Poesia di Eugenio Montale

 

Forse l’estate ha finito di vivere.

Si sono fatte rare anche le cicale.

Sentirne ancora una che scricchia è un tuffo nel sangue.

La crosta del mondo si chiude, com’era prevedibile

se prelude a uno scoppio. Era improbabile

anche l’uomo, si afferma. Per la consolazione

di non so chi, lassù alla lotteria

è stato estratto il numero che non usciva mai.

 

Ma non ci sarà scoppio. Basta il peggio

che è infinito per natura mentre

il meglio dura poco. La sibilla trimurtica

esorcizza la Moira insufflando

vita nei nati-morti. È morto solo

chi pensa alle cicale. Se non se n’è avveduto

il torto è suo.