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	<title>Oliviero Carugo &#8211; Racconticon | Portatori di storie</title>
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		<title>OVERDOSE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Oliviero Carugo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:14:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Racconto di Oliviero Carugo (Prima pubblicazione)   Lo seppi al telefono, da mia moglie. Mi disse, molto semplicemente: Oliver è morto. Droga. Overdose. Chi? Oliver? Chi è Oliver? Non mi veniva in mente che l’unico Oliver che conoscevo era mio figlio. Nostro figlio. Naturalmente, mia moglie non era affranta meno di me, anche lei aveva  [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Racconto di <strong><em>Oliviero Carugo</em></strong></p>
<p>(Prima pubblicazione)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo seppi al telefono, da mia moglie. Mi disse, molto semplicemente: Oliver è morto. Droga. Overdose.</p>
<p>Chi? Oliver? Chi è Oliver? Non mi veniva in mente che l’unico Oliver che conoscevo era mio figlio. Nostro figlio.</p>
<p>Naturalmente, mia moglie non era affranta meno di me, anche lei aveva un tornado nel ventre, ma lei aveva un maggior controllo su di sé, oppure aveva avuto più tempo per metabolizzare la notizia.</p>
<p>All’epoca, io lavoravo a Padova, mentre mia moglie Caterina e Oliver, nostro figlio, vivevano a Pavia, dove ci riunivamo ogni fine settimana. Lavoravo per una ONG rivolta al rispetto dei diritti civili, in particolar modo di quelli LGBT+. Caterina, invece, era professoressa di biologia all’università. E Oliver aveva diciannove anni.</p>
<p>Io viaggiavo molto. Sostenevamo molti Gay Pride in tutta la penisola, isole comprese: Cagliari, Foggia, Torino, Trieste e così via. Ricordo che nell’anno nel quale Oliver compì due lustri ero salito su cinquantatré aeroplani. Troppi.</p>
<p>Caterina viaggiava molto meno, se non per i congressi scientifici estivi, ma era comunque molto impegnata.</p>
<p>Oliver, dopo aver passato la maturità senza infamia e senza lodi, era iscritto a chimica all’università di Pavia.</p>
<p>Perché aveva scelto chimica? Chi lo sa. Si sa che i genitori non possono scegliere la facoltà dei figli e che possono solo cercare di evitare scelte azzardate. Col senno di poi, si potrebbe supporre che avesse scelto chimica per lavorare coi narcos. Invece, secondo me, l’aveva scelta per pura curiosità, dato che aveva frequentato, come i suoi genitori, il liceo classico, dove lo studio delle scienze è marginale. La chimica era, quindi, per lui una pagina bianca, un pentagramma vuoto, una sfida.</p>
<p>Oliver suonava il contrabbasso, era prossimo al diploma in conservatorio. Ci era costato un patrimonio quello strumento e a me faceva quasi paura, grosso come un orso. Oliver, invece, se ne era innamorato fin da bambino, nessuno sa perché. Ma quando lo suonava sembrava proprio un bambino abbracciato ad un grosso peluche oppure un bambino che cercava di scalare una sedia troppo grande per lui. Di bassi elettrici, neanche a parlarne, non solo nella musica classica ma anche nel jazz: pensa ad Avishai Cohen, papà! Protestava. E io non sapevo chi fosse questo Avishai&#8230;</p>
<p>Ovviamente mi precipitai a Pavia, in autostrada, senza badare ai limiti di velocità e senza la prudenza che mi era abituale. La casa era vuota, bevvi un bicchiere di rosé aperto in frigo. Sembrava benzina. Inghiottii le pastiglie per la pressione e per il diabete.</p>
<p>Usualmente, il mio cervello è probabilmente il mio organo che funziona meglio, ma in quel momento non se la passava bene nemmeno lui. Cercai mia moglie al telefono. La trovai in questura. È a meno di dieci minuti a piedi da casa, inutile prendere la macchina.</p>
<p>La trovai seduta in corridoio, irriconoscibile. Pareva dimagrita, nuotava nel suo impermeabile grigio scuro. La pelle del viso, raggrinzita come una mela secca, sembrava di legno. I capelli scarmigliati le davano l’aria di una furia vendicatrice. Si lasciò abbracciare e i nostri occhi cominciarono a parlarsi.</p>
<p>Droga? Io e Caterina non ne sapevamo quasi niente. Da giovane, come capita ai più, avevo fumato uno spinello o, meglio, avevo solo cominciato a fumarne uno prima si smettere di colpo e per tutta la vita: quell’odore e quel sapore in bocca mi disgustava. Due sono le cose che mi fanno schifo: l’anice e l’erba; non potrei accettarli neanche per educazione, mi repellono violentemente. Mia moglie sosteneva, invece, di non avere mai provato a fumare niente, ma proprio niente, nemmeno tabacco alla menta, per dire. Non le avevo mai creduto ma è bene che rimangano misteri e segreti in una coppia: non si smette mai di conoscersi.</p>
<p>Oliver suonava il basso in un quartetto jazz a Pavia. Non sono mai stato in grado di capire se ci sapessero fare perché io, di musica, non ho mai capito un tubo. Non distinguo Bach da Miles Davis. Caterina aveva invece trasmesso ad Oscar un ottimo orecchio e la curiosità per i suoni. Non a caso lei si occupava professionalmente del canto dei cetacei. Fa un po’ ridere pensare che a Pavia, in mezzo alla pianura padana, ci fosse qualcuno ad ascoltare fischi e grugniti di balene e delfini. Me per lei quella era la miglior musica di tutti gli universi.</p>
