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	<title>ipocrisia &#8211; Racconticon | Portatori di storie</title>
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	<title>ipocrisia &#8211; Racconticon | Portatori di storie</title>
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		<title>Agatha Christie (5)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Agata Christie]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2023 13:14:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Frasi celebri]]></category>
		<category><![CDATA[Agata Christie]]></category>
		<category><![CDATA[buoni motivi]]></category>
		<category><![CDATA[ipocrisia]]></category>
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					<description><![CDATA[A Natale c’è molta ipocrisia, onorevole ipocrisia, ipocrisia intrapresa per le “bon motif, c’est entendu”, ma comunque ipocrisia. Agata Christie]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Natale c’è molta ipocrisia, onorevole ipocrisia, ipocrisia intrapresa per le “bon motif, c’est entendu”, ma comunque ipocrisia.</p>
<p><em>Agata Christie</em></p>
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		<title>L’ALTERNATIVO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Torelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2022 13:14:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I vostri racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[conformismo]]></category>
		<category><![CDATA[contraddizioni]]></category>
		<category><![CDATA[ipocrisia]]></category>
		<category><![CDATA[racconti brevi]]></category>
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					<description><![CDATA[Racconto di Alessio Torelli (Prima pubblicazione)   “Ascolta, non ho più voglia di fare questo discorso.” dissi. E il mio amico mi incalzava. “Siamo degli ipocriti, abbiamo contestato tutto per vent’anni e ora che siamo diventati? Conformisti, lavoratori modello, perfetti ingranaggi del sistema che odiavamo. Schiavi…siamo schiavi.” urlava, puntandomi il dito contro. Quando disse la  [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Racconto di <em>Alessio Torelli</em></p>
<p>(Prima pubblicazione)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Ascolta, non ho più voglia di fare questo discorso.” dissi. E il mio amico mi incalzava. “Siamo degli ipocriti, abbiamo contestato tutto per vent’anni e ora che siamo diventati? Conformisti, lavoratori modello, perfetti ingranaggi del sistema che odiavamo. Schiavi…siamo schiavi.” urlava, puntandomi il dito contro. Quando disse la parola “schiavi”, la sua foga da ubriaco si trasformò in amara riflessione, il suo viso da arrabbiato divenne triste, sembrava quasi volesse piangere. Rientrò al bar ed ordinò un’altra birra.</p>
<p>Entrai anch’io e gli dissi “Datti una calmata, non è possibile fare tutte le sere questo discorso, lo capisci che non c’è una soluzione?” Lui mi guardava con un occhio semichiuso e continuava “Noi potevamo fare altro, dovevamo fare altro nella vita. Io non voglio essere Fantozzi…ecco sì! Io non voglio fare la vita di un moderno Fantozzi! Il barista ci guardava attonito e sussurrò “Ma non possono parlare di calcio e donne come tutti gli altri?”</p>
<p>Finimmo la birra e andammo via, il discorso sembrava chiuso lì ma non lo era. Lui guidava, era sbronzo ma dissuaderlo dal farlo sarebbe stato inutile e purtroppo lo sapevo. Direzione kebab, tappa fissa dopo una serata alcoolica. “Dobbiamo cambiare, siamo ancora in tempo” disse.</p>
<p>“Siamo ancora in tempo solo per cambiare il condimento del kebab probabilmente, ma come sai a me piace senza cipolla.” cercai di sdrammatizzare ed evitare il discorso.</p>
<p>“No no, dico sul serio. Molliamo tutto, andiamo via.” Rispose.</p>
<p>“E dove andiamo? Lasciamo un lavoro fisso, così senza senso? Abbiamo delle responsabilità, non siamo più ragazzini, non possiamo tornare indietro…” gli dissi.</p>
