Racconto di Fabio Losacco
(Settima pubblicazione)
Alfredo entrò in casa spingendo la porta e reggendo a fatica le borse della spesa.
“Perché compro sempre più del necessario quando vado al supermarket?” si chiedeva sempre ma anche quello era uno dei tanti misteri dell’universo, come “c’è vita oltre la vita?”
Lisa gli venne incontro esibendo un sorriso che lui ricambiò.
“Ciao. Hai fatto presto.”
“Ma come fa a rimanere così bella” pensò ma non ritenne opportuno dirglielo. Meglio evitare i troppi complimenti con le donne.
Lui, invece, era invecchiato e pure molto. Se ne rendeva, tristemente, conto quando si vedeva riflesso allo specchio dopo essersi fatto la doccia, sempre che si ricordasse di inforcare gli occhiali, visto che fin da giovane era cieco come una talpa.
“Ma quanta roba hai preso!? Esageri sempre!”
Ora anche lei gli rigirava il coltello nella piaga ma, in fondo, non gli dispiacevano affatto quei piccoli, semplici rimproveri.
“Quando ci sono le offerte è meglio approfittarne, non credi?” si giustificò, sapendo bene di mentire. A lui non poteva fregar di meno delle offerte speciali e non perdeva certo tempo a controllare i prezzi, limitandosi a comprare quello che più gli piaceva e che solleticava la sua golosa fantasia. Niente di più e niente di meno.
“Vuoi una mano a mettere a posto?” chiese lei, ma Alfredo scosse il capo.
“Non importa, ci penso io che sono più ordinato!”
Lisa per un attimo rimase interdetta dalla frase di suo marito. Non era mai stata una donna disordinata piuttosto, al contrario, una vera maniaca dell’ordine ma in quel momento non aveva senso discuterne.
Lui intanto si era messo, con la massima cura, a distribuire la spesa all’interno del frigo e degli scaffali.
“Se le cose le metti bene, poi ci sta tutto!” le disse mentre, messosi chino, impilava buste e pacchetti.
Stando piegato così però, faceva davvero troppa fatica.
Era, infatti, da diverso tempo che respirava con molta difficoltà, al punto che il dottore gli aveva prescritto l’ossigeno da usare quando usciva o faceva qualche sforzo.
Lui però non lo portava mai con sé perché quello stupido carrellino con la bombola e i tubicini lo faceva sentire ancora più vecchio di quanto fosse in realtà.
Adesso però vecchio lo era veramente e se ne rendeva conto ancora di più quando si confrontava con Lisa, sua moglie, che invece era sempre così bella. Del resto lei era molto più giovane e, quindi, non c’era niente di cui meravigliarsi.
“Non ti devi affaticare” gli disse passandogli una mano sulla testa dove pochi capelli, completamente bianchi, facevano il possibile per mantenere la posizione.
“Ce la faccio benissimo, Lisa. Non devi preoccuparti per me!”
Invece non era vero. Lui non ce la faceva per nulla e ogni giorno sentiva come le cose andassero sempre peggio. Anche quell’idiota del suo medico, stringendosi nelle spalle, glielo aveva fatto capire di essere in vista del capolinea e, certamente, proprio per quel motivo Lisa, che lo aveva lasciato tanto tempo prima, era tornata per stargli vicino.
Possibile che fosse proprio così? Se lo chiedeva spesso e anche se il suo amore per lei non era mai cessato, non credeva possibile che la donna avesse mantenuto lo stesso sentimento nei suoi confronti per così tanto tempo.
“Forse le faccio pena” si ripeteva di frequente ma poi preferiva lasciare perdere e godersi quel poco che gli rimaneva, senza pensare troppo.
“Dovresti riposarti un po’, sei bianco come uno straccio.”
Aveva ragione. Era pallido e respirava con sempre maggiore difficoltà. Del resto uno dei suoi polmoni se lo era allegramente smangiucchiato il cancro mentre l’altro era ridotto al quaranta per cento con probabili prospettive al ribasso.
“Sai che facciamo ora? Andiamo sul divano e ci guardiamo un bel film assieme. Ti va? Tu però prima ti metti l’ossigeno e ti copri le gambe con il plaid, va bene?”
Mentre gli parlava sorrise e Alfredo non era mai stato capace di resisterle quando sorrideva.
E nemmeno quando lo guardava.
E neanche ai suoi baci.
Purtroppo erano tutte storie di tanto tempo fa.
