Di Redazione

295 parole

Per l’iniziativa letteraria > LA SVOLTA DEL CASO

 

Il treno delle 8:42 era già sul binario. Avevo fretta, la borsa pesante e un contratto da firmare che avrebbe definito i successivi dieci anni della mia carriera. Correvo. Poi, il laccio della scarpa destra si è impigliato nella fibbia dello zaino. Sono caduto a terra: i fogli sparsi sul marmo freddo della stazione come improvvisata cornice e un ginocchio sbucciato come ricordo della postura che non avevo più. Mentre raccoglievo alla rinfusa l’ultima pagina con i pensieri già in viaggio verso la meta, le porte del vagone si sono chiuse con un soffio metallico. Il treno è partito senza di me lasciando a terra anche tutti i miei sogni quasi tradotti in realtà.

In quel preciso istante ho provato una rabbia cieca. La mia volontà, ferrea e programmata, era stata sconfitta da pochi centimetri di poliestere intrecciato. Una fatalità banale aveva dirottato la mia strada, anzi l’aveva sbarrata con un bel divieto senza avvisi di lavori in corso.

Mentre aspettavo il convoglio successivo, mi sono seduto al bar della stazione. La gente era poca perché chi doveva concludere gli affari era già partito, come il Me dei miei progetti. Avevo una tremenda voglia di parlare anche solo per lamentarmi del tempo e del fatto che non ci sono più le mezze stagioni. A due tavolini dal mio stava un tizio con dei lineamenti abbastanza anonimi. Fosse stato anche uno straniero, non mi sarebbe importato: dovevo condividere la sfiga.

Se poi, casualmente, lo si fa con l’amministratore delegato di un’azienda, che al solo nome mi faceva battere il cuore, a piedi come me in quella stazione dove l’attesa di solito è una tortura, ecco che i rimpianti se ne vanno e, chiusa la porta di un vagone, si apre quella di un ufficio solo per me!