Racconto di Ileana Collini

(Seconda pubblicazione)

 

Il vento è gelido sul ponte di Avignone. A scacciare le malinconie di un anno che, per me, e per molti altri, è stato pesante, si preparano sulle sue rive i fuochi d’artificio. Il fiume scorre e osserva pensoso una città in piena euforia natalizia.

Col calare della sera i turisti si scatenano in selfie con Babbi Natale, renne ed elfi sfolgoranti di led.

Ma basta girare un angolo e negli androni spuntano fagotti di stracci. Qualcuno tende una mano. I passanti… passano, il turista… non vede. Una moneta vergognosa si posa nella mano.

 

È la vigilia di Natale. Vaghiamo leggendo menù e sbirciando gli interni dei locali. I camerieri aprono le porte, invitano a entrare e godere dell’ospitalità. Annusiamo l’aria pregustando zuppa di cipolle e crêpes.

L’uomo è alto, il viso smagrito. Il cappotto nero doma le lucciole natalizie della via. Sfila tra i passanti con leggerezza e tiene stretta una borsa di panno. Ci viene incontro e ci sorride. Lo conosciamo? Certamente no. Ci ha sentiti parlare italiano e ci saluta in italiano, ci dà consigli sui ristoranti. Ha un impegno – dice – ma più tardi andrà anche lui al ristorante. Indugia.

Vedo i bordi sdruciti delle maniche del suo cappotto. L’intuizione di un attimo e lo invitiamo a cenare con noi. Accetta, subito.

Il suo italiano è amabile e raffinato e ci apre visioni di sale da concerto di un tempo che fu, quando suonava il violino nell’orchestra del teatro della città. Le sue mani affilate vibrano in aria nel raccontare. Lo ascoltiamo in silenzio, senza domandare, e godiamo della sua compagnia.

A fine serata è il momento del congedo. Nessuna parola di troppo. Forse, a tutti noi, gli occhi luccicano un po’, e non solo per le luminarie. Mentre si allontana sento il tintinnare delle monetine nella borsa di panno: il raccolto della giornata. Sul ponte di Avignone i fuochi sono ormai spenti. L’umidità e la nebbia si infittiscono. Il cappotto nero svanisce.

Notte magica di Natale, forse solo immaginazione.