Fece come lei gli aveva chiesto e si accomodarono sul divano cercando un film che potesse piacere a tutti e due. In realtà bastava che piacesse a lei e anche lui sarebbe stato soddisfatto.
Come era sempre avvenuto.
“Mi rimane poco sai Lisa?”
Lei lo accarezzò di nuovo.
“Non devi dire così. A volte il diavolo sa essere meno brutto di come lo si dipinge, sai?”
“Questa volta invece è vero. Lo sento.”
Lei gli diede un bacio leggero che a lui sembrò bellissimo, poi il film iniziò e lo guardarono in silenzio, stretti l’uno all’altra.
2
“Buon giorno Alfredo! Ma non fa un po’ troppo freddo per venire qui a quest’ora?”
“Ciao Leonardo. Che vuoi che sia il freddo. Poi non mi piace quando questo posto si riempie. A volte ho la sensazione che la gente ci venga come farebbe in un centro commerciale.”
Il fioraio fece cenno di sì con la testa. Il vecchio Alfredo aveva ragione e anche lui pensava la stessa cosa, ma aveva molto da fare e non voleva sprecare tempo per incentivare quella conversazione.
“Prendi il solito?”
“Perché mai dovrei cambiare?”
Già, perché avrebbe dovuto cambiare? I cambiamenti non erano mai stati il suo forte nemmeno da giovane figurarsi adesso che i 90 erano in vista.
Anche se non ci sarebbe arrivato.
“Una bella rosa rossa allora. Come tutte le settimane. Te la metto in conto?”
Lui scosse il capo con decisione.
“No. Niente più conti. Anzi, oggi voglio pagare tutto il mio debito rimasto.”
Il fioraio lo guardò stupito. Da sempre Alfredo aveva saldato il proprio conto ogni fine del mese, puntuale e preciso come un orologio svizzero e come quasi tutti quelli della sua obsoleta generazione.
“Vuoi cambiare fornitore allora?” gli chiese scherzando, forse non del tutto perché si era affezionato a quel vecchio cliente un po’ brontolone ma con negli occhi la luce di un animo buono che nemmeno una vita sfortunata era riuscita a spegnere.
“Non ci penso nemmeno ma ho iniziato il mio ultimo chilometro e non voglio che ci sia nessuno che abbia qualcosa da reclamare da me quando me ne sarò andato.”
Leonardo non rispose, limitandosi a prendere la banconota che Alfredo gli porgeva e fare il resto.
Forse il vecchio Alfredo aveva ragione. Era malandato e anche senza essere un clinico ci voleva poco a capire come la vita ora gli stesse sfuggendo via velocemente e alla sua età era logico che ne avesse la piena consapevolezza.
Alfredo prese, quindi. la rosa e si avviò all’interno. Conosceva quel posto così bene che avrebbe potuto girarlo anche tenendo la testa dentro a un sacco ma ogni volta che ci passeggiava gli pareva di scoprire sempre qualche nuovo particolare.
Quando arrivò a destinazione, sostituì il fiore vecchio di una settimana ormai avvizzito con quello nuovo, poi andò a prendere un po’ di acqua dal fontanello con cui riempì il piccolo vaso.
Infine, con uno straccio che si era portato da casa, lucidò il marmo della lapide e la fotografia dove, subito dopo, depose un piccolo bacio.
“Ero venuta proprio bene qui, vero? Hai fatto bene a scegliere quella foto” disse Lisa.
Lui si voltò e le sorrise.
“Qui eri davvero bellissima. Ti ricordi dove l’abbiamo fatta?”
“Certo. Eravamo sulla neve a passare le feste di Natale. Fu una settimana bellissima.”
“Fu la nostra ultima vacanza” disse Alfredo e i suoi occhi si velarono di nostalgia e lacrime.
Lisa non rispose, perché non c’era proprio nulla da dire.
“Perché sei venuta fin qui? Potevi aspettarmi a casa” le disse poi.
“Sono venuta perché voglio passare con te più tempo possibile.”
Lui le prese la mano e la senti calda e morbida come quando erano giovani e pensò che tra poco sarebbero stati davvero di nuovo assieme.
Finalmente.
“Torni in macchina con me allora?”
“Certo. Torniamo assieme.”
“Sai, non sono più abituato ad avere qualcuno accanto mentre guido.”
Sempre tenendosi per mano si avviarono all’uscita.
“Ciao Leonardo. Alla prossima!” disse salutando il fioraio che rispose con un gesto della mano.
Nessuno invece salutò Lisa, perché solo Alfredo poteva vederla.
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