Poesia di Giovanni Battista Tessitore

 

Di quei borghi ritratti sospesi,
ne animano ancora le vestigia,
come festa d’uva che il villico pigia,
di acini che restano illesi.

Terrazzamenti e dimore pendenti,
saldi e ferrei al suolo restano,
come gabbiani che in alto si destano,
nell’etere sopra i continenti.

Scoscese in rapidi acclivi,
quasi lari di divinità romane,
se ne fanno d’essenza profane,
come nobili e pavidi schivi.

Soleggiate, ivi scolpite,
da sontuosa scenografia,
come sublime fotografia,
da speme mai sopite.

Magioni sì vaste, d’antichi signori,
o nidi d’amore d’umili famiglie,
unite in abbracci come conchiglie,
all’unison risuonano come cori.

Alloggi ospitali, protetti dal vento,
chiudete al nemico d’ingresso le porte,
come mura vetuste di prode roccaforte,
in ardimentoso e baldanzoso fermento.

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