Racconto di Antonella Furlanetto
(Prima pubblicazione)
“Finalmente l’astronave Ultraclean 3000 è pronta! I miei laboratori l’hanno ideata, creata, messa a punto e testata. Non ci sono dubbi, avremo un’Europa pulita. Il nuovo anno 2035 inizierà in bellezza: strade, campi, spiagge… Tutto sarà ripulito da plastica, metallo, vetro e quanto inquina il nostro bellissimo continente. Parola di The Mask!”
L’oratore, nonché ultramiliardario sedicente filantropo e ambientalista, il volto nascosto da un passamontagna nero in pura seta, alto, massiccio, spalle larghe e ben aperte, sorride soddisfatto, annuisce con la testa e si unisce ai fragorosi applausi che la platea del Congresso Europeo per l’Ambiente gli riserva. I suoi occhi brillano d’orgoglio e sicumera.
“Come farà Ultraclean 3000 a riconoscere e aspirare solo i rifiuti? Non si rischia di aspirare anche altro? Automobili, persone?” azzarda un giornalista mentre lo strepito sta rientrando.
“La mia creazione sa perfettamente cosa aspirare: ciò che è stato gettato dove non dovrebbe. Una macchina parcheggiata correttamente, ad esempio, non viene riconosciuta come metallo. Idem per una lavatrice su un terrazzo di una casa. Prende tutto quello che trova fuori posto: materassi gettati sulle strade di campagna, televisori abbandonati sulle spiagge, plastica di ogni sorta. Riconosce benissimo gli esseri viventi, persone e animali. Tutto quanto ha un battito lo risparmia. Per ulteriore sicurezza verrà diffusa la notizia del coprifuoco, che avverrà dalle ore 7 alle ore 9,30 del 1° gennaio 2035. Tanto impiegherà Ultraclean 3000 a ripulire tutto. I cittadini resteranno nelle proprie case o comunque al chiuso. Alle 9,31 potranno varcare le proprie soglie e godere del mirabolante risultato! Tutto brillerà!” conclude risoluto.
“Come si farà a mantenere pulito, Signore?” pungola rapido un altro giornalista, prima che riparta il delirio.
“Ogni primo del mese, dalle 7 alle 9,30 GMT, Ultraclean 3000 navigherà nella stratosfera coprendo tutta l’Europa. Sfrutterà il fenomeno dell’inversione termica, grazie all’assorbimento dei raggi UV, e distruggerà tutto quanto aspirato. Per riatterrare vuota e pronta per il lavoro del mese successivo”.
E giù applausi scroscianti e grida di giubilo.
Scortato dalle sue guardie personali, tutte rigorosamente a volto coperto, più massicce e imponenti di lui, The Mask ringrazia unendo le mani al petto
e si congeda con passi ampi e decisi, muovendo su e giù la misteriosa testa.
Ore 6,59 GMT del 1° gennaio 2035. Silenzio totale ovunque, da Londra a Roma, da Oslo ad Atene.
I fedeli themaskiani hanno il cuore in gola, gli occhi vigili dietro i vetri delle finestre.
Gli scettici e i refrattari ai media di qualsivoglia natura dormono beati dopo i bagordi della notte.
Qualcuno di loro è sveglio e, per dileggio o ignoranza, è fuori. Chi a fumare, chi a scrollare le foto della notte sul telefono, chi a smaltire l’alcool.
Countdown: 3…2…1…Ultraclean 3000, già scalpitante nella stratosfera, parte a razzo seguendo una rotta di precisi cerchi concentrici e risucchia in un cono vorticoso di un centinaio di metri di diametro tutto il promesso.
Plastica di ogni tipo, materassi, mozziconi, bottiglie, barattoli. Persino carcasse di animali. I fedeli intravedono solo per un attimo lo strabiliante aspiratore celeste. Se ne stanno immobili, a bocca aperta, di fronte al miracolo purificatorio. Immaginano di vedere una sorta di ridda impazzita di rifiuti volare vorticosamente in cielo, attratta dall’aspiratore gigante. La sorpresa è invece il silenzio totale e, d’un tratto, il prodigio: i loro occhi roteano indagatori e non trovano più le buste di spazzatura, le cartacce, le bottiglie di platica, visti appena un istante prima.
E più le piazze, i prati, i campi, ritornano puliti, più salgono l’eccitazione e la gratitudine per il loro The Mask.
Al limitare di un borgo della Provenza, una coltivatrice di lavanda sbircia dalla tendina in pizzo che decora la finestra della cucina del suo casolare. Gli occhietti azzurri, stretti in una fessura, mettono a fuoco il suo campo. Quello dove ogni giorno litiga con le microplastiche aggrappate alla peluria delle foglie lanceolate della lavanda.
Strizza sempre più gli occhi, come a voler cogliere un ladro in flagrante.
Un battito di ciglia e, voilà, la distesa di lavanda di fronte a sé è di nuovo del suo colore naturale. Non ricordava più quei toni delicati di viola e l’argento riflettente delle foglie. Miracolo!
Dal capanno del suo lido attrezzato su una spiaggia poco distante da Xania, Creta, il gestore guarda fisso, innamorato e disilluso, la sua spiaggia. Le mani robuste e scure aperte sul vetro, come due ventose, la testa fissa nel mezzo. Pensa a voce alta “come farà a portar via tutta questa merda? Tanto qui devi passare, non ti mollo!”.
Arretra di un passo, le mani sudate cercano una sedia perché si sente mancare, quell’omone. Non capisce: linda, come nemmeno da piccolo aveva mai visto quella spiaggia. In un battito di ciglia, nessun rumore.
Tutto secondo il piano.
Dalla finestra sopra la sua scrivania, di un palazzetto romano Giovanni, studente di ingegneria nonché devoto dell’uomo col passamontagna di seta, sta guardando giù, sulla piazza dove di solito porta il suo cane.
Il cuore batte velocissimo quando scorge due ragazzi sulla panchina dove è solito studiare, quando il caldo ormai implacabile molla un po’.
Stanno parlando e ridono, forse ricordando la sera prima. Uno dei due mangia avido un hamburger rinsecchito, affondando denti e labbra tra la carta di una nota catena di fast food.
L’aspirante ingegnere prova a formulare un piano. Vuole avvertirli che sono in pericolo ma ha il terrore di venir risucchiato mentre fa l’eroe. Spalancare la finestra e urlare da sotto il tavolo non è un’opzione. Rischierebbe tutte le sue cose di pura plastica e metallo, la lampada Ikea, il telefono con tutta la cover, i suoi preziosi occhiali da vista. Un guizzo di concretezza e altruismo lo spinge a sbracciarsi, a dimenarsi come un forsennato dietro al vetro. Ma nulla, non lo vedono. Continua nervosamente a pensare e, d’un tratto, ancora sbracciandosi, non li vede più. Spariti, aspirati. In silenzio.
Alle ore 9,31 GMT Giovanni ha solo la forza di accendere il laptop. È ancora una statua di cera quando sui suoi occhi sbarrati e asciutti si riflette la notizia, due righe, caratteri maiuscoli:
OPERAZIONE CONCLUSA. POTETE USCIRE.
QUALCUNO È STATO ASPIRATO. AVEVA MANGIATO TROPPA PLASTICA.
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