Racconto di Doris Bellomusto

(Sesta pubblicazione)

 

 

Astuta, dice Ulisse che io sono astuta. Sarà vero.

Sarà vero perché senza astuzia non sarei qui a prendere tempo. Il tempo non lo perdo io, ogni giorno prendo il tempo che non vivo e lo metto da parte. Trattengo il tempo nei dettagli più minuti, nelle foglie nuove delle mie rose, nel lievito che diventa pane, fra i miei capelli grigi.

Ho imparato l’arte di nascondere il tempo aspettando Ulisse. L’ho aspettato a lungo e ora che è tornato ho il cuore pieno di tempo da vivere. Sono astuta, ho nascosto i secondi, i minuti, le ore fra parole e gesti di poca importanza, perché nessuno, scorgendoli, me li potesse rubare. Ho nascosto frammenti di tempo minuscoli, come le fossette che ho intorno alla bocca, le rughe intorno agli occhi, le insofferenze, le smagliature sul seno, il neo sul mento. Ha ragione Ulisse, sono astuta.

Eccolo che arriva, vorrà sapere cosa faccio, come sto, crede che a parlarsi si possano accorciare gli anni trascorsi senza sapere niente l’uno dell’altra.

– Penelope, che fai?

– Mi godo le cose che ho, tutte le cose intorno.

– E che umori ti smuovono cuore e viscere?

– La noia, l’appartenenza, la gratitudine, la gioia consueta delle abitudini, il senso di protezione che mi dà il mio perimetro. Si mescolano tante cose, in mezzo a tanto caos.

– E di me che adesso sono qui?

– E che penso di te che adesso sei qui?

– Penso che è bella la tua presenza, ma è rara e come una cosa rara io ti voglio trattare. Penso che non ti voglio trattenere, che se tu fossi stato presente io non sarei diventata Penelope.

– Ma perché hai questo sguardo?

– Non lo so. Mi manca l’attesa di te che alimentava il mio tempo.

– Non ti nutre la mia presenza?

– Non la so assaporare, non la so masticare, digerisco in fretta il tempo e tutto diventa passato prima che io me ne sia accorta.

L’ attesa di te mi proiettava al di là del presente e dilatava i confini dei giorni e delle stagioni.

Mi sembrava di non invecchiare con tutto quel mare negli occhi, così vuoto di navi e pieno di speranza.

– E adesso? Adesso tu mi porti in dono tutto quel tempo e di colpo invecchio e mi sembra vicina la fine di un amore che non è iniziato mai.

– E che si può fare?

– L’amore, si può fare l’amore, senza perdere altro tempo.

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