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Racconto di Anna Maria Calò

(Seconda pubblicazione – 1 aprile 2020)

 

Stanotte, poi, tutta bianca. Sono una cinquantenne del sud, madre separata dal 2014 che, per motivi non più importanti, ha lasciato che i figli vivessero col padre. Adesso ho un nuovo compagno e dalla scorsa estate vivo con lui a casa sua, in un paese a venti minuti di macchina da quello dei miei ragazzi. Vi giuro che 20 minuti di strada non mi sono mai pesati e li ho percorsi anche quattro volte al giorno per andare da loro. Adesso è un po’ diverso, però! Anche se decreto mi consente di andarli a trovare, cerco lo stesso di cadenzare le visite perché nel mio piccolo sento di doverlo alla comunità. E, così, resto appesa ad un filo tutto il giorno. Il filo del telefono, ovviamente, che mi porto anche in bagno oramai.Linda ha 16 anni ed è la mia copia in tutto. Anche la mia inquietudine le ho trasmesso e, credetemi, non ne vado fiera. Cerco sempre di dissuaderla dal somigliarmi così tanto. Lei sembra essere quella tra i due che ha più bisogno di me, ma chi può dirlo con certezza di cosa ha bisogno un figlio.

Emiliano ha compiuto da qualche mese la maggiore età, è un bravo chitarrista. Studierà chitarra jazz in Olanda, se tutto va bene. La musica è la sua forza e di questo sì che vado fiera. Le nostre conversazioni telefoniche sono sempre state di servizio, funzionali e adesso non sono cambiate di molto. Credo abbia già spiccato il volo da tempo ormai.

Ho sempre saputo che i miei figli non mi appartenevano, ho rischiato tanto a lasciarli. Eppure, loro sono stati bravi abbastanza dal rendere fattibile una situazione atipica, lo siamo stati tutti.
So che questo tempo finirà, questi strani giorni ci lasceranno, lo so e non mi lamento. Ma, è più dura così e certe notti è davvero lunga!

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