<p>Uscite queste parole dalla mia bocca, lo sentii arrivare a folle velocità, il mio magone di tristezza, di consapevolezza, che continuavo anno dopo anno a sperare fosse andato per la sua strada e che invece stava sempre lì, sotterrato solo in parte dalla vita di tutti i giorni, che ogni tanto tornava a fare capolino e a ricordarmi che in fondo il mio amico non aveva tutti i torti.</p>
<p>Ma no, non volevo accettarlo, non potevo pensare di aver sbagliato tutto. Rimanemmo in silenzio per qualche minuto, poi ripresi a parlare: “E poi dimmi una cosa, ma chi sono i veri alternativi, quelli che secondo te non si sono fatti fregare dal sistema? Quelli che a quarant’anni fanno una vita come tutti gli altri, ma si sentono di sinistra perché portano le scarpe da trekking? Quelli che non lavorano perché non si vogliono far sfruttare ma si fanno mantenere dai genitori? Quelli che vanno ancora ai rave?”</p>
<p>“Non lo so, io penso a me” rispose.</p>
<p>Divenimmo entrambi pensierosi. “Dai, andiamo a casa, è tardi” gli dissi, e ci salutammo.</p>
<p>Mentre guidavo verso casa riflettevo. Ma perché devo sentirmi in colpa, cosa ho fatto di male? Ma se noi abbiamo sbagliato tutto, chi sono i veri alternativi? Chi sono, perché io non li conosco, tutti ci si sentono, fanno piccole cose per sentirsi diversi, per giustificare sé stessi, ma alla fine della fiera sono tutti omologati. Pensavo intensamente, ma il vortice di pensieri senza soluzione venne interrotto da un posto di blocco.</p>
<p>Solite cose, patente e libretto, tutto bene. Menomale, niente palloncino.</p>
<p>Dissi a me stesso: “Vedi? Qualche anno fa avresti reagito male, li avresti odiati solo perché erano poliziotti, ora sei stato calmo e gentile, rispettoso del loro lavoro, sei decisamente cambiato”</p>
<p>Arrivai a casa e mi misi a letto, avevo solo voglia di dormire.</p>
<p>Il sonno arrivò subito, viste le svariate birre sul groppone. Mi svegliai dopo poche ore, era quasi giorno. Mal di testa, bocca secca e il vago ricordo di un sogno. Mi ricordavo che col mio amico salivamo verso una montagna, verso la vetta, ed intorno solo nebbia. Arrivati ad uno stretto sentiero i nostri sguardi si incrociarono e senza dire niente ci rendemmo conto che non saremmo mai stati in grado di arrivare in cima. In quel momento una figura confusa, incappucciata, forse un frate ci passò vicino e con voce solenne disse: “E’ alternativo che vi poniate il problema” e scomparve nel bosco.</p>
<p>Mi alzai per fare il caffè e pensai che tutte le contraddizioni della vita si sarebbero ripresentate prima o poi, probabilmente molto presto, ma che per ora mi sarei sentito in pace con me stesso, mi sarei aggrappato a quella frase… per vivere.</p>
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		<title>LA DECISIONE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Renata Pieroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Dec 2021 13:14:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti a tema]]></category>
		<category><![CDATA[RaccontiContinuaTu]]></category>
		<category><![CDATA[coraggio di scegliere]]></category>
		<category><![CDATA[gelosia]]></category>
		<category><![CDATA[ipocrisia]]></category>
		<category><![CDATA[racconto a tema]]></category>
		<category><![CDATA[terrore]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[Racconto di Renata Pieroni "RaccontiContinuaTu"     Scendeva le scale, aveva fretta, il taxi l’aspettava. Stava chiudendo, finalmente, quella porta. Non voleva pensare a quanto le era costato trovare il coraggio. Dopo tutti quegli anni, pure le nozze d’oro avevano già superato e l’età non era più quella delle pazzie. Pazzie… Sì, lui era pazzo.  [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Racconto di <em>Renata Pieroni</em></p>
<p>&#8220;RaccontiContinuaTu&#8221;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Scendeva le scale, aveva fretta, il taxi l’aspettava. Stava chiudendo, finalmente, quella porta.</strong></p>
<p>Non voleva pensare a quanto le era costato trovare il coraggio.</p>
