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Racconto di Simona Franchini

(5 gennaio 2021)

 

 

 

Le calze erano sformate, avevano subito molti lavaggi a mano da parte di donne chine su lavatoi all’aperto. Il tessuto era di una lana grezza e un po’ ruvida al tatto. Erano calze con dei piccoli pallini bianchi attaccati alla trama e, a suo tempo, erano state le fedeli compagne degli inverni gelidi senza termosifone.

Ogni anno la mamma le tirava fuori il 5 gennaio e diceva a Matilde:

«Sei pronta per appenderle al camino?»

La bimba le afferrava con le sue manine piccole dalla pelle morbida e delicata. Poi prendeva una sedia e le appoggiava lì sopra, davanti allo scoppiettio del fuoco, distese, sempre attenta che fossero ben posizionate. Rimaneva lì in contemplazione, come un credente devoto davanti ad una reliquia.

Il 5 gennaio Matilde andava a dormire presto, perché sapeva che, la mattina successiva, si sarebbe alzata all’alba per aprire i regali che la Befana le aveva portato. Se la immaginava sempre prima di chiudere gli occhi: il fazzoletto in testa, la scopa di saggina un pò consunta, scarpe grandi e logore, il vestito rattoppato, lo scialle con le frange, i capelli bianchi, il naso grande ed un pò ingobbito.

Sperava nel carbone dolce, i mandarini, le caramelle e le cioccolate. Quest’anno avrebbe voluto tanto anche una bambola, ma chissà se era stata abbastanza brava per meritarla.

In cuor suo avrebbe voluto incontrarla, per ringraziarla e darle un abbraccio; ma la mamma le raccontava che era impossibile vederla, perché lei viaggiava velocissima sulla sua scopa e non aveva tempo di trattenersi, visto che doveva portare i doni a tutti i bambini del mondo.

Matilde, anche quella sera, chiese se il camino fosse libero e pulito. Infatti, si ricordava di un anno in cui un uccello aveva fatto il nido sopra la cappa ed avevano dovuto chiamare uno spazzacamino per toglierlo. La mamma la rassicurò e la mandò a letto.

La mattina, la bimba si svegliò ancora prima del solito. In punta di piedi si avvicinò al pianerottolo che dava sul soggiorno dove c’era il camino. Quello che intravide fu solamente un’ombra che usciva frettolosamente dalla porta.

Era rimasto nell’aria un odore di lavanda e si ricordò che anche sua nonna usava una profumazione simile.

Svuotò le calze che traboccavano di dolciumi e poi, accanto alla sedia, vide un pacco un pò grandicello, che evidentemente non stava nella calza. Avida di curiosità, lo scartò in fretta e trovò la bambola che da tanto tempo desiderava. Ebbra di felicità, fece per tornare in camera, ma scorse la nonna che le veniva incontro.

La bimba le saltò al collo e sentì l’inconfondibile odore di lavanda.

«Tu sei stata con lei, l’hai fatta uscire dalla porta e non mi sei venuta a chiamare, dimmi la verità!»

«Ti abbiamo chiamata tanto ma tu dormivi come un tasso.»

La bimba si rattristò per l’occasione persa, ma la nonna se la prese in braccio e Matilde si addormentò nel suo grembo, immaginandosi che proprio lei fosse la Befana.

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