Poesia di Antonella Furlanetto
Torno a casa e ti vedo dormire.
Non mi senti, non ti sveglio.
Il mio corpo abbandono silenzioso sul divano
E finalmente m’immergo, la mano stretta a Emily, fra le sue Cime.
Ma bruscamente torno.
Russi come un treno a vapore.
E sogni proprio lì, davanti a me, senza pietà.
Brontoli, ti muovi a scatti,
le palpebre piccole onde che il mare solleva.
Hai un altro odore adesso.
Di chiuso.
Sembri truccato con la neve.
Rinvieni, cigoli e mi guardi indeciso,
Gli occhi velati di azzurro.
Inizi le manovre per alzarti.
Posso vedere la colonna intera mentre t’ inarchi, ventre scavato.
Acre mi punge quel sapore dalla tua bocca.
Ti scrolli. Le tue quattro, filiformi leve, che ricordano un quadro di Dalì
Ti portano a me.
Invecchiati insieme, tu sette volte tanto.
Ma non hai mai litigato con lo specchio, coi vestiti, col sonno.
Stessa gioia di uscire, bere, pisciare, annusare.
Ormai sordo vedi a stento, il naso ti basta.
Ti basti, ti basto.
Vivi bene con quel che resta di te, senza pena su domani o nostalgia di ieri.
Non ti lamenti, né ti censuri.
Fammi leggere un po’ e, ti prometto, usciamo.
Sai Emily? vorrei invecchiare così, come un cane.
Ma sono un essere umano.
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