<p>Dopo tutti quegli anni, pure le nozze d’oro avevano già superato e l’età non era più quella delle pazzie.</p>
<p>Pazzie…</p>
<p>Sì, lui era pazzo. All’inizio, appena dopo il matrimonio, sembrava solo strano, aveva un carattere molto difficile, ma erano i tempi in cui alle mogli veniva consigliato “Porta pazienza, non innervosirlo” e lei si era adeguata, per le regole sociali, per la religione, per l’onore della famiglia, per i figli.</p>
<p>Maglie di una rete invisibile erano diventate sempre più strette col passare degli anni: aveva dovuto lasciare il lavoro ed essere sempre a sua disposizione, occuparsi di tutto in casa perché “questo è il compito di una moglie”.</p>
<p>Non frequentavano amici, non aveva amiche, lui era sospettoso di ogni nuova conoscenza. Con gli anni era aumentata la gelosia, l’accusava di avere amanti se lui era al lavoro, non voleva che uscisse da sola e da quando era andato in pensione l’accompagnava sempre. Ormai uscivano solo a fare la spesa, oppure dal medico, per tutti i malesseri e i disturbi che le erano venuti nel corso degli anni. Lui dal medico per sé non ci andava mai, si sentiva un vero uomo, fiero di sé.</p>
<p>Una volta lei gli aveva suggerito: -Sei così nervoso&#8230; dovresti parlarne col dottore&#8230;- Guai! Era meglio che fosse stata zitta!</p>
<p>Tutti dicevano: &#8211; Che marito premuroso! &#8211; perché fuori casa si comportava normalmente, anzi era sempre disponibile ad aiutare… gli altri, non lei.</p>
<p>Poi c’erano gli schiaffi, le botte anche davanti ai figli, se osava contraddirlo. Erano tutti maschi, per fortuna, pensava lei. Se fosse nata una femmina… non osava immaginare!</p>
<p>I figli ormai erano cresciuti, avevano cercato di uscire da quella casa il più presto possibile per non essere tiranneggiati. Abitavano in altre città e spesso le avevano suggerito: &#8211; Mamma, lascialo, è sempre peggio! Vieni da noi, ti aiuteremo!-</p>
<p>Lei resisteva. Era amore? Forse, ormai non sapeva più.</p>
<p>Ma oggi ancora una volta lui aveva lo sguardo cupo, quello delle giornate… che sapeva già come sarebbero finite.</p>
<p>L’aveva maltrattata più del solito e tra i denti diceva: &#8211; Ti ammazzo!- Era terrore puro. Poi era andato a fare il pisolino del pomeriggio.</p>
<p>Tremante, si era chiusa in bagno, aveva chiamato un taxi, aveva indossato il cappotto e preso la borsa. Col cuore in gola e in punta di piedi era uscita accostando soltanto la porta per non far rumore.</p>
<p>Il taxi era arrivato subito, per fortuna. Scendendo le scale aveva un solo pensiero: telefonare ai figli&#8230; Ma a quale figlio avrebbe telefonato per primo?</p>
<p>Disse al tassista: -Mi porti in stazione, faccia presto! &#8211;</p>
<p>Le dita tremavano, a stento riusciva a comporre il numero sul cellulare.</p>
<p>Si sarebbe rifugiata da uno di loro, da quello che abitava più lontano.</p>
<p>_</p>
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		<title>Oscar Wilde (11)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Oscar Wilde ]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Nov 2021 17:18:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Frasi celebri]]></category>
		<category><![CDATA[Degradazione]]></category>
		<category><![CDATA[esistenza]]></category>
		<category><![CDATA[falsità]]></category>
		<category><![CDATA[ipocrisia]]></category>
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					<description><![CDATA[Vi sono momenti in cui ci si trova nella necessità di scegliere fra il vivere la propria vita piena, intera, completa, o trascinare una falsa, vergognosa, degradante esistenza quale il mondo, nella sua grande ipocrisia, gli domanda. Oscar Wilde ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi sono momenti in cui ci si trova nella necessità di scegliere fra il vivere la propria vita piena, intera, completa, o trascinare una falsa, vergognosa, degradante esistenza quale il mondo, nella sua grande ipocrisia, gli domanda.</p>
<p><em>Oscar Wilde </em></p>
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