Racconto di Carlo Cascone
(Prima pubblicazione)
In un mondo dove il virtuale ha cancellato il confine con la realtà, un’esistenza si dipana tra connessioni e schermi, fino a un addio che non ha il peso di un abbraccio.
Nel 2044, la famiglia Greco vive in un mondo in cui il virtuale ha lentamente preso il sopravvento sul reale. Il piccolo Luca, nato da poco, inizia ogni sua giornata con una dolce voce femminile sintetizzata: “Buongiorno, piccolo angioletto.” È l’automa domestico che veglia su di lui, sorridendo in modo impeccabile, mentre la madre è impegnata in una riunione virtuale e il padre verifica criptovalute nel metaverso.
Il cibo non manca mai: un sistema informatico monitora le scorte e, al primo segnale di esaurimento, ordina tutto il necessario. Poco dopo, un drone silenzioso lascia la spesa sul balcone. Nessuno ha bisogno di uscire, nessuno deve parlare con altri.
La sera, prima che il sonno lo avvolga, la dolce voce femminile sintetizzata racconta a Luca splendide favole, trasportandolo in un mondo fantastico dove draghi gentili e stelle danzanti illuminano i suoi sogni.
Luca cresce in un mondo dove i suoi professori sono ologrammi animati da intelligenze artificiali straordinariamente competenti. I loro insegnamenti sono perfetti, privi di errori, ma anche privi di calore. Nessuno chiede a Luca come sta o cosa sogna la notte.
A sedici anni, Luca desidera incontrare una ragazza. La cerca nella rete digitale e trova Aiko, una coetanea giapponese. I loro contatti diventano una relazione virtuale: videochiamate in alta definizione, esperienze simulate, e perfino un’intimità costruita tramite dispositivi sensoriali. Non si sono mai sfiorati, ma si giurano amore eterno attraverso uno schermo.
La vita di Luca si sviluppa tra schermi e connessioni. Dopo il fidanzamento virtuale con Aiko, si dedica agli studi universitari. Non ha mai messo piede in un’aula: si collega a una prestigiosa università virtuale, dove professori animati da intelligenze artificiali lo guidano con precisione. Il percorso è impeccabile, privo di errori e distrazioni.
Conclusi gli studi, Luca trova lavoro presso un’industria elettronica specializzata nella progettazione di satelliti per telecomunicazioni. Grazie a un casco per la realtà virtuale e a sofisticati sensori applicati al corpo, progetta e testa i suoi satelliti senza mai mettere piede in un laboratorio fisico. Nel mondo del lavoro, la distinzione tra colleghi umani e avatar gestiti da algoritmi si fa sempre più sfumata. Luca non sa chi tra loro respira realmente e chi è solo una presenza digitale, ma a lungo andare smette di chiederselo.
Gli anni passano e Luca e Aiko invecchiano insieme, seppur separati da migliaia di chilometri. Quando Aiko si ammala gravemente, Luca le resta accanto grazie alla realtà virtuale. Al suo fianco, nella forma di un’immagine olografica, le tiene la mano inesistente e guarda nei suoi occhi stanchi mentre la vita di lei si spegne. È un addio silenzioso, senza lacrime condivise, senza il calore di un abbraccio.
La morte di Aiko lascia un vuoto incolmabile. Luca vaga attraverso mondi virtuali, esplora luoghi lontani, cerca distrazioni in città ricostruite al pixel, ma ovunque vada, Aiko non c’è. La realtà virtuale, che un tempo aveva colmato ogni distanza, ora amplifica l’assenza.
Un anno dopo, i sensori diagnostici installati nella sua casa gli comunicano una grave malattia. Il sistema imposta una terapia e i farmaci arrivano, come sempre, con un drone sul balcone. Ma Luca ha perso il desiderio di lottare.
Una sera si sdraia nel suo letto, accerchiato dal silenzio. Il casco per la realtà virtuale è riposto su una mensola. Chiude gli occhi e sente che la sua vita è giunta alla fine. Un’ultima parola si fa strada tra le sue labbra: “Mamma…”
Nella stanza vuota, il sistema d’intelligenza domestico si attiva. Una voce femminile, gentile e familiare, risuona per l’ultima volta: “Buongiorno, piccolo angioletto.”
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