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	<title>Legami Animali &#8211; Racconticon | Portatori di storie</title>
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		<title>KNUT E THOMAS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ileana Collini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 12:14:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Racconto di Ileana Collini   Questa è la storia di un rito. Un rito spezzato. Siamo fatti di riti, tutti noi, checché ne pensiamo. Per sfuggire a questo ancestrale respiro a volte li chiamiamo banalmente routine; quando arrivano a condizionare la nostra esistenza, li chiamiamo manie. Nessun essere vivente ne è esente: anche gli animali  [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Racconto di<strong><em> Ileana Collini</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa è la storia di un rito. Un rito spezzato.</p>
<p>Siamo fatti di riti, tutti noi, checché ne pensiamo. Per sfuggire a questo ancestrale respiro a volte li chiamiamo banalmente routine; quando arrivano a condizionare la nostra esistenza, li chiamiamo manie. Nessun essere vivente ne è esente: anche gli animali hanno i loro.</p>
<p>Thomas indossa il grembiule e gli stivaloni di gomma. Un grugnito caldo di saluto giunge dalla tana e scompone appena il suo barbone nero, prima che lui scompaia nella cucina. Io sono alla finestra all&#8217;ultimo piano del palazzo di fronte, oltre la siepe che confina con lo Zoo di Berlino. È mattina presto e sono già sveglia — per non dire <em>ancora</em> sveglia — con la mia tazza di caffè fumante tra le mani. Knut attende impaziente, pestolando avanti e indietro. Aspettiamo assieme: io controllo l&#8217;orologio e immagino che anche Knut lo faccia, a modo suo.</p>
<p>Sono le sei spaccate. Con precisione teutonica, Thomas esce dalla cucina fischiettando la <em>Cavalcata delle Valchirie</em> in chiave di basso. Knut lo sta aspettando: si alza sulle zampe posteriori e lo sommerge in un bianco e delicato abbraccio, sfregolando il muso contro la sua barba scura. Poi si tuffa sulla ciotolona della succulenta colazione.</p>
<p>Knut è un cucciolo di orso polare orfano e Thomas è il suo umano adottivo. Vederli ogni mattina assieme, felici di scherzare e farsi confidenze, fa star bene per tutta la giornata. L&#8217;orsetto è diventato una piccola star: i visitatori si abbandonano a gridolini e risate divertite ogni volta che, sgambettando, si tuffa nella piscina. E Thomas si tuffa con lui. I due trascorrono assieme gran parte del tempo. Thomas lo accompagna, lo guida e lo protegge dai clamori degli astanti, dosando le sue apparizioni pubbliche.</p>
<p>Eppure, man mano che Knut cresce, scorgo nello sguardo di Thomas un’ombra, scura come la sua barba: sa che quel legame così intimo dovrà prima o poi sfilacciarsi, per permettere a Knut di diventare grande e avvicinarsi alla sua natura di signore dell’Artico. Il tempo passa, Knut cresce, e quell&#8217;ombra in Thomas si fa sempre più densa.</p>
<p>Poi arriva quella mattina. Dalla finestra non vedo alcun movimento oltre la siepe. Le sei sono passate da un pezzo. La porta della cucina resta chiusa; nessuna <em>Valchiria</em> fischiettata fende l&#8217;aria fresca dell&#8217;alba. Knut cammina avanti e indietro, poi si accuccia vicino al cancello con il muso tra le zampe.</p>
<p>Thomas oggi non c&#8217;è. Non sarebbe arrivato mai più. Il rito si era infranto e Knut, in quel silenzio lungo e anomalo, aveva già capito. Ora era solo.</p>
<p>Da anni non vivo più a Berlino. Solo l’estate scorsa sono riuscita a tornare. La notizia della scomparsa di Thomas mi aveva così sconvolto che avevo chiuso sotto chiave, nel forziere delle rimembranze, tutte le immagini e le sensazioni che mi legavano a quel luogo, a quel rito quotidiano.</p>
<p>Sono tornata allo zoo a trovare Knut. L’orsetto goffo di un tempo è diventato un adolescente irrequieto che si trascina svogliato. Non si tuffa più in piscina, la sua pelliccia è sporca e arruffata. Condivide lo spazio con altri orsi, ma a malapena sembra accorgersene. Non è più la grande attrazione del parco.</p>
<p>Vorrei finire questa storia con una bella frase consolatoria, un’apertura sul futuro. Non ne sono capace. Poco tempo dopo la mia visita a Knut, sul giornale è apparsa la notizia della sua improvvisa scomparsa. E io non riesco a fare a meno di pensare al <em>Piccolo Principe</em> e alla sua Volpe: a quanto ci si esponga al dolore quando ci si lascia, anche solo per un istante, addomesticare.</p>
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