poteva saperlo.

Voltai lo sguardo al vecchio casolare che prima era una locanda, vidi cedere la struttura lentamente; di colpo cadde. Un cumulo di macerie era rimasto e basta. Avanzai nella nebbia, inghiottito dal terrore per quello che stavo vivendo e inciampai in qualcosa di duro.

Dalla terra emergeva una lapide di grezza fattura, ma quello che vidi in seguito mi lasciò con il cuore gelato dal terrore.

La foto sulla lapide fu l՚elemento più disturbante per la mia mente… L՚uomo rappresentato in quel riquadro era il locandiere dalla folta barba bianca. Indietreggiai dallo stupore che si mescolava in modo perverso con la paura, estesi lo sguardo oltre la lapide mentre la nebbia si stava diradando e ciò che vidi oltre fu ancora più indicibile. Un oceano di pietre sepolcrali occupava il grande campo che avevo visto dalla finestra della locanda, tutte perfettamente allineate. Non credevo a quello scenario, sembrava assurdo alla mia mente, avanzai con passo incerto tra le stele che emergevano dalla terra come dita di un cadavere, sotto i miei piedi giaceva morta tutta Red Castle… Continuai quel cammino tra i morti, arrivai fino in fondo, verso le ultime lapidi, ed è lì che sentii l՚ultimo fiato di terrore passarmi attraverso il corpo.

Mi inginocchiai e vidi che dal terreno emergeva anche la mia pietra sepolcrale. Sono morto e vi scrivo dall՚aldilà.