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Racconto di Enrica Carlo

(Pubblicazione 16 ottobre 2019)

 

Il letto che ricordo racconta un nome.  Lo leggevo a stento sulla targa di ottone apposta sul legno di noce d’Africa. “Carlo Zen “, uno dei più noti ebanisti degli anni venti-trenta. Raccontava quel nome, le sue escursioni nell’arte floreale. Conobbi Venere, la sua nascita scolpita sulla testiera. Trascorrevo il tempo nella spuma del mare tutto dorato, dove sfilavano onde ferme, nella percezione del momento di un’età incapace di tenere il passo a tanta bellezza. Inafferrabili erano le sensazioni che pur alimentavano la mia fantasia. Venere, tra onde e peonie scolpite da mano sapiente. Era un territorio che andavo esplorando giorno per giorno a piccoli passi. “Carlo Zen “L’unico nome che raccontava il letto, dove appresi che quel letto desiderava scoprirsi al mio inconscio di bimba, per portarmi alle soglie della coscienza artistica, ma questo lo scoprii molto tempo dopo.

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