<p>Conoscevamo, ovviamente, la ragazza e i due ragazzi che suonavano con Oliver. Lei la batteria, piano e sassofono gli altri due. Erano ragazzi per bene, come si diceva una volta. Si erano conosciuti in conservatorio, in piazza Ghislieri. Suonavano a casa della ragazza, che abitava coi suoi in un villino di viale Gorizia dove c’era lo spazio necessario e pochi vicini per lamentarsi.</p>
<p>In realtà non erano molto chiassosi perché si esibivano al bar Liutprando, un bugigattolo dove non era necessario alzare il volume per saturare di vibrazioni la poca aria.</p>
<p>Oliver aveva cominciato a seguire le lezioni universitarie da un paio di mesi. Non ci aveva ancora fatto capire se la scelta di studiare chimica fosse stata azzeccata. Noi tenevamo il fiato sospeso, sperando. Poco sapevamo dei suoi nuovi amici, dei professori e delle materie di studio. Tutto quel che sapevamo è che si divertiva un mondo nelle esercitazioni pomeridiane di laboratorio, dove faceva cose per lui nuove e insolite e per noi quasi del tutto misteriose. Solo Caterina aveva qualche ricordo, ma poche cose visto che aveva studiato biologia e io, che avevo due mani sinistre, avevo ben pensato di starmene alla larga, iscrivendomi a legge.</p>
<p>Non avevamo visto arrivare niente. La droga. Il disagio?</p>
<p>Noi eravamo fieri del nostro ragazzo. Al liceo non brillava, è vero ma in parallelo studiava anche al conservatorio. Non ci eravamo accorti di niente. In base alle informazioni a nostra disposizione, l’overdose era occorsa al bar Liutprando, dopo un’esibizione del suo quartetto, poco prima di mezzanotte. Lui era morto in ospedale poco dopo. L’ambulanza era stata chiamata dal gestore del locale. Ma che cavolo di quartetto era? Bravi ragazzi? Forse no, ma Caterina ed io non abbiamo avuto mai nessun sospetto.</p>
<p>Eroina? Una droga comune quando ero un ragazzo. Ora, secondo quel che vedo sui giornali, vanno la coca, l’erba e le pasticche. Ma l’eroina no, sembra fuori moda, roba di antiquariato. Oppure viene commercializzata in altri continenti. Eppure, ammazza ancora.</p>
<p>Non sappiamo se Oliver fosse un consumatore abituale. Forse era la prima volta. O forse aveva provato ogni droga, sistematicamente.</p>
<p>Chi gliela aveva procurata? Forse le indagini della polizia avrebbero chiarito la questione.</p>
<p>Perché? Perché si era bucato? Qui, alla gente <em>normale</em> basta l’alcol. Qualche bicchiere di vino, qualche birra, un po’ di cognac e grappa. Oppure il tabacco. Perché ricorrere a sostanze illecite e pericolose per la fedina penale? E anche, dato che siamo una città di provincia, per la reputazione.</p>
<p>Cosa abbiamo sbagliato? Non lo so e sono certo, guardandola negli occhi, che non lo sa nemmeno Caterina, che mi guarda come se fossi uno specchio. Nel nostro piccolo, gli abbiamo dato tutto. Vacanze a Teglio, in Valtellina, da dove viene la famiglia di mia moglie. In un’elegante casa di pietra con straordinaria vista sulle alpi Orobie. Un posto da passeggiate e arrampicate d’estate, un posto da funghi in autunno, un posto dove sciare d’inverno. Un paradiso dove ballano Giove, Marte e Venere. E dove si mangia da sogno e dove Oliver non metterà più piede.</p>
<p>Sciare era la nostra comune passione, probabilmente, me ne rendo conto solo adesso, l’unica cosa che facevano assieme. Aprica, Santa Caterina, Livigno, Bormio e anche a Prato Valentino. E i viaggi: siamo stati in mezza Europa, dalla Grecia all’Irlanda, dal Portogallo alla Lituania senza trascurare le regioni italiane – solo Calabria e Basilicata ci mancano. E i libri: siamo stati tra i migliori clienti delle nostre librerie. Quand’era piccolino si divertiva un mondo quando gli leggevo qualcosa. Mi ricordo i suoi commenti al Piccolo Principe.</p>
<p>Strano che non avesse una ragazza. Alla sua età, di solito, ci si innamora facilmente. E sua madre se ne sarebbe accorta di sicuro. Era gay? Probabilmente no, perché anche di questo sua madre si sarebbe accorta di sicuro. Forse era solo un po’ timido. Lo ero anch’io alla sua età.</p>
<p>E poi avremmo dovuto organizzare il funerale, l’inumazione a San Giovannino, la fila di persone, il prete – ma dobbiamo proprio farlo religioso il funerale? I fiori, la foto sul loculo, le pompe funebri, l’assenza dal lavoro. E poi, gli sguardi e le frasi meste e, forse, ipocrite. Le occhiate maligne come a dire che le tragedie uno se le cerca. L’overdose come uno stigma su di me e Caterina, un marchio di infamia. Che a noi due non importa per niente, per noi l’overdose è la quintessenza del dolore, distillato e purissimo. E poi, riordinare la sua stanza cercando di non morire di disperazione. Avremmo scovato i suoi più intimi segreti. Forse qualche dose?</p>
<p>E poi, e poi, e poi&#8230;</p>
<p>Dopo il funerale, Caterina si è buttata sul lavoro, sui suoi fischi e grugniti di cetacei, ed io ho prenotato una stanza all’Hotel Rosengarten di Padova, sono al settimo piano, è notte e sto per buttarmi giù.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.amazon.it/-/en/silenzio-b-Italo-Oliviero-Carugo/dp/B0FXNWDBCD">https://www.amazon.it/-/en/silenzio-b-Italo-Oliviero-Carugo/dp/B0FXNWDBCD</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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